La pittura di Collin van der Sluijs sembra appartenere all’ambito del sogno. Uno di quei sogni che si insinua nel quotidiano. Un mix tra illustrazione, pittura, street art e (più sporadicamente) anche ceramica dove ogni dettaglio racconta una storia. Nato a Maastricht, van der Sluijs inizia con il writing a undici anni e da allora costruisce un linguaggio visivo tutto suo. Un’immaginario che fonde surrealismo, simbologia personale e immaginari fiabeschi stratificati che non è facile dimenticare.

Uccelli, insetti, fiori e volti sospesi in atmosfere oniriche popolano le opere di Collin van der Sluijs. Sono delicati e potenti allo stesso tempo, intrisi di bellezza ma anche di una certa inquietudine che facciamo fatica a scrollarci di dosso. Collin, in pratica, si limita a suggerire. Lascia che siano i dettagli a parlare, stratificando significati senza perdere leggerezza.

Anche nei suoi lavori su carta e nelle stampe emerge il suo approccio contemplativo e curioso. Il suo sguardo resta sempre quello di un osservatore sensibile, capace di trasformare l’esperienza in immagine e l’immagine in una finestra su un mondo interiore. Il suo lavoro si muove così fra molti medium diversi, sempre con una coerenza che richiama un immaginario davvero fiabesco, appartenente al sogno, che se non ci fa tornare bambini sicuramente rimane impresso.





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