Quando già a metà degli anni Settanta Pier Paolo Pasolini affermava che nella spirale dei consumi basata sui bisogni, artificiosamente creati, vi era un meccanismo che stritolava culture e valori differenziati da secoli e che ciò rendesse gli esseri umani identici e interscambiabili in un processo di omologazione, non poteva immaginare che a quasi quarant’anni di distanza prendesse forma un movimento che si impegnasse contro gli stereotipi promossi dai mezzi di comunicazione di massa e contro l’idea delle nuove generazioni intese come target.
E’ proprio di questo che si occupa il movimento BYM (Be Yourself Movement), il gruppo, nato online a Milano, creato per resistere con ingegno e sudore all’inquinamento pubblicitario a cui siamo sottoposti. Il loro Manifesto, infatti, ci dice che, in modo sempre più invasivo e arrogante, veniamo ogni giorno bombardati da messaggi il cui unico scopo è quello di imporre un pensiero collettivo unitario di come essere, apparire e vivere. Ogni angolo delle nostre città ha qualcosa da dirci. Tentano di persuaderci gridando dall’alto dei “6×3” cosa dovremmo possedere per essere socialmente accettati.
Armati di bombolette spray, carta e colla, alcuni militanti del BYM hanno organizzato un raid nelle metro milanesi e con collage e scritte hanno trasformato completamente il senso dei messaggi pubblicitari, rivendicando il diritto a una pubblicità diversa, e soprattutto, a essere se stessi.
SII TE STESSO, VANNE FIERO.
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