Style Perché la storia di Alberto Tomba continua ad affascinarci
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Perché la storia di Alberto Tomba continua ad affascinarci

Napapijri, che condivide con Tomba l’anno di nascita (1987) e lo spirito pionieristico, firma così un progetto che va oltre il branded content
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Anna Frattini

C’è un momento in cui la leggenda smette di essere solo una statua da ammirare e diventa carne, voce, sguardo. Quel momento dura 12 minuti ed è 1.14 – An Alberto Tomba Story, il cortometraggio prodotto da Napapijri che racconta Alberto Tomba come nessuno aveva mai fatto prima.

Presentato fuori concorso al Milano Film Fest venerdì scorso, il film non è un omaggio nostalgico né una cronaca gloriosa: è un viaggio intimo, quasi domestico, tra i silenzi di una villa emiliana e il frastuono lontano di una carriera fuori scala. Il titolo fa riferimento a un numero apparentemente semplice: 1.14 secondi. Il vantaggio che Tomba mise tra sé e il resto del mondo nella prima manche dello slalom gigante alle Olimpiadi di Calgary nel 1988. Ma anche, metaforicamente, la distanza incolmabile tra lui e chiunque altro.

alberto tomba

Non c’è retorica, né glorificazione. Solo uno sguardo lucido e affettuoso che si muove tra l’archivio e la confessione, tra l’icona e l’uomo. In un’epoca in cui la narrazione sportiva è spesso urlata e confezionata per i social, 1.14 è un’opera che sceglie la sottrazione. Tomba non è più solo il campione dagli sci infallibili, ma un uomo che dice di essere “condannato a vincere”, e in quella frase si leggono le crepe dietro la maschera dorata.

Il cortometraggio è diretto con una delicatezza quasi sartoriale: la fotografia gioca con le ombre e i colori desaturati, le musiche si adagiano ai respiri e ai ricordi, e le immagini di repertorio si intrecciano con nuove interviste che non inseguono la notizia, ma la verità.

È raro vedere un cortometraggio sportivo che riesce a parlare tanto di sci quanto di solitudine. Di medaglie quanto di malinconia. Ma Tomba, con il suo carisma ruvido e disarmante, si presta a questo racconto come fosse sempre stato lì, in attesa che qualcuno lo guardasse davvero. E forse è proprio questo il punto: 1.14 non celebra l’eroe. Lo umanizza. E nel farlo, lo rende eterno.

Courtesy of Spaghetti Digitali & Napapijri

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Scritto da Anna Frattini

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