Collyrium – Il cinema d’exploitation secondo Rodriguez

In questo appuntamento di Collyrium parliamo del cinema di Robert Rodriguez, il più audace portabandiera del cinema pulp e d’exploitation contemporaneo.

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25 Febbraio 2019

Robert Rodriguez non è né uno dei registi più famosi in circolazione né tanto meno un regista per tutti, ma è un artista a tutto tondo che fin dai suoi primi lavori è riuscito a farsi ricordare grazie a una personalissima visione della settima arte, diventando il più audace portabandiera del cinema pulp e d’exploitation contemporaneo. Per i più, sicuramente il nome Rodriguez è un rimando diretto a Quentin Tarantino. I due infatti oltre ad essere grandi amici hanno collaborato in diverse occasioni anche se nonostante questo, Rodriguez non ha mai ricevuto il riscontro mainstream, in cui invece naviga il pluripremiato collega. 

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robert rodriguez collyrium | Collater.al

Ma per poter apprezzare al meglio questo regista è necessario avere ben chiaro cosa s’intende quando parliamo di cinema exploitation.

Il film d’exploitation è un genere cinematografico che racconta la più manierata ricerca artistica, andando a mostrare con morbosa gratuità scene di sesso e violenza. Si è sviluppato principalmente in America durante gli anni ’70 a causa di una sempre più ridotta censura al quale è conseguito un maggior sdoganamento dei Tabù perbenisti. (Per maggiori informazioni potete andare a scoprire qualcosa in più qui)

Robert Rodriguez nasce a San Antonio da genitori messicani, sarà infatti il Messico una sua costante fonte di ispirazione e soprattutto sarà luogo di una massiccia distribuzione dei suoi lavori. Il giovane fin da ragazzo si dimostra un creativo a tutto tondo, suonando, disegnando e girando i suoi primi filmini nel suo stesso quartiere. La vera vocazione registica arriva però grazie all’influenza materna, che non amando le pellicole a lei contemporanee porta il figlio a vedere i bellissimi lavori di Sergio Leone, Buster Keaton e il cinema muto di Charlie Chaplin. Saranno proprio questi film a plasmare il gusto del  futuro regista messicano, in particolare lo spaghetti western di Sergio Leone, che omaggierà in futuro nella Trilogia del Mariachi, in particolare in C’era una volta in Messico.

È tra questi vecchi film e il nuovo cinema d’exploitation che Rodriguez si forma e con un incredibile entusiasmo inizia a girare piccoli video, imparando non solo il mestiere registico ma anche quello di montatore, compositore e direttore della fotografia, tanto che riesce a farsi una reputazione nel quartiere come “il bambino dei film”.

Negli anni successivi il ragazzo continua a inseguire il suo sogno e nel 1991 usando i suoi familiari come attori, gira il suo primo cortometraggio: Badhead, costato solo 400 dollari. Il cortometraggio piace, pur non ricevendo alcuna distribuzione, ma il responso positivo del pubblico porta Rodriguez a offrirsi come cavia per esperimenti con l’obiettivo di racimolare qualche soldo. Ed è cosi, che con un budget di 7000 dollari, realizza il suo primo vero lungometraggio: El mariachi. Il risultato è sorprendente. Non solo El mariachi riesce a gareggiare e a vincere premi in numerosi festival importanti, tra i quali il Sundance, ma riesce anche ad imporsi immediatamente come film di culto grazie ad una fortissima personalità ed ad un approccio rivoluzionario per l’epoca (1992).

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Rodriguez però non è tipo da stendersi sugli allori per celebrare il suo primo successo internazionale, e infatti si mette subito a lavorare a qualcosa di nuovo, e nel 1994 esce Four Rooms, opera corale che vede la collaborazione di quattro registi: Rodriguez, Tarantino, Anderson e Rockwell. Grazie al successo scaturito dalla proiezione di quest’opera il cineasta messicano riesce a trovare un cospicuo investimento per il suo prossimo film, Desperado che esce appena un’anno dopo, nel 1995. Questo suo secondo lungometraggio altro non è che una versione più costosa di El Mariachi, realizzato però con un cast d’eccezzione formato da Antonio Banderas e Salma Hayek, i quali devono sicuramente la loro fama internazionale a questo film che gli ha fornito una visibilità straordinaria.

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È roprio in questi anni che Rodriguez stringe i rapporti con Tarantino e nel 1996 esce Dal tramonto all’alba nel quale il regista di Pulp Fiction, recita fianco a fianco con George Clooney in veste di co protagonista. Se già avevamo intravisto l’approccio sanguinolento, divertente e spudorato nel lavori precedenti, in questa sua terza opera il tutto trova un perfetto equilibrio, destinato a sconvolgere milioni di spettatori. Dal tramonto all’alba ha elementi dei Gangster movie degli anni ’70, fusi con un universo fantasy-horror, il tutto però condito con una abbondante miscela di sangue, amputazioni ed una fortissima carica di grottesco

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Gli anni passano, Rodriguez si trova coinvolto in produzioni sempre più grandi che danno alla luce lavori come la saga di Spy Kids e C’era una volta in Messico, tributo a Sergio Leone nel quale seguiamo le vicende di uno spietato Mariachi interpretato da Antonio Banderas ed affiancato dalla Hayek e da Johnny Depp.

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Il consacramento arriva nel 2005 quando nelle sale esce Sin City, opera tratta dalla graphic novel di Frank Miller, che pare ritagliata apposta per la visione cinematografica di Rodriguez. La storia, ambientata in una fumosa e grigia metropoli del peccato, segue le vicende di vari personaggi che vedono i loro destini compiersi in un turbinio di violenza e sangue, raccontato in un contrastato bianco e nero che lascia trasparire solo il rosso vivido del sangue. Sin City, nonostante nascesse da un fumetto molto amato, trova subito un riscontro del pubblico, tanto che pochi anni dopo sempre a Rodriguez, spetterà la realizzazione del secondo capitolo. Questa sua opera annovera anche la partecipazione di Tarantino che gira una scena di un inseguimento, rimasta negli annali di storia del cinema. Il 2007 è l’anno di una nuova collaborazione con l’amico Quentin.

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Il duo sanguinolento infatti da forma a Grindhouse (Planet Terror e Deathproof), una coppia di film che trovano la loro ispirazione nelle vecchie pellicole d’exploitation, che venivano appunto proiettate nelle Grindhouse (cinema squallidi dediti ad una programmazione esclusivamente pornografica e di B-movies). In Planet Terror, l’entusiasmo di Rodriguez dietro la telecamera è palpabile. Assistiamo a scene al limite del demenziale, ma senza MAI tralasciare il sangue, i morti, tanti morti e le belle donne prosperose. Da questo momento in poi il cineasta diventa un’icona. Il suo amore per i B-movies è innegabile e intorno a lui si è creato una cerchia di appassionati del genere. È infatti in questo clima di eccessi che Machete fa il suo ingresso in campo. Machete altro non è che lo sviluppo del finto trailer iniziale che vediamo in Plant Terror e segue la storia di Danny Trejo, un agente federale pronto a fare a brandelli l’intero cartello messicano a colpi appunto, di machete. Il film viene presentato a Venezia e dato l’immenso successo ne viene commissionato instatanneamente un sequel.

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Negli anni successivi il regista si concentra su alcuni sequel tra i quali Sin City 2 e Spy Kids4 fino ad arrivare a oggi. In questi giorni è infatti nelle sale di tutto il mondo la sua ultima fatica, Alita, angelo della battaglia, ambientato in un futuro distopico popolato da cyborg distruttori. Questa ultima opera vede la firma niente meno che di James Cameron (Titanic, Terminator, Avatar, ecc.) sulla sceneggiatura e sulla produzione.

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Rodriguez non è sicuramente un regista amato da tutti, per alcuni può risultare stucchevole, per altri infantile, ma è innegabile di quanto il suo lavoro abbia plasmato la concezione del cinema d’intrattenimento autoriale contemporaneo, rimanendo sempre fedele ai suoi ideali senza mai tradirsi per successo o denaro. E questo non è da poco.

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