Art La Neta Murals, quando i muri diventano la memoria di una comunità
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La Neta Murals, quando i muri diventano la memoria di una comunità

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Arianna Maria Leva

Dai paesaggi della California alle tradizioni culturali del territorio, il collettivo La Neta Murals trasforma le pareti pubbliche in racconti condivisi, portando l’arte fuori dai luoghi convenzionali. Un muro può separare, delimitare, nascondere, ma può anche diventare il luogo in cui una comunità riconosce qualcosa di sé. È da questa possibilità che parte il lavoro di La Neta Murals, collettivo artistico nato nel 2020 nell’area di Monterey Bay, in California, con l’obiettivo di rendere l’arte accessibile e creare un legame tra le immagini e le persone che vivono intorno a esse.

Fondato da cinque artisti, Arsenio Baca, Natalia Corazza, Gerardo Zambrano, Avelino Sanher e Sea Sevilla, La Neta Muralsil progetto si è evoluto nel tempo in una realtà più raccolta, mantenendo al centro la collaborazione e il rapporto con il territorio. Il nome stesso contiene una dichiarazione d’intenti: in slang messicano, la neta significa qualcosa come «la verità», un’espressione che rimanda all’autenticità, all’identità culturale e alle esperienze vissute. Non si tratta semplicemente di decorare superfici anonime, ma di dare forma a storie che meritano di essere viste e riconosciute nello spazio quotidiano.

Uno degli aspetti più interessanti della pratica di La Neta Murals è il modo in cui i murales nascono dal contesto in cui vengono realizzati. Paesaggi, tradizioni, memoria storica e identità locali diventano elementi della composizione, evitando che l’opera pubblica sia un’immagine intercambiabile, slegata dal luogo che la ospita. Lo dimostra Wind Dance, realizzato nel 2024 nella piazza centrale di King City, in California. Il murale, che misura circa 12,2 metri di larghezza per 4,5 di altezza, raffigura una ballerina di baile folklórico il cui abito sembra confondersi con le colline circostanti. Dal vestito si dispiegano fiori selvatici autoctoni, trasportati idealmente dal vento sopra vigneti e campi colorati. La figura non è isolata dal paesaggio: ne diventa una continuazione, intrecciando espressione culturale e ambiente naturale.

La Neta Murals

Il progetto ha coinvolto anche artisti locali, tra cui Gustavo Perez, Jude Yriarte, Zitlali Villagomez Monroy, Yesenia Chavez e Debra Cobb. La collaborazione non è quindi soltanto un principio astratto, ma entra concretamente nel processo di realizzazione dell’opera. Un’altra direzione emerge in Service Before Self, murale lungo circa 21 metri realizzato nel 2023 per la stazione dei vigili del fuoco di Seaside. Commissionato dalla città, il lavoro intreccia riferimenti alla storia militare del territorio, al paesaggio locale, ai vigili del fuoco e alla partecipazione della comunità, includendo anche il ricordo delle visite di Martin Luther King Jr. nella zona. La parete diventa così uno spazio in cui memorie differenti convivono, restituendo una narrazione più articolata del luogo.

Per La Neta Murals, il valore di un’opera non si esaurisce nella sua immagine finale. Il processo creativo comprende ascolto, confronto e partecipazione: elementi che il collettivo porta avanti anche attraverso laboratori dedicati ai giovani. I workshop sono strutturati come un percorso che accompagna i partecipanti dall’ideazione alla realizzazione di un murale. Si lavora sulla composizione, sul colore e sulla storia dell’arte, ma anche sulla comunicazione, sulla risoluzione dei problemi e sulla collaborazione necessaria per intervenire su una grande superficie. La pratica artistica diventa così un’occasione per imparare a condividere le idee e trasformarle in un progetto comune.

È una dimensione che distingue il muralismo da molte altre forme di produzione artistica: l’opera rimane nello spazio pubblico, accessibile anche a chi non frequenta musei o gallerie, e continua a incontrare persone che non hanno necessariamente scelto di andare a cercarla. In un panorama urbano in cui le immagini possono diventare rapidamente parte del rumore visivo, La Neta Murals prova a costruire un rapporto diverso con le pareti. I suoi interventi non si limitano a cambiare l’aspetto di un luogo, ma invitano a leggerlo attraverso le storie di chi lo abita. Perché, quando un muro riesce a raccontare una memoria condivisa, smette di essere soltanto una superficie: diventa uno spazio di riconoscimento, incontro e appartenenza.

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Scritto da Arianna Maria Leva

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