Photography Le Ande Peruviane attraverso gli scatti di Diego Bendezu
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Le Ande Peruviane attraverso gli scatti di Diego Bendezu

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Anna Frattini

Tierra de Gigantes è un progetto fotografico che nasce nelle Ande peruviane come gesto di restituzione e ascolto. Firmato dal fotografo peruviano Diego Bendezu e realizzato in collaborazione con la curatrice e art director Lia Lazaro, il lavoro si muove lontano da qualsiasi retorica esotica, scegliendo invece una prossimità umana fatta di incontri, tempo condiviso e osservazione silenziosa.

Sviluppato nella Valle Sacra degli Inca, un territorio attraversato ogni anno da milioni di persone, Tierra de Gigantes sceglie un punto di vista laterale, intimo. Qui la natura non è semplice sfondo ma presenza viva: montagne, laghi e alberi diventano spazi sacri, un vero e proprio altare naturale. L’immaginario andino viene raccontato come un cosmo organico, una sorta di grande placenta in cui vita, memoria e territorio si intrecciano senza separazioni nette.

Il progetto prende forma attraverso incontri spontanei con artigiani, danzatori e famiglie locali. Come Hilario, danzatore di Saqsa originario di Paruro, la cui tradizione nasce dall’immaginazione del nonno e dà vita a figure che sembrano emergere direttamente dalla roccia, vestite di piante selvatiche e muschio. O come Vicky, che lavora il mais e i suoi derivati trasformandoli in oggetti costruiti con pazienza, dedizione e cura, dove il gesto artigianale diventa atto culturale.

I bambini attraversano le immagini come presenze centrali, mai decorative. Osservano, partecipano, apprendono. Nei loro corpi e nei loro sguardi si manifesta la continuità di una memoria che passa di generazione in generazione, adattandosi e trasformandosi senza perdere il legame con le proprie radici. È in questa trasmissione silenziosa che il progetto trova una delle sue forze più evidenti.

Tierra de Gigantes si presenta così come qualcosa che tiene insieme ancestrale e contemporaneo, visibile e invisibile. Un lavoro che invita a guardare le Ande non come destinazione da consumare, ma come territorio vivo, complesso, ancora capace di insegnare qualcosa a chi si ferma abbastanza a lungo da ascoltare.

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Scritto da Anna Frattini

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