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Cinque opere nascoste da scoprire

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Giorgia Massari

L’arte si nasconde in ogni dove, spesso in luoghi impensabili, come stazioni dei treni e sotterranei. Altrettanto spesso è davanti ai nostri occhi ogni giorno e neanche ce ne accorgiamo. Stiamo parlando di opere d’arte pubbliche, nascoste – ma neanche così tanto – tra le vie e i palazzi delle nostre città che passano inosservate. Ne abbiamo selezionate cinque da farvi scoprire. Scopriamo quali sono.

#1 L’orecchio di Adolfo Wildt

A Milano, vicino alla famosa Villa Necchi-Campiglio, più precisamente al 10 di via Serbelloni, si trova una scultura di Adolfo Wildt, realizzata nel 1927. Si tratta di un orecchio, inserito in una nicchia del palazzo, definito dai milanesi “La Cà de l’Oreggia“. In realtà non è solo un intervento scultoreo ma è un vero e proprio citofono. Un tempo, parlando all’interno dell’orecchio era possibile comunicare con la portineria. Per questo suo particolare dettaglio, viene spesso chiamato “il primo citofono d’Italia”. Oggi chi visita questa “scultura nascosta”, sussurra un desiderio all’orecchio sperando che si avveri.

#2 Il palazzo con il piercing

A Torino c’è un palazzo con il piercing. Stiamo parlando dell’opera Baci Urbani di Corrado Levi posizionata sullo spigolo di un palazzo che si affaccia sulla Piazzetta Corpus Domini. Più precisamente sullo spigolo del quarto piano del palazzo che si trova al numero civico 19. L’opera è realizzata dall’artista Levi insieme al gruppo di artisti e architetti Cliostraat, che nascono con l’intenzione di operare sullo spazio urbano. La scelta di dotare un palazzo settecentesco di un piercing, simbolo di modernità e di ribellione, è mossa dalla volontà degli artisti di condividere con la tradizione uno spazio, sia in termini concreti che astratti. Se si guarda con attenzione, si può notare che dai due “fori” sgorga del sangue, da un lato rosso e dall’altro blu, a simboleggiare il sangue del proletariato e quello della nobiltà.

#3 I cartelli stradali di Clet Abraham

I cartelli stradali sono il mezzo attraverso cui la città comunica con i suoi cittadini, regolando il suo flusso e i suoi movimenti. Partendo da questa intuizione, lo street artist francese Clet Abraham decide di intervenire artisticamente su di essi, utilizzandoli come veri e propri supporti per le sue opere. Tra le altre città, lo fa anche nella bella Firenze. L’artista opera in maniera diffusa, concentrandosi sul centro storico. Stando attenti potrete trovarne molti, alcuni interventi si trovano in Piazza della Signoria, in Piazza Duomo e anche al Belvedere di Piazzale Michelangelo.

#4 La Madonna con la pistola di Banksy

Tra le cinque, questa è forse la più famosa ma, nonostante si trovi in uno dei punti più centrali di Napoli, può facilmente passare inosservata. Si tratta del primo intervento in Italia da parte del più famoso street artist del mondo, Banksy. Stiamo parlando dell’opera che viene chiamata “La Madonna con la pistola” che oggi è protetta da una teca. Si trova in piazza Gerolomini, a pochi passi da via Duomo. Può essere scambiata per un simbolo religioso, di cui Napoli per altro ne è piena, ma si tratta invece di una denuncia da parte dell’artista di Bristol. L’aureola della Madonna è sostituita da una revolver, a simboleggiare – in modo provocatorio – il legame sempre più stretto tra il sacro e il profano.

#5 Il Labirinto Arnaldo Pomodoro

Con l’ultima opera torniamo a Milano e ci spostiamo dalla strada. Anzi, più precisamente vi portiamo in un sotterraneo. Stiamo parlando di una delle opere più sensazionali dello sculture Arnaldo Pomodoro che nel 1995 iniziò a realizzare un vero e proprio labirinto scultoreo. Si trova in via Solari 35 ed è un gioiello nascosto di Milano che non tutti conoscono anche a causa del suo singolare ingresso. Per accedere al Labirinto bisogna infatti entrare nello Showroom Fendi. Una volta varcato l’ingresso entrerete nel magico e mistico mondo di Pomodoro, che per realizzare questa enorme installazione impiegò quasi vent’anni.

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Scritto da Giorgia Massari
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