Design Il designer che ripensa ciò che esiste già
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Il designer che ripensa ciò che esiste già

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Anna Frattini

A Parigi, il designer Stanislas Derrey sta costruendo un linguaggio che unisce sperimentazione materica, riuso e leggerezza concettuale. Ogni suo progetto nasce da un gesto semplice – una tensione, un incastro, una compressione – che si trasforma in una riflessione sul modo in cui abitiamo gli oggetti e gli spazi.

La serie più recente, Cartoon, presentata durante la Paris Design Week, è l’esempio più diretto di questa filosofia. Derrey ha ideato un sistema di mobili che permette di trasformare vecchi fumetti e riviste in elementi d’arredo. Il cuore del progetto è un piccolo giunto a croce stampato in 3D in bioplastica, pensato per accogliere la larghezza standard di un albo. Da lì, tutto si costruisce per compressione, senza viti né colla, dando vita a scaffali e strutture modulari che conservano l’integrità dei libri e invitano a giocare con lo spazio. “Cartoon” non è solo un sistema di montaggio: è un modo per dare una seconda vita a oggetti carichi di memoria, trasformandoli in materia viva per nuovi racconti visivi.

Ma l’approccio di Derrey va oltre l’idea di riciclo. Nella serie Tension, ad esempio, la ricerca si concentra sulla forza e sull’equilibrio. Un tavolino laterale nasce dall’interazione fra tubi di cartone e profili di alluminio, compressi da cinghie che ne tengono insieme la struttura. È un esercizio di fisica applicata al design, in cui la pressione diventa stabilità e il vincolo diventa gesto estetico. Anche qui, ogni componente è riutilizzabile, smontabile, pensato per durare senza fissarsi in una forma definitiva.

Lo stesso spirito di sperimentazione ritorna in oggetti più piccoli, come il posacenere in cemento, dove le linee di stratificazione tipiche della stampa 3D diventano texture ornamentale, o in Shard, un paio di occhiali-scultura stampati in PLA che esplorano forme impossibili da ottenere con le tecniche tradizionali. Ogni pezzo sembra quindi appartenere a un discorso più ampio sul rapporto tra processo e forma, tra materia e gesto digitale.

Già con Floor, il suo progetto del 2021, Derrey mostrava un interesse per la reinterpretazione dello spazio quotidiano. Una semplice struttura trasformava un tappeto in una seduta, offrendo due inclinazioni diverse e suggerendo un modo più informale e fluido di abitare. Un’idea che sembra discendere direttamente dall’immaginario dello skate, dove gli oggetti trovano sempre nuove funzioni.

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Nelle sue collezioni più recenti, come la Rolls Edition, Derrey porta avanti la stessa logica modulare e circolare, costruendo sedute e tavolini con materiali di recupero assemblati senza viti, colle o cuciture. Il risultato è un design che sa essere tecnico e poetico allo stesso tempo: minimale nelle forme, ma carico di significato.

Con il suo lavoro, Stanislas Derrey racconta un futuro del design che non passa necessariamente per l’innovazione tecnologica fine a sé stessa, ma per la capacità di ripensare ciò che già esiste – materiali, oggetti, gesti – e di farli dialogare in modi nuovi, sostenibili e sorprendentemente umani.

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Scritto da Anna Frattini

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