Art Bruno Pontiroli dipinge un mondo in cui l’impossibile diventa naturale
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Bruno Pontiroli dipinge un mondo in cui l’impossibile diventa naturale

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Arianna Maria Leva

Nelle opere dell’artista Bruno Pontiroli, la realtà non scompare: continua a esistere, ma smette di obbedire alle proprie regole. Gli animali assumono posture impossibili, i corpi si piegano oltre i limiti dell’anatomia e le forme si trasformano in equilibri improbabili, sospesi tra ironia e inquietudine. A prima vista, i suoi dipinti sembrano appartenere a un universo giocoso, quasi uscito da un sogno. Basta però soffermarsi qualche istante in più per accorgersi che dietro queste immagini si nasconde una domanda più profonda: perché siamo così abituati a considerare naturale soltanto ciò che conosciamo?

La pittura dell’artista francese nasce proprio da questa frattura tra ciò che vediamo e ciò che riteniamo possibile. Invece di costruire mondi completamente estranei al nostro, Pontiroli prende elementi familiari e li combina in modi inattesi, alterando le relazioni tra esseri umani, animali e ambiente. Il risultato non è semplicemente surreale: è un invito a guardare il quotidiano da una prospettiva diversa, liberandolo per qualche istante dalla rigidità delle convenzioni. Il tratto distintivo di Pontiroli è il modo in cui mette in crisi la distinzione tra umano e animale. Nelle sue composizioni, le creature non sono soltanto protagoniste di scene bizzarre: diventano strumenti per esplorare il corpo come qualcosa di instabile, malleabile e imprevedibile. Zampe, colli e schiene si piegano in configurazioni che sembrano sfidare la gravità; le figure si incastrano, si rovesciano e si sostengono a vicenda, dando vita a una sorta di coreografia impossibile.

A rendere efficaci queste situazioni è il contrasto tra la stranezza dei soggetti e la precisione della pittura. Pontiroli lavora principalmente con colori a olio su tela e tavola, costruendo le immagini attraverso un processo graduale che parte dagli schizzi e procede per strati, fino a definire volumi, sfumature e dettagli. La cura tecnica rende credibili anche le situazioni più assurde: nonostante ciò che rappresentano, le figure sembrano possedere una loro coerenza interna. È proprio questa credibilità a rendere lo spaesamento più interessante.

L’umorismo è una componente essenziale del suo lavoro, ma non serve soltanto a strappare un sorriso. L’artista utilizza il paradosso per mettere in discussione le aspettative con cui interpretiamo il mondo. Un corpo che assume una posizione impossibile o un animale che sembra aver dimenticato la propria natura interrompono la nostra lettura automatica delle immagini: per un momento, non sappiamo più cosa aspettarci. Le opere non impongono una spiegazione univoca. Il titolo Le Sens Dessus Dessous, per esempio, richiama l’idea di un mondo capovolto, mentre Un Éléphant Ne Se Trompe Jamais gioca già nel nome con una certezza apparentemente assoluta. Anche i titoli partecipano così al meccanismo dell’artista: suggeriscono un significato, ma lasciano aperta la possibilità che l’immagine lo contraddica.

Nel corso degli anni, Pontiroli ha sviluppato un linguaggio riconoscibile, presentato in mostre personali e collettive in Europa, negli Stati Uniti e in Australia. Tra le esposizioni personali figurano Histoires Naturelles & Grotesques, alla Corey Helford Gallery di Los Angeles nel 2024, e Bêtises, alla Roq La Rue Gallery di Seattle nel 2023. Il suo lavoro si inserisce nel panorama della pittura surrealista contemporanea, pur mantenendo un immaginario personale, costruito attraverso associazioni imprevedibili e una costante attenzione alla dimensione fisica delle figure.

La particolarità delle sue opere sta nel fatto che non chiedono necessariamente di essere decifrate. Prima ancora di cercare un significato, ci invitano a sostare davanti a un’immagine, a lasciarci sorprendere da un dettaglio e ad accettare che qualcosa possa sfuggire alla logica. In un mondo in cui siamo abituati a classificare, spiegare e trovare una funzione per ogni cosa, Pontiroli apre uno spazio in cui l’incongruenza non è un errore da correggere, ma una possibilità da esplorare. Forse è proprio questo il senso più interessante della sua pittura, ricordarci che l’immaginazione non deve necessariamente rendere il mondo più comprensibile, a volte, può renderlo più ampio.

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Scritto da Arianna Maria Leva

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