Gli autoritratti ricamati dell’artista Juana Gòmez

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9 marzo 2018

L'artista Juana Gòmez ritrae se stessa ricamando gli elementi più nascosti del suo corpo per collegare il mondo esterno con quello interno.

Quando andavo a scuola c’era un professore che mi diceva sempre “Tu guardi questo 5 nella versione come se fosse la tragedia più grande della tua vita, un giorno sarai lontana da qui e ti sembrerà tutta una sciocchezza”. Non gli credevo.

Ci sono tanti modi per ridimensionare le cose e i principali sono due: allontanarsi tanto e avvicinarsi molto.

No, non vi sto per fare un discorso su quanto siamo piccoli in questa galassia, su quanto le nostre vite possano sembrare insignificanti agli occhi della storia del mondo. No, dai, è banale. Un 5 in greco è meno importante se ormai ti sei diplomata dieci anni fa, fin qui ci siamo tutti; nemmeno sta volta ho scoperto una cosa nuova, accidenti!

Ma se quel giorno di 10 anni fa io quel 5 lo avessi scandagliato davvero. Lo avessi preso per quello che era: un 5 segnato su un foglio. Un numero sopra un cazzo di foglio. Un segno di inchiostro marcato da una penna a sfera sopra un pezzo di cellulosa compressa. Così piccolo e così importante. Così insignificante e così significativo.

L’artista Juana Gòmez prende il suo corpo e lo analizza fino in fondo. Ne ritrae le vene, le ossa, i nervi. Lo prende e lo guarda per quello che è davvero. Ne fa quello che io avrei dovuto fare con quel 5 in greco.
Te lo sbatte in faccia e ti dice di ricordarti che tu sei quella roba lì, che hai qualcosa in comune con le foglie, gli alberi, il traffico, internet e altre cose che hai costruito o che c’erano prima di te. Che sei linee punti, cerchi, segni, strisce, sei piccolo e bellissimo e somigli a tutto il mondo.

Che poi alla fine un 5… basta che prendi un 7 e lo recuperi anche.

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