Photography Cinematography – Melancholia
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Cinematography – Melancholia

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Giordana Bonanno

Melancholia è il nome del pianeta che sta per abbattersi sulla Terra e tracciare un destino infelice, più di quanto non lo sia già, per Justine e la sua famiglia.

Ma Melancholia è soprattutto la trasposizione di uno stato d’animo del regista Lars von Trier, un film che racconta e fa vivere la depressione anche a chi non ne è affetto. 

Il racconto è diviso in tre parti: il prologo girato in CGI e rifinito in slow-motion ci mostra i momenti dell’impatto tra la Terra e Melancholia, una sorta di flash forward con il quale Lars decide di non generare nessuna suspense rispetto all’eventuale collisione preannunciando infatti gli avvenimento dei due capitoli seguenti. 

Un inizio che ha in sé la consapevolezza di una fine, ciò che ci resta è capire come arrivarci.

La narrazione prosegue con il matrimonio tra Michael e Justin, quest’ultima interpretata da Kristen Dustin (a cui va il premio per la miglior interpretazione femminile al 64º Festival di Cannes), sulle note del preludio a Tristano e Isotta di Richard Wagner.

L’introspezione psicologica dei personaggi, soprattutto di Justine, è in primo piano: una descrizione perfetta del disturbo depressivo da cui è affetta rende completamente l’idea di ciò che sta provando, le sue ansie, paure, a tal punto da condizionarci e renderci parte della storia; un mal de vivre che diventa sempre più soffocante a causa dei movimenti della camera mossa a mano del regista.

Il film del 2011 è un’opera affascinante e ricca visivamente di simboli e rimandi artistici tra i quali spicca l’Ophelia di John Everett Millais.

Le scene sono chiaramente distinguibili grazie alla color correction che le separa tra quelle in toni caldi in cui prevale sentimento ed emozione, e fredde per quelle velate di incertezza.

Il tutto è poi avvolto da un’atmosfera surreale, la stessa che costruisce Polina Washington nei suoi scatti. Senza ombra di dubbio, la ricerca artistica della fotografa russa passa per il corpo umano che si accartoccia e si piega su se stesso diventando un insieme di forme che creano giochi di luci e di ombre.

Lo sapevi che: Il regista Lars von Trier ha ammesso di aver scritto la sceneggiatura sotto la forte influenza di alcol e droghe. In verità lo ha dichiarato per molti dei suoi film.

Genere: Drammatico
Regista: Lars von Trier
Direttore della Fotografia: Manuel Alberto Claro
Scrittore: Lars von Trier
Cast: Kirsten Dunst, Charlotte Gainsbourg, Kiefer Sutherland 

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Scritto da Giordana Bonanno

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