Design Louis Denavaut ridisegna L’Elysées Lincoln di Parigi
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Louis Denavaut ridisegna L’Elysées Lincoln di Parigi

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Anna Frattini

Il nuovo intervento di Louis Denavaut sul cinema L’Elysées Lincoln a Parigi si muove in controtendenza. Niente iper-tecnologia ostentata, nessuna rincorsa al comfort standardizzato delle grandi catene: qui le scelte di Denevaut lavorano sull’atmosfera, sulla memoria e su una precisa idea di esperienza cinematografica. Una scelta quasi politica, che riafferma il valore delle sale indipendenti come luoghi di identità più che di semplice consumo.

Elysées Lincoln

Il progetto di Denavaut si articola in tre ambienti distinti, ciascuno pensato come un microcosmo autonomo, con un uso del colore che richiama, senza mai citarla apertamente, la grammatica visiva di Wes Anderson. Non un esercizio di stile, ma un modo per costruire narrazioni spaziali coerenti, dove ogni sala diventa un’estensione del film che ospita.

L’Audito è forse lo spazio più rassicurante: velluti verde oliva, pareti a motivo arlecchino smorzato, una palette che avvolge senza distrarre. È una sala che invita alla concentrazione, pensata per far dimenticare il fuori e accompagnare lo spettatore in una dimensione sospesa, quasi ovattata. Qui il cinema torna a essere rituale, tempo rallentato, ascolto.

Le Studio dell’Elysées Lincoln cambia completamente registro. Una stanza compatta, quasi monolitica, immersa in un rosa acceso che trasforma la visione in un’esperienza intima e dichiaratamente artificiale. È una sala che non cerca neutralità, ma prende posizione: il colore diventa dispositivo emotivo, amplificando la prossimità tra schermo e pubblico e rendendo ogni proiezione un momento intensamente personale.

Elysées Lincoln

E Le Club, infine, lavora sulla morbidezza delle forme e sulla luce. Curve baby-pink, applique luminose che scandiscono lo spazio, un’atmosfera che oscilla tra lounge e set cinematografico. È il luogo più sociale del progetto, pensato come punto di incontro e di permanenza, dove il cinema si estende oltre la proiezione e diventa esperienza condivisa.

Elysées Lincoln

La ristrutturazione del Lincoln non cerca di competere sul piano del comfort estremo o della neutralità funzionale. Al contrario, rivendica il diritto all’eccesso misurato, alla specificità, all’umore. In un’epoca in cui molte sale cercano di assomigliarsi, Denavaut dimostra che l’identità passa ancora da materiali, colori e scelte radicali. Un promemoria silenzioso ma efficace: il cinema, prima di essere uno schermo, è uno spazio emotivo.

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Scritto da Anna Frattini

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