Diego Vicente, un illustratore e street artist multidisciplinare

Diego Vicente, un illustratore e street artist multidisciplinare

Federica Cimorelli · 4 giorni fa · Art

Diego Vicente è un artista multidisciplinare, illustratore, pittore, designer e street artist spagnolo, più precisamente di Saragozza. Proprio a Saragozza inizia il suo percorso artistico, lì inizia studiando illustrazione, poi si sposta ad Aragona per approfondire gli studi di design, e dopo una tappa in Inghilterra, nel 2014 si ferma a Madrid per unirsi al collettivo artistico Boa Mistura

Da qualche anno Diego è diventato un artista indipendente, ha fatto esperienza con altri professionisti del suo campo, è cresciuto e maturato e oggi sta cercando di raggiungere nuovi obiettivi. Scopriamo insieme il suo lavoro. 

La produzione artistica di Diego Vicente è decisamente molto ampia, il suo lavoro spazia infatti dalla piccola illustrazione al murales in larga scala.

Artisticamente cerco di collegare l’astratto con il figurativo, la pittura con il disegno, il mio lato più viscerale con quello più razionale. Cerco portare questa fusione sempre più lontano per trovare nuovi linguaggi e letture per la stessa immagine. In questo modo, spesso trovo risultati imprevedibili che si intrecciano e coesistono con la parte più controllata di ogni lavoro. Composizioni cariche di significati e sentimenti che pongono lo spettatore come responsabile della decifrazione.

Le sue immagini, ma soprattutto i suoi murales, nascono con l’obiettivo di sostenere i quartieri delle città, renderli dei posti migliori, appoggiare la sostenibilità, cultura, diversità e collettività che li muove. Per questi spazi Diego dona la sua coloratissima arte e la arricchisce di simboli e soggetti con un profondo significato.

Nell’opera Ofrenda, ad esempio, il racconto si concentra sulle azioni che gli uomini possono fare per la proprio quartiere. I fiori diventano così emblema di un regalo, atto di generosità che va dalla lotta sociale al più piccolo gesto quotidiano, capace di migliorare la convivenza tra vicini.  

Pertenezco a este fuego, realizzato l’anno scorso ad Alagón, parla del passare del tempo, delle tradizioni d’infanzia, della storia e della vita nel villaggio. È un omaggio a Carlos Sierra e alla sua poesia “Cenizas”.

Infine El olvido è un murales dedicato alle vittime di repressione. Per realizzare quest’opera Diego Vicente pensa a chi ha dovuto controllare le proprie idee politiche, credenze religiose, condizioni sessuali, etnie e origini. L’opera parla dell’oblio come malattia e evoca la memoria come unico antidoto, fonte di luce, speranza e giustizia. 

– Leggi anche: Dagli Uffizi a Cortina, la street art di Endless

Guarda qui altri sue creazioni, seguilo su Instagram e visita il suo sito ufficiale per rimanere sempre aggiornato sulla sua produzione artistica. 

Diego Vicente, un illustratore e street artist multidisciplinare
Art
Diego Vicente, un illustratore e street artist multidisciplinare
Diego Vicente, un illustratore e street artist multidisciplinare
1 · 12
2 · 12
3 · 12
4 · 12
5 · 12
6 · 12
7 · 12
8 · 12
9 · 12
10 · 12
11 · 12
12 · 12
Le installazioni dell’artista americano Rob Ley

Le installazioni dell’artista americano Rob Ley

Emanuele D'Angelo · 4 giorni fa · Art

Conosciuto per le sue installazioni, Rob Ley è un artista americano con sede a Los Angeles e che riesce a incantare il mondo intero. Attualmente insegna design alla University of Southern California (USC), ma nonostante ciò riesce a trovar del tempo per dedicarsi a reinventare luoghi.
Coinvolgendo il carattere e il contesto di un luogo, il suo studio crea opere d’arte pubbliche dinamiche che si intrecciano con il panorama esistente.

Il suo ultimo lavoro in ordine di tempo è “Pangaea”, un’installazione commissionata per il quartier generale della NCR nel centro di Atlanta, Georgia.

L’opera prende il nome dal supercontinente preistorico ed è composta da una serie di nastri di alluminio stratificati che creano una collezione di nodi interconnessi, hub e condotti.

Come si può intuire, l’artista americano è solito usare l’alluminio per le sue installazioni. Ecco un’altra delle sue opere che è rimasta senza dubbio scolpita nel cuore di chi ha avuto la fortuna di osservarla da vicino.

Si intitola “Field Lines”, si trova nell’hub di transito dell’aeroporto di Chicago, O’Hare. L’installazione, come ogni sua opera, diventa un tutt’uno con l’aeroporto. I piccoli elementi di alluminio infatti riproducono le correnti d’aria dinamiche che oscillano tra condizioni di vento stabile e turbolento. Un po’ come le correnti, i gorghi e i vortici che modellano il vento e hanno un impatto diretto sui voli.

Un’altra opera di Rob Ley che sicuramente è stata in grado di fermare lo spazio e il tempo è senza dubbio “Endless Miles“.

Una delle più acclamate dalla critica, l’opera se vista da vicino sembra che sia composta da pennellate individuali, mentre da lontano appare come una composizione a mosaico.

Leggi anche: Olafur Eliasson ha modificato la facciata della Willis Tower

Ma queste opere sono solo un assaggio della fantasia e della bravura di Rob Ley e del suo studio, per conoscerle tutte vi basta visitare il sito.

Le installazioni dell’artista americano Rob Ley
Art
Le installazioni dell’artista americano Rob Ley
Le installazioni dell’artista americano Rob Ley
1 · 4
2 · 4
3 · 4
4 · 4
“L’Italia è il paese che amo”, l’esplorazione culturale di Giacomo Felace

“L’Italia è il paese che amo”, l’esplorazione culturale di Giacomo Felace

Federica Cimorelli · 3 giorni fa · Art

L’Italia è il paese che amo. Con queste parole, il 26 gennaio 1994, inizia il discorso di Silvio Berlusconi che annuncia il suo ingresso in politica e da quel giorno in Italia inizia un importante cambiamento. La trasformazione che il paese si ritrova ad affrontare è totale, riguarda senza dubbio il sistema politico, quello economico, sociale, culturale, di usi e costumi e ha delle conseguenze su intere generazioni. Ma come raccontare esattamente a chi non lo ha vissuto, l’immaginario estetico di una nazione? Come descrivere la zona oscura di un paese e il suo paesaggio visivo nazional-popolare?

Mettere insieme i simboli e i concetti presenti nella memoria e nell’immaginazione di una molteplicità di individui non è di certo un’impresa semplice, ma soprattutto riuscire a evocare un’impalpabile memoria collettiva attraverso le immagini è forse ancora più complesso. 

Giacomo Felace, art director e brand designer italiano, classe 1989, pochi giorni fa ha reso pubblico il suo progetto di esplorazione culturale. Esatto, si tratta proprio di un progetto artistico evocativo e si chiama “L’Italia è il paese che amo”, ma non riguarda solo Silvio Berlusconi.

“L’Italia è il paese che amo” esplora digitalmente il conflittuale paesaggio visivo di segni, loghi e manifesti che circondano l’Italia e i suoi concittadini, è un lavoro progettato per essere “anti-desgin”, ovvero, intenzionalmente sregolato, disordinato ed iperbolico. 

Attraverso messaggi e insegne stereotipate si mescolano le passioni e gli incubi di una nazione: il calcio, il lavoro, la politica, le ideologie contraddittorie di un sistema corrotto, i comportamenti contemporanei di una generazione discontinua, il divario culturale e socioeconomico della nazione.

Leggi anche: “Reverting to Type”, una mostra sui poster di protesta

Giacomo Felace ricrea e mette insieme le influenze culturali di oggi e di ieri e rappresenta un passato scintillante di evasioni fiscali, corruzione, sonnolenza sociale, crollo demografico, difficili questioni di salari e divario tra Nord e Sud. Tutto con il carattere Helvetica. La scelta di questo font è un omaggio a Massimo Vignelli, uno dei protagonisti più importanti della storia del design e del graphic design italiano.

“L’Italia è il paese che amo”, l’esplorazione culturale di Giacomo Felace
Art
“L’Italia è il paese che amo”, l’esplorazione culturale di Giacomo Felace
“L’Italia è il paese che amo”, l’esplorazione culturale di Giacomo Felace
1 · 14
2 · 14
3 · 14
4 · 14
5 · 14
6 · 14
7 · 14
8 · 14
9 · 14
10 · 14
11 · 14
12 · 14
13 · 14
14 · 14
Le app di oggi negli anni ’90, l’idea di Computer Futures

Le app di oggi negli anni ’90, l’idea di Computer Futures

Federica Cimorelli · 3 giorni fa · Art

Negli ultimi decenni, la tecnologia ha trasformato il nostro modo di vivere e di lavorare. Se solo pensiamo alle dinamiche dell’ultimo anno ad esempio, possiamo renderci conto di quanto lo sviluppo tecnologico ci abbia permesso di continuare a svolgere la nostra professione da casa, mantenendo attive le nostre relazioni e regalandoci svago e distrazione. 
Rispetto al passato sono cambiate molte cose, ma come sarebbe stata la nostra quotidianità oggi se piattaforme come Microsoft Teams, TikTok, Tinder o Facebook non fossero ancora nate? Ma soprattutto, che forma avrebbero queste applicazioni negli anni ’90?
In incognito, il direttore creativo della società di reclutamento Computer Futures ha provato ad immaginarne le sembianze e ha dato vita ad un progetto creativo molto curioso. 

Facendo affidamento ad un’esperienza consolidata nell’industria tecnologica, Computer Future, o chi per lui, ha intrapreso un’osservazione del presente e ha unito la tecnologica di oggi con quella disponibile trent’anni fa.

Così TikTok si trasforma in una vecchia telecamera vhs e unisce il divertimento e lo svago contemporaneo con l’eterno desiderio umano di riprendersi e riguardarsi attraverso le immagini. Microsoft Teams invece prende le sembianze di un fax, dispositivo imprescindibile nelle aziende degli anni ’90 e strumento di comunicazione indispensabile. Tinder da parte sua può essere considerato come un videogioco perché ha un’elevata carica ludica, mette in connessione gli utenti attraverso le conversazioni e basa la sua interazione su pochi pulsanti. Facebook si tramuta invece in un poket pal, progenitore del telefono tascabile, utile per memorizzare nomi, compleanni, eventi e promemoria.
Infine Amazon Prime Video non può diventare altro che un lettore DVD, essenziale per i lunghi viaggi in macchina e per guardare un film on-the-go.

– Leggi anche: Jeremy Booth trasforma le icone delle app in sneakers

Con questo progetto coloratissimo, Computer Futures ci fa fare un viaggio nel passato e ci fa vivere un po’ di sana nostalgia. 
Guarda qui le immagini, segui la società su Instagram e leggi di più sul sito ufficiale

Le app di oggi negli anni ’90, l’idea di Computer Futures
Art
Le app di oggi negli anni ’90, l’idea di Computer Futures
Le app di oggi negli anni ’90, l’idea di Computer Futures
1 · 15
2 · 15
3 · 15
4 · 15
5 · 15
6 · 15
7 · 15
8 · 15
9 · 15
10 · 15
11 · 15
12 · 15
13 · 15
14 · 15
15 · 15
Le installazioni luminose di Philipp Frank

Le installazioni luminose di Philipp Frank

Giulia Guido · 2 giorni fa · Art

Ipnotizzata, è così che sono rimasta scoprendo i lavori di Philipp Frank. Quasi per caso, scorrendo Instagram, mi sono imbattuta nel video di un fungo che grazie a dei fasci di luce geometrici proiettati sul suo cappello rosso sembrava prendere vita. Incuriosita sono andata sul profilo di Philipp Frank e ho scoperto un mondo incantato. 

Philipp Frank è un artista cresciuto tra Parigi e Monaco. Il suo primo approccio all’arte è avvenuto attraverso i graffiti, poi, fotografando i suoi artwork, si è avvicinato al mondo della fotografia e dei video. Oggi, dopo aver lavorato per anni come art director e illustratore, Philipp è specializzato in installazioni site-specific e light art

Le sue opere nascono da un processo che prevede la scelta del luogo perfetto, la mappatura della superficie su cui ha deciso di proiettare, la creazione delle immagini da proiettare e, infine, la ripresa del risultato finale. 

Caratteristica ricorrente nei suoi lavori, fin dai suoi primi murales, è l’elemento geometrico. Quadrati, triangoli, cerchi e linee si intersecano creando pattern che si adattano al luogo prescelto come un vestito fatto su misura. 

Philipp Frank
“Rock Lights”

Philipp Frank sembra attirato soprattutto dalla natura. Ad esempio, con “Rock Lights”, l’artista ha creato una serie di proiezioni utilizzando come tela una formazione rocciosa a Koh Phangan, un’isola nel sud-est della Tailandia.
Invece, per “Message from the Forest” l’artista ha lavorato all’interno della Perlacher Forst, un’area forestale situata a sud-est di Monaco, dove ha realizzato delle proiezioni su tronchi di alberi con alcune frasi positive. È come se la natura ci parlasse e ci invogliasse a rilassarci e dimenticarci per un attimo della realtà. 

Philipp Frank
“Message from the forest”

Ma le opere di Philipp Frank si adattano anche a contesti diversi. Nel 2018 realizzò “Trinity”, un’opera site-specific per la chiesa di St. Ludwig a Monaco per la quale costruì una superficie composta da un triangolo e un semicerchio che faceva da sfondo a un gioco di proiezioni 3D. Il risultato finale non può non ricordare un enorme caleidoscopio. 

Ultimamente, però, Philipp è tornato a lavorare a contatto con la natura e sul suo profilo Instagram potete vedere come tronchi spezzati, funghi, fiori e cespugli vengano svegliati dalle sue proiezioni. È come se, toccata da una bacchetta magica, la natura tornasse in vita. 

Leggi anche: Lust for light, il libro che racconta la luce nell’arte contemporanea

Le installazioni luminose di Philipp Frank
Art
Le installazioni luminose di Philipp Frank
Le installazioni luminose di Philipp Frank
1 · 12
2 · 12
3 · 12
4 · 12
5 · 12
6 · 12
7 · 12
8 · 12
9 · 12
10 · 12
11 · 12
12 · 12