Collyrium – Il cinema sinestetico di Hélène Cattet e Bruno Forzani

Arriviamo ora ad approfondire qualche giovane regista indipendente Hélène Cattet e Bruno Forzani. Stiamo parlando di sono una coppia di cineasti, uniti dall’amore e uniti soprattutto da una visione cinematografia completamente nuova. Ma perché lo stile del duo Belga è così innovativo e visionario? Beh, partiamo analizzando i due motivi principale ma resterà comunque a voi soli giudicare.

Il loro lavori vengo caratterizzati fortemente dalle loro rigorose scelte stilistiche quali un montaggio compulsivo, una frenetico e caotico uso della luce e della fotografia. Poi suoni, rumori e musica spiazzante. Lo spettatore viene catapultato in un vortice ipnotico dove viene stordito e ammaliato e nel frattempo entra in un mondo a lui nuovo dove molto scene gli vengono impresse con dolce violenza nel cervello. Ma tutti questi elementi meramente formali, non servono solo a disorientare. Ma servono a giocare con l’inconscio dello spettatore, proprio come si riscontra nei film di Lynch (in particolare modo Inland Empire). Insomma dietro queste pellicole si cela un’immensa ricerca psico-esteitca.

Il secondo campo di ricerca abbracciato dalla giovane coppia è invece di matrice decisamente più storico-culturale. Ognuno dei loro film, e anche dei corti precedentemente realizzati, non è altro che un rimaneggiamento di quel cinema Italiano dei decenni passati che tanto è stato amato nel mondo. Sto parlando dell’ horror alla Argento e alla Bava e degli spaghetti Western tanto cari a Sergio Leone, il tutto risaltato da una sensualità quasi feticista dei corpi. Ma la loro indagine non si ferma al citazionismo. Cattet e Forzano reinventano un genere, ormai quasi scomparso, evolvendolo e approfondendolo a tal punto da trasformarlo quasi completamente.

Ma spendiamo ora qualche parola sui loro lungometraggi.

Amer (2009): Primo lungometraggio che vede come protagonista Ana, prima da bambina, poi da adolescente ed infine da adulta. Tutta la vicenda ruota attorno alla fatiscente villa marittima in cui la protagonista cresce, matura e successivamente vi fa ritorno. Tutte queste distinte parti del film si intrecciano in un groviglio narrativo nel quale si avverte la presenza di un efferato assassino ma sopratutto di una entità maligna che aleggia nella casa. Ma il fulcro di tutto rimane sempre Ana, i suoi ricordi, le sue esperienze vissute e quelle che avrebbe invece voluto vivere.

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Lacrime di Sangue (2013): In Questo secondo film i registi smorzano le tinte horror andando a realizzare un vero e proprio giallo all’italiana. Dopo il ritorno da un viaggio d’affari, un uomo capisce che sua moglie è sparita e da lì inizierà una ricerca che lo porterà ad esplorare i meandri nascosti del meraviglioso palazzo in stile liberty in cui abita. Se in Amer Cattet e Forzani decidono di introdurci delicatamente nel proprio universo, qui iniziamo ad abbracciarlo violentemente e quasi a comprenderlo. La follia del protagonista diventa la nostra follia.

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Let the corpse tan: Ultimo film del duo belga che cambia leggermente strada. In questo caso la storia narrata è uno spaghetti western abbastanza anticonvezionale ambientato in una roccaforte abbandonata nell’ ardente sud della Francia. Dopo una ricca rapina una banda di ladri si trova a fronteggiare una coppia di polizziotti a colpi di pistola. Tutto il film è scandito dall’orario di un orologio che ci fornisce una panoramica a 360 gradi di quello che sta succedendo. Nonostante la trama e la narrazione siano diverse da quelle dei film precedenti, il taglio estetico e registico continuano ad essere coerenti alternando attimi di cruda realtà a momenti di allegorica finzione.

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