Città effimere: l’architettura temporanea come risposta al cambiamento

Un padiglione che compare e scompare. Una mostra che dura una settimana. Un coworking che cambia forma ogni giorno. Sempre più spesso, nelle nostre città, spazi temporanei diventano protagonisti della vita urbana. Non è solo una moda, ma una nuova cultura del design, fondata sulla leggerezza, sulla trasformazione, sull’adattabilità.
È il tema della nuova puntata di Cantiere Scandurra, il podcast di Scandurra Studio per Collater.al. L’architetto Alessandro Scandurra ci accompagna in un viaggio tra le forme mutevoli dell’architettura temporanea, per capire come e perché stanno ridefinendo il paesaggio urbano contemporaneo.

Illustrazione di Nicola Bartoccelli aka @flowingcomics

L’effimero come infrastruttura

Viviamo in un’epoca in cui tutto cambia velocemente: il lavoro, i modi di muoversi, le relazioni, le priorità. Le città, secondo Scandurra, devono rispondere a questa instabilità. Ma spesso l’architettura tradizionale, così fissa, pesante, rigida, non è abbastanza agile. È qui che per l’architetto entra in gioco l’effimero. Mercati mobili, festival, padiglioni, installazioni: strutture leggere, adattabili, pensate per durare poco, ma capaci di generare valore sociale, culturale, relazionale. Luoghi che compaiono nel momento giusto, rispondono a un bisogno, e poi lasciano spazio al nuovo. Più che una soluzione temporanea, è una strategia urbana.

architettura temporanea
Etherea di Edoardo Tresoldi per il Coachella 2018

Ma l’architettura temporanea non si limita all’allestimento di eventi. Pensiamo agli spazi di coworking o ai nuovi ambienti ibridi del lavoro contemporaneo: luoghi fluidi, reversibili, dove le funzioni si alternano nel tempo, in base a chi li vive. Per Scandurra, progettare il temporaneo non significa rinunciare all’ambizione, ma accettare l’incertezza. L’architettura, quindi, non è un oggetto da esibire, ma un processo da vivere. Come ricorda Lucy Lippard, critica d’arte e attivista statunitense, il passaggio “dall’oggetto alla documentazione dell’idea” ha aperto la strada a una progettualità più leggera e aperta, capace di scomparire senza perdere significato. 

Non solo: secondo Scandurra, lo spazio effimero offre anche delle possibilità espressive, grazie a un maggiore grado di libertà ed emancipazione da vincoli. Pensiamo allo spazio effimero come a uno spazio di gioco, con regole che esistono solo per quel dato momento, in quel dato contesto. Se, come affermava Johan Huzinga, la cultura su muove nell’ambiente e con le forme del gioco, l’architettura temporanea è uno strumento di espressione collettiva: permette di introdurre quelle che Scandurra definisce “pratiche di negoziazione spontanea dello spazio e dei suoi confini”.

architettura temporanea
Grand Palais Éphémère, progetto di Wilmotte & Associés Sa per le Olimpiadi di Parigi 2024

Expo Gate e altre storie

Negli anni, Scandurra Studio ha esplorato il potenziale dell’effimero in molti progetti. Uno su tutti: Expo Gate, realizzato per l’Esposizione Universale del 2015. In teoria, era un info point. In pratica, è diventato molto di più: uno spazio pubblico aperto, vissuto spontaneamente dai cittadini, usato per eventi, incontri, momenti collettivi, più o meno formali, più o meno spontanei. Un episodio urbano irripetibile, ma perfettamente sintonizzato con il suo tempo. Una struttura che sembrava fatta per anticipare una tendenza oggi sempre più evidente con cui l’arte – o in questo caso l’architettura – accade nel momento e scompare con esso, ma proprio per questo lascia un’impronta più profonda.

Oggi, a distanza di dieci anni da Expo Gate 2015, questa visione risuona anche per la sua valenza ecologica. Le strutture temporanee sono spesso reversibili, riciclabili, costruite con materiali a basso impatto. Non c’è bisogno di demolire: si possono smontare, riusare, rigenerare. È un approccio che risponde a un desiderio sempre più diffuso, soprattutto tra le nuove generazioni: vivere in spazi che si adattino non solo ai bisogni, ma anche al tempo, all’umore, al momento. All’interno di Scandurra Studio, il dipartimento di ricerca, Backstage, esplora gli scenari presenti e futuri dell’architettura come strumento di costruzione di identità e cultura. L’architettura gioca un ruolo cruciale nell’orchestrare non solo la fruizione, ma anche la produzione condivisa di significato, esperienza e appartenenza. L’attenzione verso il paesaggio, i materiali locali, i cicli naturali e le forme sensoriali dell’apprendimento apre a una possibile alleanza tra progetto e natura, capace di generare ecologie del sapere più inclusive, resilienti e co-evolutive.

Forse la città del futuro non sarà fatta solo di pietra e cemento. Ma anche di strutture leggere, mobili, temporanee. Architetture che ascoltano il presente e lasciano spazio al prossimo movimento. Abitare, oggi, è un gesto personale, mutevole, aperto. E l’architettura temporanea, più che una soluzione, è un invito: progettare possibilità.

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