Ceramicism, alias Dustin Barzell, ha iniziato a modellare la ceramica trasformandola in un linguaggio personale fatto di colore, imperfezione e improvvisazione. Tazze, piatti e vasi diventano piccole architetture cromatiche, realizzate con la tecnica del nerikomi che permette di stratificare argille colorate e generare pattern sempre nuovi e inaspettati. Un lavoro che non si accontenta mai della ripetizione, ma che fa della propria unicità la sua forza. Ora Bazell sembra volersi dedicare alle LightBox ma il suo universo creativo continua a incuriosirci.

Il suo segno è riconoscibile e insieme sorprendente: tazze e vari lontani dalla rigidità del design industriale. Una ricerca che non mira alla perfezione, ma anzi la rifiuta, scegliendo di celebrare l’irregolare come parte della bellezza. Non a caso, anche il New York Times si è accorto del suo lavoro, dedicandogli spazio tra le sue pagine già nel 2021.

Eppure Ceramicism non si ferma alla ceramica come la conosciamo ma spazia anche in altri ambiti del design. È infatti con progetti come LightBoard e Byte Light che la sua identità si rivela nella sua interezza: light box realizzati e programmati da lui stesso nel suo studio di Brooklyn, capaci di generare spettacoli caleidoscopici di luce da appendere al muro.


Un lavoro molto diverso dalla ceramica, ma legato alla stessa esigenza di rompere la monotonia quotidiana attraverso pattern, colori e – questa volta – luce. Se a prima vista l’universo di Ceramicism può sembrare caotico, in realtà è un mondo curioso, coerente e aperto, dove la manualità incontra la tecnologia e ogni oggetto diventa un’esperienza da scoprire.

