Che DON’T BE DUMB, il nuovo album di A$AP Rocky, sarebbe arrivato con il contributo di Tim Burton lo sapevamo già. Ma con l’uscita del videoclip di WHISKEY / BLACK DEMARCO questo crossover inusuale entra nel vivo e sembra dare adito anche a molte voci sull’arrivo di un film. E se riavvolgiamo il nastro e torniamo a qualche settimana fa, quando A$AP Rocky ha presentato la cover che annunciava in parte la partnership con il regista, vediamo un cartello di divieto piazzato a mo’ di collage davanti all’idea stessa di album rap. Il titolo barrato, ripetuto, mentre intorno una folla di versioni di A$AP Rocky prende forma. Figure deformate e sguardi sbilanciati che si moltiplicano. Non sembrava essere una scelta estetica fine a se stessa, ma qualcosa di intenzionale: qui non c’è un protagonista unico ma molti personaggi combinati.
La collaborazione con Burton funziona proprio perché non è decorativa. Non è solo una firma di prestigio ma un cambio di rotta, se vogliamo più intellettualmente impegnato. Burton costruisce da sempre mondi in cui l’identità è instabile, frammentata, e Rocky lavora su quella stessa idea da anni: rapper, icona fashion, figura mediatica che vive di trasformazioni continue. DON’T BE DUMB è il punto in cui queste due visioni si sovrappongono senza annullarsi.

Questa logica diventa esplicita nel video di WHISKEY / BLACK DEMARCO, più vicino a un cortometraggio che ai video clip per come li conosciamo. Burton entra in scena e dà il via al racconto, liberando sei personaggi illustrati che iniziano a muoversi per New York come se fossero fuori posto, troppo artificiali per stare dentro la realtà. Non sono creature casuali, ma alter ego di Rocky: maschere che rappresentano fasi, attitudini, posture diverse della sua carriera.

GR1M, MR. MAYERS, RUGAHAND, BABUSHKA BOI, DUMMY e SHIRTHEAD convivono nello stesso spazio senza gerarchie, come se Rocky osservasse la propria mitologia dall’esterno e decidesse di lasciarla andare. È un caos controllato, teatrale, volutamente artificiale. Burton porta il suo immaginario fatto di humour nero e linee nervose, Rocky lo usa come lente per rileggere se stesso.

DON’T BE DUMB funziona perché tratta l’estetica come struttura narrativa. L’immagine non accompagna la musica, la precede e la condiziona. La copertina è l’incipit, il video è il centro del racconto, i personaggi sono indizi di un universo più ampio. A$AP Rocky sembra quindi andare in controtendenza e Burton riesce ad adattarsi al mondo del rapper spingendolo fuori asse, ma nel modo giusto.

