Fino al 25 gennaio 2026, il MUSEC – Museo delle Culture di Lugano apre le porte a Chen Xi. A Rabbit’s Tale, la prima grande mostra personale in Europa dell’artista cinese Chen Xi.

L’occasione per andare alla scoperta di un lato della Cina inaspettato e di un’artista fuori dagli schemi, con alle spalle trent’anni di carriera dove è riuscita a cambiare stili, medium e tecniche senza mai tradire il suo punto di vista. Quello di un’artista che sente il bisogno di misurarsi con i cambiamenti del proprio tempo.

Nata nello Xinjiang nel 1968, Chen Xi appartiene a quella generazione di artisti cresciuta all’ombra delle riforme economiche del 1978, quando la Cina iniziava a misurarsi con il proprio futuro. La sua pittura, fin dagli anni Novanta, è stata un modo per interrogare la realtà, sociale, politica, personale, con uno sguardo che si muove tra introspezione e critica. In A Rabbit’s Tale, questo percorso prende la forma di un racconto articolato in sette capitoli, allestiti sui due piani nobili di Villa Malpensata, dove ogni sezione diventa una lente diversa attraverso cui osservare il mondo di Chen Xi. Sfaccettato, complesso e profondamente radicato nella cultura cinese.
Dalle opere espressioniste e materiche di The Everyday — dense di tensione e vitalità urbana — ai fotorealismi silenziosi di The Queen’s New Clothes, che esplorano il corpo femminile e la costruzione dell’identità nell’epoca della visibilità.

In Object Language, gli oggetti comuni diventano depositi di memoria, mentre in Rabbit on the Run il coniglio – la figura ricorrente e quasi totemica di questa mostra – si trasforma nell’alter ego dell’artista: fragile, ironico, malinconico. Un simbolo che attraversa il tempo, dalle prime tele fino ai lavori più recenti, segnati dalla pandemia e da un senso di smarrimento collettivo che siamo riusciti a percepire verso la fine della mostra.

La mostra procede come un flusso di immagini e pensieri. Gli schizzi e i disegni di Seeing the Great in the Small mostrano la nascita dell’idea, i Lace Paintings intrecciano materia e simbolismo, riflettendo sulla sensualità e sull’intimità del corpo. Fino a No Island Ever Stands Alone, installazione che chiude il percorso con due sculture fluide, quasi amorfe, in bilico tra umano e postumano, memoria e futuro.

A fare da filo conduttore è sempre la domanda sull’essere: cosa significa vivere, cambiare, resistere? Nel lavoro di Chen Xi, la pittura non è mai semplice rappresentazione, ma un modo per pensare la realtà — e sopravviverle.

Curata da Lü Peng con Manuela Schiavano e Massimiliano Vitali, la mostra è accompagnata da un catalogo Skira che raccoglie saggi di storici e critici come Francesco Paolo Campione, Jia Fangzhou e Jeff Kelley, collocando Chen Xi in quella linea di artiste capaci di intrecciare biografia e storia collettiva, fragilità e forza visionaria. A Rabbit’s Tale non risulta quindi come una retrospettiva, ma una sorta di mappa emotiva: il viaggio di un’artista che, attraverso un coniglio in fuga, continua a raccontare l’instabilità e la bellezza che rimane del nostro tempo.


