Nelle opere dell’artista Mihael Milunović, ciò che dovrebbe trasmettere autorità e sicurezza diventa improvvisamente ambiguo. Basta una crepa nell’immagine perché le certezze vacillino e ciò che sembrava familiare assuma un significato diverso. Con The Costume Has a Crack in It, alla Steinhauser Gallery di Bratislava, l’artista indaga le maschere che indossiamo e i sistemi di potere che, spesso senza accorgercene, contribuiamo a sostenere.


Un completo elegante, una scrivania, una divisa: bastano pochi elementi per riconoscere una figura autorevole. Ma cosa succede quando, sotto quell’apparenza, non troviamo nessuno? È da questa inquietudine che prende forma The Costume Has a Crack in It, la mostra personale di Mihael Milunović alla Steinhauser Gallery, a Bratislava, dal 10 settembre al 31 ottobre 2026. Curata da Jovana Ilić, la 59ª mostra personale della galleria riunisce dipinti che mettono in discussione il rapporto tra identità, ruolo sociale e percezione.
Nelle tele di Milunović, le persone sembrano spesso scomparire lasciando al loro posto gli oggetti che dovrebbero rappresentarle. Un abito senza corpo, un volto sottratto allo sguardo, una sedia occupata da una forma scura: sono immagini che disorientano perché conservano tutti i segni esteriori di una presenza, ma ne cancellano il contenuto. Anche gli uffici e gli arredi istituzionali diventano scenografie ambigue, nelle quali l’autorità continua a essere esercitata quasi per abitudine. L’artista non si limita, però, a denunciare la vacuità del potere: suggerisce quanto le convenzioni sociali dipendano dalla nostra disponibilità a riconoscerle e assecondarle.

Nato a Belgrado nel 1967, Milunović ha studiato pittura alla Facoltà di Belle Arti della città e all’École nationale supérieure des Beaux-Arts di Parigi. Nel corso della sua carriera ha sviluppato una pratica che comprende pittura, disegno, fotografia, video, scultura e installazione, ricorrendo spesso a oggetti e situazioni familiari per trasformarli in qualcosa di straniante. Le sue opere si collocano in una zona di confine tra ciò che riconosciamo e ciò che non riusciamo a spiegare del tutto: un’immagine può sembrare inizialmente ordinaria, per poi rivelare dettagli che ne alterano il significato.
Il titolo della mostra suggerisce che nessuna maschera riesca a nascondere completamente ciò che c’è dietro. Nei dipinti, infatti, qualcosa continua a emergere: una mano che si protende da una cavità nera, una figura che prosegue il proprio lavoro mentre intorno si consuma il caos, personaggi minuscoli dentro architetture sproporzionate. Sono dettagli che impediscono alle scene di chiudersi in un’unica interpretazione. In un presente in cui immagini e apparenze circolano più velocemente della nostra capacità di verificarle, Milunović invita a rallentare e a osservare più attentamente. La sua pittura non offre risposte definitive, ma apre una crepa nelle nostre certezze: quella attraverso cui possiamo iniziare a chiederci quanto di ciò che consideriamo reale dipenda, in fondo, dal modo in cui abbiamo imparato a guardarlo.







