Art Xie Lei dipinge sensazioni e sogni sospesi
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Xie Lei dipinge sensazioni e sogni sospesi

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Floriana Savino

Le opere dell’artista visivo Xie Lei (Huainan, 1983), vincitore nel 2025 del Premio Duchamp, sono protagoniste della personale Double, in corso fino al 25 ottobre al Musée Denys-Puech di Rodez, in Francia.

Allo scoccare del 1600, Caravaggio squarciò l’immagine tradizionale della fede portando in scena un Cristo in carne e ossa, pronto a mostrare a un incredulo San Tommaso la profondità della ferita al costato e a lasciargli infilare le dita. Una scelta umana e rivoluzionaria, da pittore controcorrente, che cambiò il modo di rappresentare il corpo sacro.

Sulla stessa strada, l’artista contemporaneo Xie Lei ha voluto ribadire il concetto.

Se possiamo sentire qualcosa, allora possiamo crederci. Se non possiamo toccare qualcosa, non possiamo crederci. Penso che questo sia un elemento interessante da esplorare.

Con una pennellata leggera ma intensa, attenta alla presenza della materia e del colore, l’artista di origini cinesi, da anni residente in Francia, esplora stati d’animo sospesi e, allo stesso tempo, un’introspezione viva e a tratti feroce.

Lampi di luce e lingue di fuoco incontrano le ombre e si fondono nei meandri scuri e pastosi di una realtà immobile, dentro lo spazio del sogno. Figure misteriose e anonime, scolpite sul fondo buio di uno spazio e di un tempo infiniti, incrociano lo sguardo di chi guarda e chiedono una partecipazione fatta di desiderio e curiosità, per immaginare altre immagini e sensazioni personali.

Trasformazioni e stati eccezionali dell’essere riempiono un’atmosfera che va oltre la tela. Dall’atto d’amore alla perdizione più infuocata, corpi irriconoscibili in piena metamorfosi aprono a un doppio livello di interpretazione, che dipende sempre da chi osserva.

Le fiamme avvolgono e trasformano, mentre la mano di Xie Lei, durante la lavorazione, torna sugli strati più sottili di pittura per togliere alcuni tocchi di colore considerati in eccesso e liberare piccoli sprazzi di tela. L’artista, infatti, non usa il bianco come tinta. Quello che all’occhio appare chiaro, come punto luce, è la materia grezza che la tela bianca si riprende quando le dita di Xie decidono di liberarne dei piccoli frammenti.

Come accadeva al Tiziano maturo con la sua pittura viscerale, anche per Xie Lei lo spazio della creazione diventa una chiamata poetica, che fa delle mani la propria cifra stilistica e la liberazione di un sogno o di un incubo, immortalato per sempre sulla tela. Stati dell’essere abbracciano la trasformazione, mentre sospiri insostituibili tracciano un itinerario dal sapore universale.


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Scritto da Floriana Savino

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