cmqmartina è un essere umano e ce lo dimostra con “123 medicine”

cmqmartina è un essere umano e ce lo dimostra con “123 medicine”

Cristiano Di Capua · 7 mesi fa · Art

Scrivere delle proprie debolezze senza filtri è una delle cose più difficili per gli esseri umani. Eppure cmqmartina (al secolo Martina Sironi, classe ’99) ci è riuscita alla stragrande. Disponibile da venerdì 13 il suo nuovo singolo “123 medicine” per Columbia Records\Sony Music Italy, racconta di come sia importante esorcizzare le proprie debolezze parlandone, rendendole piccole e inermi. Incuriositi dalla persona e dal suo grande attaccamento per la musica (in particolare per quella elettronica), le abbiamo fatto qualche domanda su questo singolo e sui progetti futuri che la coinvolgeranno.

Ciao Martina, partiamo subito con una domanda molto semplice ma mai scontata. Come stai?

Come sto? Domanda interessante, nessuno me lo chiede mai nelle interviste – ride -. Sono presa da tantissime cose, ho una vita davvero frenetica al momento, per cui neanche ho il tempo di fermarmi e capire effettivamente come sto. Sicuramente sono in un bel momento, devo dirlo. Ci sono tantissime cose in cantiere che poi conoscerete con il tempo.

Dopo il tuo album “DISCO 2”, il singolo “123 medicine” segna una nuova fase del tuo progetto. Cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo capitolo? Dacci qualche spoiler, cosa bolle in pentola?

Si tratta proprio di un capitolo nuovo. “123 medicine” è un pezzo diverso, scritto piano voce, con cui sento un forte legame emotivo.
I producer con cui ho lavorato poi mi hanno aiutato a costruire questo palazzo meraviglioso, se così possiamo definirlo. Anche a livello strutturale è diverso, è un costante crescendo di musica e sensazioni. Tutta la nuova musica che sto facendo e che farò sarà sicuramente sperimentale, ma sempre mia: un’evoluzione naturale.
Tra batterie trap, violini registrati e svariati synth ci siamo messi davvero in gioco. Fondamentalmente uno degli scopi nel mio percorso artistico è mettermi in gioco e con questo pezzo lo sto facendo per davvero. Anche grazie al producer Mr. Monkey sono riuscita a scrivere in modi nuovi e ne sono molto contenta.

Il brano all’ascolto risulta intimo e delicato, senza mai perdere quella contaminazione elettronica che da sempre è presente nella tua musica. In questo caso, più che mai, è lampante che questo pezzo lo hai scritto per una tua necessità personale. Reputi la musica un’arte che riesce a sconfiggere le tue debolezze interiori?

Assolutamente, la scrittura per me è molto terapeutica. Questo pezzo in particolare lo è stato più degli altri. Il tema dei farmaci/ansia/depressione lo vivo tutti i giorni, pensa che “123 medicine” l’ho scritto in un’unica notte, più difficile delle altre, ma anche grazie a questa cosa sono molto contenta del risultato che abbiamo ottenuto. Lo sento molto mio.

Come ti dicevo, nella tua musica è sempre presente un lato elettronico. Nella tua vita, che peso ha avuto la musica da club?

Sicuramente importante. In realtà ho conosciuto la musica da club e tutto quel mondo abbastanza tardi, non sono mai stata una di quelle ragazzine che andavano sempre in discoteca (mia madre non mi lasciava andare in posti così). Poi a Milano ho conosciuto, anche grazie ai miei amici, tanti posti diversi e allo stesso tempo tranquilli. Molti dei miei ricordi più felici sono proprio quelli che coinvolgono suoni e amici. Quando ho scoperto tutto questo mondo ho provato a portarlo nella mia musica, renderlo più mio e fruibile. C’è stato proprio un momento in cui ho unito le due cose ed è nata cmqmartina. Io vorrei far sentire le persone che vengono ai miei concerti allo stesso modo di come io mi sento quando vado nei club: liberi, felici, con la voglia di ballare anche con gli sconosciuti, senza problemi.

Stanno ripartendo i live show e sicuramente ti vedremo sui palchi in giro per l’Italia. Che importanza ha la dimensione live nella tua musica e come vivi quell’esperienza?

In realtà, ti dico, non sono una di quelle persone che ha iniziato da subito a suonare live. X Factor, da questo punto di vista, mi ha aiutato a capire tutte le dinamiche che accompagnano la dimensione live, è stata una vera e propria scuola per me. Ad oggi sul palco mi sfogo tantissimo e ci sto bene, lo faccio mio. Pian piano sento che mi sto evolvendo, riesco a sentirmi tranquilla e sciolta anche davanti a tantissime persone. Mi piace improvvisare, farmi trascinare dalle cose intorno a me. Ti direi che sono molto istintiva sul palco, cosa che prima non riuscivo a fare, ma che con il tempo ho imparato ad apprezzare davvero.

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Gli scatti inediti del grande fotografo di moda Gian Paolo Barbieri

Gli scatti inediti del grande fotografo di moda Gian Paolo Barbieri

Tommaso Berra · 3 giorni fa · Photography

Gian Paolo Barbieri è uno dei giganti della moda in pellicola, membro di un gruppo di fotografi che hanno saputo descrivere il mondo delle modelle, delle sfilate e del prodotto andando oltre ogni racconto superficiale.
A Milano inaugura oggi, 29 novembre, una mostra del grande maestro della fotografia Gian Paolo Barbieri, che alla 29 ARTS IN PROGRESS gallery in Via San Vittore 13 presenterà una serie di opere inedite e a colori.

© Gian Paolo Barbieri – Laura Alvarez, Venezuela, 1976 – Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri : 29 ARTS IN PROGRESS gallery – © Copyright Gian Paolo Barbieri/ Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri / 29 ARTS IN PROGRESS gallery

Il titolo della mostra è ‘Gian Paolo Barbieri: Unconventional’, ed è proprio non convenzionale il modo in cui l’artista ha approcciato alla fotografia e alla moda, rielaborata in base alle tante esperienze e alle celebrities con le quali ha intessuto rapporti e contatti diretti.
Negli scatti di Barbieri, conosciuto principalmente per la sua produzione in bianco e nero, si rincorrono provocazione e storia, riprendendo pose della storia dell’arte, citazioni al design e all’architettura, un simbolismo che viene connotato da una visione ultra personale e autentica. La nuova eleganza e il nuovo erotismo che Barbieri ha saputo rappresentare nella sua carriera sono visibili alla 29 ARTS IN PROGRESS gallery, in una mostra che arriva pochi giorni dopo l’uscita al cinema di “L’uomo e la bellezza”, primo docufilm su Gian Paolo Barbieri e già premiato al Biografilm Festival 2022 di Bologna.

© Copyright Gian Paolo Barbieri/ Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri / 29 ARTS IN PROGRESS gallery
© Gian Paolo Barbieri – Eva Herzigova, Roma, 1997 – Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri : 29 ARTS IN PROGRESS gallery – © Copyright Gian Paolo Barbieri/ Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri / 29 ARTS IN PROGRESS gallery
© Gian Paolo Barbieri – Neith Hunter, Grecia – 1983 – Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri : 29 ARTS IN PROGRESS gallery – © Gian Paolo Barbieri – Neith Hunter, Grecia – 1983 – Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri : 29 ARTS IN PROGRESS gallery – © Copyright Gian Paolo Barbieri/ Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri / 29 ARTS IN PROGRESS gallery
© Gian Paolo Barbieri – Moira O’Brien, Seychelles, 1981 – Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri : 29 ARTS IN PROGRESS gallery – © Copyright Gian Paolo Barbieri/ Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri / 29 ARTS IN PROGRESS gallery
© Gian Paolo Barbieri – Isa Stoppi in Coppola&Toppo, Milano 1968 – Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri : 29 ARTS IN PROGRESS gallery – © Copyright Gian Paolo Barbieri/ Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri / 29 ARTS IN PROGRESS gallery
Gli scatti inediti del grande fotografo di moda Gian Paolo Barbieri
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Gli scatti inediti del grande fotografo di moda Gian Paolo Barbieri
Gli scatti inediti del grande fotografo di moda Gian Paolo Barbieri
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“Beauty of Imperfection” – gli scatti di Alina Gross

“Beauty of Imperfection” – gli scatti di Alina Gross

Tommaso Berra · 4 giorni fa · Photography

Il corpo nudo femminile negli scatti fotografici di Alina Gross diventa un elemento lontano da qualsiasi rappresentazione erotica, o meglio il linguaggio della fotografia facilita il tentativo di evocare le ambivalenze della sessualità e del genere.
La fotografa ucraina e ora di base in Germania evoca gli elementi erotici attraverso associazioni di forme e elementi naturali, combinandoli per creare una bellezza imperfetta, quella “Beauty of Imperfection” che è anche il titolo del suo ultimo libro d’arte, nonché del progetto che l’artista porta avanti da quattro anni.
Alina Gross non mostra una bellezza – e una figura della donna – univoca, da raccontare solo attraverso i tradizionali canoni di bellezza, ma amplia il significato delle forme, grazie anche a una resa pittorica dei corpi, favorita dall’utilizzo del colore che spesso cosparge la pelle. L’effetto disturbante della visione di parti nude non è mascherato, Gross però invita l’osservatore a rivedere il processo mentale di analisi della realtà e la sua definizione, che porta ad abbattere barriere vertiginose.

Alina Gross | Collater.al
Alina Gross | Collater.al
Alina Gross | Collater.al
Alina Gross | Collater.al
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Alina Gross | Collater.al
Alina Gross | Collater.al
Alina Gross | Collater.al
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“Beauty of Imperfection” – gli scatti di Alina Gross
Photography
“Beauty of Imperfection” – gli scatti di Alina Gross
“Beauty of Imperfection” – gli scatti di Alina Gross
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“Don’t Worry Darling” in 10 inquadrature 

“Don’t Worry Darling” in 10 inquadrature 

Giulia Guido · 7 giorni fa · Photography

Don’t Worry Darling è uno di quei casi in cui si guarda il film più per curiosità che per sano interesse. La pellicola che è arrivata nelle sale cinematografiche lo scorso 22 settembre e che è stata presentata alla Mostra del Cinema di Venezia lo scorso 5 settembre, ha cominciato a far parlare di sé molto prima del trailer, del teaser e delle prime foto dal set. 

Le controversie infatti sono cominciate proprio a inizio riprese, quando Olivia Wilde, che firma la regia, licenzia Shia LaBeouf, motivando questa decisione al metodo di lavoro dell’attore che a detta della Wilde non si adattava al suo modus operandi.
I problemi di Olivia Wilde sono continuati anche con la protagonista, Florence Pugh, con la quale sembra aver avuto diverse tensioni (mai pubblicamente confermate).
A completare questa complicata fase di produzione è arrivata la scelta della regista di sostituire LaBeouf con l’allora compagno Harry Styles

Inevitabilmente, tutti questi avvenimenti hanno avuto un loro peso anche in fase di promozione, che hanno però spostato il focus dal film vero e proprio a del puro gossip. 

Un peccato? Forse no. 

Alice e Jack Chambers sono una coppia felicemente sposata che vive a Victory, una comunità sperimentale degli anni’50 dove gli uomini trascorrono tutto il giorno al lavoro, mentre le donne si occupano della casa, per poi trascorrere il tempo libero insieme ai vicini. Qualcosa però improvvisamente cambia e Alice comincia a sentirsi costretta in quella vita, con una sempre maggiore volontà di scoprire cosa si nasconde oltre i confini della città. Questa è la trama, che di per sé cela anche qualcosa di potenzialmente interessante, sfortunatamente è lo sviluppo che manca. È come quando a scuola i professori dicevano “ha del potenziale ma non si applica”. 

Di tutto ciò che mette sul tavolo Don’t Worry Darling – che sembra più un bisogno di riscatto da parte della Wilde – qualcosa si salva ed è il motivo per cui il film si lascia guardare fino alla fine: l’estetica

Per curare la fotografia, infatti, la regista si è avvalsa del lavoro di Matthew Libatique, direttore della fotografia americano e collaboratore abituale di Darren Aronofsky. In quasi trent’anni di lavoro, Libatique ha curato la fotografia di film come Requiem for a Dream e Il cigno nero, esperienza che lo ha portato ad essere preparato all’inquietante realtà portata sul grande schermo in Don’t Worry Darling. Si nota subito come la luce calda che illumina l’intera cittadina diventa fredda e cupa quando Alice è da sola con sé stessa, e diventa sempre più fredda col passare del tempo. L’utilizzo della luce va, poi, di pari passo con i colori dei luoghi: ad esempio, il verde della vasca da bagno che ricorda quello delle divise ospedaliere. 

Per questo motivo è stato particolarmente difficile selezionare solo 10 inquadrature del film che forse ha puntato molto sull’estetica e troppo poco sul contenuto. 

“Don’t Worry Darling” in 10 inquadrature 
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“Don’t Worry Darling” in 10 inquadrature 
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Saline come mosaici negli scatti di Tom Hegen

Saline come mosaici negli scatti di Tom Hegen

Tommaso Berra · 1 settimana fa · Photography

A partire dal 2018 il fotografo tedesco Tom Hegen ha viaggiato tra Australia, Senegal, Francia e Spagna osservando dall’alto il paesaggio e la morfologia di questi territori, in particolare delle saline, luoghi affascinanti che dal cielo appaiono come mosaici preziosi.
Le geometrie e il reticolo di percorsi rende questi paesaggi quasi astratti se osservati dall’alto, e le tinte pittoriche che spingono i colori verso il giallo, l’azzurro e il tipico rosa sembrano tavolozze di qualche acquerellista dallo stile delicato.
La serie di fotografie racconta un elemento del paesaggio molto peculiare, in cui la natura, in tutta la sua aridità, riesce a mostrare energia e creatività, che Hegen riesce a mettere in evidenza regalandoci un punto di vista insolito e unico.

Tom Hegen | Collater.al
Tom Hegen | Collater.al
Tom Hegen | Collater.al
Tom Hegen | Collater.al
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Saline come mosaici negli scatti di Tom Hegen
Photography
Saline come mosaici negli scatti di Tom Hegen
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