Entrare in Mater è come attraversare una soglia e ritrovarsi in un luogo in cui le immagini sembrano prendere vita, gli oggetti cambiano significato e la percezione della realtà diventa incerta. È questo l’universo costruito dall’artista Gonzalo Borondo al Museo Villa Stuck di Monaco di Baviera, dove dal 29 ottobre 2026 al 29 marzo 2027 l’artista presenta un’installazione immersiva che intreccia arti visive, suono e poesia. Più che una semplice esposizione, Mater è un’opera da attraversare, concepita per mettere in discussione il confine tra ciò che vediamo e ciò che immaginiamo, tra materia tangibile e dimensione simbolica.


Il progetto nasce dal dialogo con gli spazi monumentali della villa, seguendone la struttura e la teatralità. Dopo Chrysalis, l’intervento realizzato nel 2025 sulla facciata del museo durante i lavori di ristrutturazione, Gonzalo Borondo torna a confrontarsi con l’eredità di Franz von Stuck, reinterpretandone l’idea di opera d’arte totale. Il percorso accosta riferimenti apparentemente lontani: fiabe, mitologia classica, iconografia religiosa e immaginari contemporanei si sovrappongono, dando vita a incontri inattesi, come quello tra Alice e Pigmalione o tra Frankenstein e la Passione di Cristo. In questo intreccio, i simboli del passato non restano ancorati alla loro origine, ma diventano strumenti per interrogare desideri, memorie e contraddizioni del presente.


Anche il titolo racchiude una pluralità di significati. Mater, parola latina che significa madre, richiama l’origine e la creazione, ma rimanda anche alla materia come sostanza da cui prende forma il mondo. Borondo esplora proprio questa tensione attraverso materiali e tecniche differenti: dalla pittura a olio e acrilica al vetro inciso, dalla cera agli oggetti industriali recuperati, fino a frammenti provenienti da manufatti ecclesiastici. Tra le opere compaiono uno zoetropio, uno specchio da attraversare, automi musicali e un labirinto di cristallo attraversato da immagini a raggi X. Oggetti e dispositivi che trasformano la percezione in un’esperienza instabile, dove il confine tra illusione e realtà si fa sempre più sottile.
A completare l’installazione intervengono due collaborazioni fondamentali: la poetessa spagnola Ángela Segovia, che ha scritto testi inediti pensati per il progetto, e il musicista Niño de Elche, autore dello spazio sonoro insieme all’artista. Parole, immagini e suoni concorrono così a costruire un ambiente unitario, in cui il visitatore non è soltanto spettatore, ma parte integrante dell’opera. In un presente in cui i simboli religiosi circolano sempre più al di fuori dei loro contesti originari, tra musica, cinema e cultura visiva digitale, Mater ne rilegge il significato come espressione di desiderio, perdita, appartenenza e redenzione. La mostra diventa così una riflessione sulla capacità dell’arte di trasformare la materia e, attraverso di essa, il nostro modo di guardare il mondo.
Forse il valore di Mater sta proprio nella capacità di ricordarci che non tutto deve essere compreso o spiegato per avere un significato. A volte, lasciarsi sorprendere da ciò che non conosciamo è già un modo per guardare la realtà da una prospettiva diversa.




