Come sappiamo bene, C.P. Company ha costruito la propria identità all’interno di uno spazio dello sportswear che non coincide strettamente con il campo da gioco. Un territorio fatto di spalti, pub prima della partita, tempi morti e percorsi rituali verso lo stadio, in cui l’abbigliamento si lega all’esperienza dello sport più che alla sua pratica. È da qui che prende forma una visione sedimentata nel tempo e oggi riassunta nel principio Sportswear, Not For Playing In al centro della campagna.

I capi non servono per giocare, ma per tutto ciò che circonda il gioco. Per le ore passate sul divano di casa davanti a una partita decisiva, per l’intensità compressa di un bar affollato, per il caos ordinato dello stadio. Lo sport continua negli sguardi, negli atteggiamenti, nell’estetica di chi lo attraversa. Ed è proprio in questa continuità emotiva che l’abbigliamento assume un valore che va oltre la funzione.

Una visione che attraversa le generazioni, tenute insieme da una passione comune e da una ritualità che si rinnova ogni settimana. Cambiano i risultati, cambiano le stagioni, ma restano le persone e restano i capi che accompagnano quei momenti. Icone come la Goggle Jacket di C.P. Company emergono così come simboli di appartenenza, non semplici oggetti ma contenitori di memoria. Indossati nella quotidianità, diventano testimoni silenziosi di emozioni vissute, di istanti che si fissano nel tempo.


Alcune partite si dimenticano, altre si vorrebbero cancellare. Ma certi momenti restano per sempre. Non tanto per quello che è successo in campo, quanto per chi c’era accanto a noi e per ciò che indossavamo in quell’istante. È un’idea che il brand traduce anche nel film accompagnato dalla poesia di John Joseph Holt, dove ogni fischio è una marea emotiva, ogni scelta un bivio, ogni ricordo un equilibrio tra alti e bassi.

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