Photography L’equilibrio tra uomo e natura negli scatti di Claudio Capanna
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L’equilibrio tra uomo e natura negli scatti di Claudio Capanna

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Giulia Guido

In luoghi selvaggi il corpo di una figura femminile si fonde con la sabbia bianca, si abbandona al dondolio dalle onde del mare, si lascia accarezzare dai raggi del sole. È ciò che vediamo negli scatti di Claudio Capanna, fotografo italiano classe 1980 che oggi vive e lavora a Brussels. 

Claudio è un regista che nel tempo libero si dedica alla fotografia, arte che ben presto è diventata qualcosa di più di una semplice passione: in questi giorni, infatti, è in uscito “Mater”, il suo primo libro fotografico che racchiude tutta l’essenza della sua fotografia.  

Si tratta di una selezione di scatti realizzati nell’arco di diversi anni e durante differenti viaggi ed esclusivamente analogici e in bianco e nero. Questa scelta stilistica permette al fotografo di giocare con la grana dell’immagine e di creare dei forti contrasti tra i punti illuminati e quelli in ombra. 

Claudio Capanna | Collater.al

Claudio ci ha raccontato come ha cominciato a fotografare e ci ha svelato qualcosa in più sul suo libro. Continuate a leggere per non perdere l’intervista e seguite Claudio Capanna su Instagram! 

Raccontaci un po’ di te. Qual è il tuo background? 

Sono nato a Roma nel 1980 e sono da sempre un appassionato di cinema. Ho seguito studi di regia a Roma e in seguito a Parigi, dove mi sono specializzato nel documentario. Da dieci anni mi sono stabilito a Brussels in Belgio e lavoro come regista free-lance. 

Tu sei sia regista sia fotografo. Quale aspetto di queste due forme d’arte ti attira maggiormente? 

Io nasco come regista e ho approfondito per decenni questo linguaggio, facendolo diventare il mio mestiere. La fotografia è invece nata come un esigenza “privata” e intima. In passato, mentre seguivo la scuola di cinema a Parigi, avevo anche pensato di lavorare come fotografo, ma quest’idea fu presto abbandonata. Sono molto contento di aver continuato a sviluppare un lavoro fotografico senza lo stress che si prova quando qualcosa è anche un “lavoro”. 
In entrambi i linguaggi (con tecniche diverse) lavoro sul corpo e sulla materia organica. Sono attratto dalle potenzialità sensoriali della riproduzione artistica della realtà. 

La tua fotografia è esclusivamente analogica. Come mai questa scelta? Cosa ami dell’analogico? 

Non ho mai usato il digitale. Sin dal principio (ossia durante il primo decennio del 2000) mi sono orientato naturalmente verso la fotografia analogica. Allora vivevo ancora a Roma e sono diventato amico di due stampatori, in particolare con Andrea Cecchettini, che aveva lavorato per tanti anni in un laboratorio famosissimo della capitale e poi si era messo in proprio, creando il collettivo di fotografia artigianale in bianco e nero Massagrigia (di cui facevo parte anche io). 
La fotografia analogica è per me essenziale per lavorare con gli aspetti organici e materici dell’immagini. Amo sgranare le mie pellicole e lavoro a stretto contatto con i miei stampatori. Uso pochissimo il fotoritocco digitale. 

Hai da poco pubblicato il tuo primo libro di fotografia intitolato “Mater”. Raccontacelo. Qual è il tema centrale di questo lavoro? 

“Mater” è un progetto nato diversi anni fa. Dapprima è stato tradotto in una mostra realizzata in una galleria di Brussels, poi c’è stato l’incontro con Steve Bisson, curatore e fondatore di Urbanautica Institute. Lui amava molto le mie immagini e trovava delle similitudini con una certa fotografia minimalista giapponese (come Yamamoto Masao).
Insieme abbiamo costruito il libro, che esce in questi giorni. 

Claudio Capanna | Collater.al

Io lavoro in fotografia come Chris Marker lavorava per i suoi film; accumulo immagini della mia vita e dei viaggi che normalmente compio con mia moglie. Mia moglie è la mia modella e la mia musa, con lei esploro territori sinuosi e sconosciuti (spazi fisici ma anche mentali).

Il materiale magmatico viene poi editato in un secondo momento e solo allora capisco che ci sono degli elementi che tornano. 
“Mater” è come una suggestione, e non si struttura con un percorso narrativo classico. Vediamo la storia di una donna e di un paesaggio incontaminato con il quale questo essere vivente interagisce. Ad un certo punto si intravedono delle vestigia di una civilizzazione umana (antica e invecchiata), che sembrano spezzare un equilibrio esistente. 

Completa la frase: “Per me la fotografia è…”

…un modo per colmare un vuoto, alleviare la solitudine, meravigliarsi di fronte al mondo, scoprire le zone mistiche dei nostri sogni. 

Claudio Capanna | Collater.al
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Scritto da Giulia Guido

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