Echo Yang – Autonomous Machines

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10 Aprile 2014

Autonomous Machines è un progetto dell’artista e graphic designer olandese Echo Yang, una serie di dispositivi analogici comuni trasformati in strumenti per scrivere e dipingere.

Può un movimento autonomo e ripetitivo come quello di una macchina generare arte? Può lo strumento pittorico del colore rivelare l’algoritmo nascosto di un movimento meccanico?

Echo Yang – Autonomous Machines

Risponde a queste domande il progetto Autonomous Machines, dell’artista e graphic designer olandese Echo Yang: una serie creata collegando dispositivi analogici comuni, come giocattoli, un walkman, una sveglia e altre macchine agli strumenti della scrittura e della pittura.

Per ogni macchina è riuscita così a tradurre il movimento in pennellate, macchie di colore e segni grafici, producendo una serie di opere che si potrebbero definire “autogenerate”.

Autonomous Machines nasce da una riflessione sulla crescente popolarità del design generativo, approccio che pone al centro dell’attività progettuale il processo piuttosto che la struttura, creando e regolamentando procedure parametriche, composte di di regole e algoritmi, capaci di generare risultati (strutture) variabili ma sempre coerenti e riconoscibili.

Yang sostiene che questo approccio abbia cambiato la percezione del design, che non appare più come creazione di un singolo autore e si domanda cosa succederebbe se il design generativo venisse applicato ad altri contesti, per esempio a un mondo al cui centro sono macchine obsolete come le sveglie o i walkman, di cui Yang ha semplicemente “adottato” e visualizzato gli algoritmi.

Echo Yang – Autonomous Machines
Echo Yang – Autonomous Machines
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