Design Alessandro Capozzo e la poesia del codice alla Milano Digital Week
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Alessandro Capozzo e la poesia del codice alla Milano Digital Week

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Collater.al Contributors

Alla Milano Digital Week di quest’anno (in città fino a domenica 5 ottobre), tra i protagonisti del Padiglione Chiaravalle, c’è anche Alessandro Capozzo, artista digitale che da anni indaga la relazione tra codice, linguaggio e immaginario. Il suo lavoro si muove lungo il confine tra l’astrazione algoritmica e il rumore dell’imperfezione, laddove la tecnologia smette di essere trasparente per diventare poetica.

Per l’occasione Capozzo presenta due installazioni che dialogano a distanza di tempo, accomunate dal tema dello spazio come elemento immaginario. In M0t3tu5 (2019) il testo è generato da una rete neurale appositamente addestrata, capace di produrre sequenze che oscillano tra familiarità e alienazione. In Rosetta (2024), invece, la micronarrazione che sorregge l’opera è stata scritta dall’autore stesso, quasi a riprendere il controllo di un linguaggio che in passato aveva consegnato alla macchina. È un gesto che apre a una riflessione più ampia: a volte le tecnologie sono più interessanti quando falliscono, e può essere altrettanto necessario metterle da parte, senza rimpianti.

Alessandro Capozzo

Inserite nel programma Stupor Mundi, le installazioni di Capozzo trasformano il Padiglione Chiaravalle in un luogo sospeso tra digitale e reale, tra automatismo e scrittura autoriale. Uno spazio che invita il pubblico a esplorare non solo le potenzialità della tecnologia, ma anche i suoi limiti, ricordando che è proprio nell’imperfezione che può nascere lo stupore.

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Scritto da Collater.al Contributors

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