Alchemist, il ristorante dove una cena diventa uno spettacolo

Alchemist, il ristorante dove una cena diventa uno spettacolo

Giulia Guido · 2 mesi fa · Design

Se non si aggiudica il primo posto, l’Alchemist di Copenaghen rientra di sicuro nella top ten dei ristoranti più belli al mondo. Progettato dagli interior designer dello Studio Duncalf, l’Alchemist non è un semplice posto dove andare a mangiare il sabato sera, ma è un luogo che offre una vera e propria esperienza culinaria e di vita. Vi basti sapere che una cena è composta da 50 portate e dura 6 ore. 

Da fuori, ad accogliere i commensali è un edificio che, una volta, ospitava un laboratorio nautico, mentre appena entrati dalla possente porta in bronzo, si ritroveranno in un corridoio decorato con opere di differenti artisti, creano un luogo colorato e coinvolgente. 

Una volta superata questa galleria ci si ritroverà nell’area centrale e più spettacolare dell’Alchemist, ovvero la sala coperta da una cupola di 18 metri di diametro su cui vengono proiettate immagini che creano un’atmosfera calma e intima, come un cielo stellato o delle meduse che nuotano nel mare. 

Alchemist Studio Duncalf | Collater.al

Su un intero lato della sala si affaccia una cucina a vista, che permette ai clienti seduti al tavolo di ammirare gli chef all’opera. Mentre un intero lato del ristornate altro 3 piani è completamente coperto da una cantina in vetro, che collega i tre livelli della struttura. 

L’esperienza gastronomica non finisce qui, perché sopra alla cupola è stata creata una zona bar. 

Scopri la bellezza di Alchemist nella nostra gallery e nel video che trovi qui sotto.

Alchemist Studio Duncalf | Collater.al
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Alchemist, il ristorante dove una cena diventa uno spettacolo
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Twine, quando scultura e architettura si incontrano

Twine, quando scultura e architettura si incontrano

Giulia Guido · 2 mesi fa · Design

Si chiama Twine l’ultimo progetto firmato dall’architetto e progettista Antony Gibbon in cui la scultura si mette al servizio dell’architettura e viceversa. Si tratta di un tipo di abitazione i cui spazi interi ed esterni vengono creati da due immense superfici in pietra parallele che, appoggiate al suolo, si attorcigliano su loro stesse. Quando queste due strisce di pietra si toccano, inevitabilmente formano degli spazi coperti.

Due di questi sono stati chiusi con delle vetrate: uno pensato per la zona giorno che ospita un’area lounge e una cucina, il secondo adibito a zona notte con una camera da letto e un bagno. 

Il terzo, invece, rimane aperto e al centro degli altri due, e ospita una seduta circolare incassata nella roccia con al centro uno spazio pensato per un falò. 

Twine è un’enorme scultura abitabile che, nonostante il suo aspetto monumentale e solido, non rovina il paesaggio, anni ne segue le forme. 

Scopri gli altri progetti di Antony Gibbon sul suo sito e nella nostra gallery le immagini di Twine. 

antony gibbon twine | Collater.al
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Twine, quando scultura e architettura si incontrano
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Twine, quando scultura e architettura si incontrano
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Cocoon Cottage, una casa da sogno negli Hamptons

Cocoon Cottage, una casa da sogno negli Hamptons

Giulia Guido · 2 mesi fa · Design

Nina Edwards Anker è un architetto, scrittrice, professoressa, designer e direttrice del Nea Studio. Tra i suoi progetti spicca quello della sua casa privata negli Hamptons, il Cocoon Cottage, un’abitazione in cui convivono due anime e due stili. 

La casa ha una pianta a L con gli angoli arrotondati e la parte concava, ovvero quella esterna si affaccia a nord, mentre a parte convessa, ovvero quella interna si affaccia, oltre che sul giardino, a sud. 

La facciata esterna è interamente rivestita di standole di cedro, conferendo alla casa un aspetto intimo e privato, al contrario della facciata interna, che è formata completamente da una vetrata che permette di sfruttare a pieno tutte le ore di luce. Inoltre, i raggi del sole entrano anche attraverso un lucernario formato da vetrate colorate che vanno dal giallo, sopra il soggiorno, per arrivare al rosso, sopra alla camera da letto. Le nuance scelte si rifanno alla teoria del colore di Goethe, adottata anche dal pittore William Turner nei suoi dipinti. 

All’interno si ritrovano le pareti e il soffitto arrotondati che danno l’impressione di avvolgere le persone all’interno e l’arredo e i colori sono stati scelti tutti su toni chiari, per aprire otticamente ancora di più lo spazio. 

nina edwards anker cocoon cottage nea studio | Collater.al
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Cocoon Cottage, una casa da sogno negli Hamptons
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Cocoon Cottage, una casa da sogno negli Hamptons
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Project Ö, il sogno autosufficiente di Aleksi Hautamaki e Milla Selkimaki

Project Ö, il sogno autosufficiente di Aleksi Hautamaki e Milla Selkimaki

Giulia Guido · 2 mesi fa · Design

Aleksi Hautamaki e Milla Selkimaki sono una coppia di designer finlandesi che, con il loro progetto chiamato Project Ö, hanno dato vita a un piccolo paradiso autosufficiente. Sulla loro isola situata ai margini del Parco Nazionale dell’Arcipelago finlandese, la coppia ha costruito un’abitazione, formata da due strutture, completamente autonoma. Posizionata su una piattaforma in legno, la casa, oltre a ospitare i normali spazi abitativi come le camere, il bagno, la cucina e il salotto, comprende anche una sauna e un laboratorio e può ospitare fino a 10 persone.  

Vista la posizione dell’abitazione, la struttura il legno è intervallata da enormi vetrate che permettono di avere una visuale quasi di 180° sul mare da una parte e sull’interno dell’isola dall’altra. 

Aleksi Hautamaki e Milla Selkimaki hanno voluto dare agli spazi esterni la stessa importanza di quelli interni, creando dei porticati intorno alle due strutture e creando degli spazi coperti al centro di ciascuna struttura, che permettono di trascorrere all’aperto le sere d’estate e avere sempre la possibilità di vedere cosa succede dentro casa. 

Tenendo conto di tutti gli ambienti è affascinante scoprire che l’intero Project Ö è alimentato grazie ai pannelli solari posti sul tetto e l’acqua che arriva ai servizi igienici e ai lavandini è quella del mare, ma filtrata. 

Per quanto riguarda la produzione di calore, sia per scaldare l’acqua si per il sistema di riscaldamento, è interamente collegato alla stufa della sauna. 

L’intero progetto di Project Ö si sposa perfettamente con il luogo in cui è stato realizzato, rappresentando l’idea di un futuro completamente ecosostenibile e con il minimo impatto sulla natura. 

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Project Ö, il sogno autosufficiente di Aleksi Hautamaki e Milla Selkimaki
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Behzad Nohoseini e le sue grafiche

Behzad Nohoseini e le sue grafiche

Giulia Guido · 2 mesi fa · Design

Non molto tempo fa abbiamo parlato di Behzad Nohoseini e delle sue serie di grafiche che trasformavano e giocavano con i nomi dei film e le loro trame. Torniamo a parlarne perché l’ultimo progetto pubblicato dal graphic designer iraniano sul suo profilo Instagram ha attirato più di altri la nostra attenzione. 

Behzad prende spunto dal “I’m not a robot” checkbox, quella casella che a volte ci appare quando inseriamo una password o ci iscriviamo a qualche sito internet. L’obiettivo di queste caselle è di controllare che l’utente non sia una macchina, ma una persona in carne e ossa. Molte volte, però, non basta un click. Spesso ci troviamo davanti un quesito: il sistema ci chiede di riconoscere biciclette, semafori, macchine in una griglia di nove immagini. 

Behzad Nohoseini ricrea esattamente queste griglie, ma i quesiti che pone ai suoi follower sono strettamente legati alle problematiche ambientali. Ad esempio, sopra la fotografia di un orso polare al centro di decine di piccoli pezzi di ghiaccio che si sciolgono ci viene chiesto di selezionare i quadrati dove compare un iceberg. 

Per ora questa serie conta solo 4 grafiche, noi speriamo che Behzad Nohoseini ne abbia altre in serbo. 

Behzad Nohoseini | Collater.al
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Behzad Nohoseini e le sue grafiche
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