La capsule collection di Julian Farade per Études

La capsule collection di Julian Farade per Études

Anna Frattini · 1 settimana fa · Style

Di Études ne abbiamo già parlato in occasione della collaborazione con Veja. Oggi torniamo a parlare di questo brand francese per via della collaborazione ad alto tasso creativo con Julian Farade, parte della Spring-Summer collection 2024. Si chiama CRÉPUSCULE ed è stata realizzata dall’artista con gesso e tempera a olio su 12 pezzi e accessori della collezione dal carattere estremamente urban.

Ho iniziato disegnando tetti con gesso, poi ho aggiunto i pastelli ad olio per ottenere aree di colore piatto e sfumature. Queste sfumature sono come ombre di persone che passano, pipistrelli che volano, nuvole che scompaiono. Volevo catturare questa visione – questa idea di fuggevolezza – una sorta di dolce vortice.
études julian farade

Sono queste le parole di Farade quando racconta dell’ispirazione per questa capsule collection, arrivata grazie alla vista dal suo appartamento, all’ottavo piano. Questo è un aspetto che ritroviamo anche nei colori scelti dall’artista: il blu, il grigio del cielo parigino accompagnati da sprazzi di arancio che ricordano le atmosfere di una giornata soleggiata. La componente astratta si interseca con il realismo, due degli aspetti prominenti del fare arte di Farade che nella vita di tutti i giorni non si limita a dipingere ma scolpisce, cuce e utilizza altri medium raccontando storie. Solitamente animali fantastici e chimere animano la sua creatività mentre in questa capsule ritroviamo farfalle, corvi insieme ai camini che definiscono il panorama parigino dall’alto. I pezzi della collezione comprendono bomber, felpe con il cappuccio e magliette a maniche lunghe oversize insieme a pantaloni cargo. Tutti pezzi giustissimi per chi vuole osare con uno statement piece.

runway shot courtesy Adam Katz Sinding

La capsule collection di Julian Farade per Études
Style
La capsule collection di Julian Farade per Études
La capsule collection di Julian Farade per Études
1 · 9
2 · 9
3 · 9
4 · 9
5 · 9
6 · 9
7 · 9
8 · 9
9 · 9
Se le ballet sneaker sono anche genderless

Se le ballet sneaker sono anche genderless

Anna Frattini · 1 settimana fa · Style

Di girlhood ne abbiamo parlato tantissimo, dall’evoluzione che ha vissuto nell’ultimo anno fino alle fotografie di Kristina Rozhkova e di Sophia Wilson. Insomma, negli ultimi mesi è stato uno dei nostri argomenti preferiti. Oggi torniamo sulla questione parlando di scarpe, nello specifico sneaker. Quando ho letto l’articolo di Nicole DeMarco su The Cut, Behold, the Ballet Sneaker, ho subito pensato alle Repetto viola glitterate che avevo quando ero piccola. Simultaneamente, mi sono ritrovata a guardare la scarpe che indosso oggi: Salomon XT-6 comodissime che metto quasi ogni giorno. Le Repetto viola sono andate perse nei meandri della soffitta dei miei genitori e col tempo ho lasciato stare le ballerine perché tutti mi dicevano che non erano le scarpe per me. Oggi l’opinione altrui sulle mie scarpe non mi importa più e col ritorno del balletcore ho rispolverato delle Porselli marroni cromate che sono perfette per la bella stagione. Recentemente, ho anche scoperto che la ballet sneaker può essere anche genderless secondo Salomon. Di conseguenza mi sono chiesta se col passare del tempo vedremo sempre più ballerine in giro.

Le mie Repetto perdute somigliavano vagamente a questo modello trovato su Pinterest

La ballet sneaker genderless di Salomon

Tornando alle ballet sneaker, The Cut parla delle ballet tracker di Simone Rocha introdotte dalla designer a settembre 2020 riconoscendo in queste una crasi fra ballet pump e una scarpa più tecnica. Nel frattempo, anche Salomon ha pensato ci fosse bisogno di una ballerina fuori dal comune e ha fatto uscire le RX Marie-Jeanne, una scarpa dichiaratamente genderless.

Le RX Marie-Jeanne presentano un’estetica inaspettata e la volontà è quella di mettere insieme la funzionalità di Salomon e le linee fluide della classica Mary Jane, una scarpa senza tempo. I toni sono estremamente minimali. C’è un nero deciso e un Vanilla e un grigio. La RX è facile da mettere in valigia grazie alla leggerezza che la contraddistingue e può chiaramente essere indossata da chiunque. Questo aspetto genderless – evidente anche nella campagna di lancio – è il lato che più ci fa riflettere sull’evoluzione di un modello come quello della Mary Jane. Immortale sì, ma anche adattabile a stili e cambiamenti generazionali diversi.

Tutte le ballet snekear che ci vengono in mente

Nell’articolo di DeMarco compaiono anche altre scarpe che stavo tenendo d’occhio ormai da qualche settimana, le Heaven by Marc Jacobs x Kiko Kostadinov x Asics Gel-Lokros. Un vero e proprio sovvertimento della ballerina per come la conosciamo e che consacrano questo tipo di scarpa a un vero e proprio ibrido destinato ad avere moltissimo successo nei prossimi mesi. In passato, ci sono state anche quelle pensate qualche anno fa da Hoka in collaborazione con Brain Dead e le Asics x Cecile Bahnsen.

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da @kikokostadinov

Non dimentichiamoci della collab di UGG con Collina Strada

Quasi un anno fa avevo parlato anche della collaborazione di UGG con Collina Strada dove il brand californiano ha collaborato con il marchio newyorkese per le calzature indossate in passerella dalle modelle. Proprio in quell’occasione – fra le tante scarpe – c’erano delle Mary-Jane borchiate molto simili alla nuova idea di ballet sneaker presentata su The Cut. Per quanto colorate, Collina Strada rimane uno dei brand genderless per eccellenza, per questo penso sia giusto fare un salto anche a quella Spring Summer 2024. In quella occasione, Hillary Taymour – creative director di Collina Strada – ha coinvolto UGG per realizzare scarpe molto simili a quelle di cui stiamo parlando oggi e che vantano un carattere super bold.

Le Mary Jane di Collina Strada pensate da UGG per la SS24


Nello scrivere questo pezzo, la speranza non è solo quella di ritrovare le mie Repetto glitterate ma anche di vedere più ballerine in giro – soprattutto se affiancate al mondo delle sneaker in chiave non solo genderless ma anche più creativa. Insomma, il monochrome delle RX Marie-Jeanne ci piace tantissimo ma forse abbiamo bisogno anche di colori sfrenati – come quelli di UGG x Collina Strada – per soddisfare il nostro (soprattutto mio) gusto adolescenziale. Con ogni probabilità, sono rimasta a quando pregavo mia madre di comprarmi scarpe dai colori assurdi – senza mai ignorare quelle coi glitter – che nella maggior parte dei casi mi vergognavo a mettere ma che non ho mai dimenticato.

Se le ballet sneaker sono anche genderless
Style
Se le ballet sneaker sono anche genderless
Se le ballet sneaker sono anche genderless
1 · 8
2 · 8
3 · 8
4 · 8
5 · 8
6 · 8
7 · 8
8 · 8
Stéphane Ashpool ha disegnato le divise per la Francia in occasione delle Olimpiadi

Stéphane Ashpool ha disegnato le divise per la Francia in occasione delle Olimpiadi

Collater.al Contributors · 1 settimana fa · Style

Quest’anno, in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Parigi 2024 previsti per quest’estate a Parigi, tutti i riflettori sono sulla Francia. Per questa occasione è Stéphane Ashpool ad aver disegnato le divise degli atleti francesi, incaricato da Le Coq Sportif – iconico marchio sportivo francese. Il fondatore di Pigalle ha quindi realizzato un kit di allenamento e da gara per tutte e 60 le discipline. Senza dimenticare il merchandising ufficiale delle Olimpiadi.

olimpiadi francia

Se Giorgio Armani sono ormai decenni che pensa alle divise italiane, la Francia ha colto la palla al balzo riuscendo dimostrare di essere un paese in grado di pensare a innovazione, performance e identità. Senza lasciar indietro le fondamenta – sopratutto cromatiche – dell’identità francese. Non ci aspetta che scoprire quali altre divise cattureranno l’attenzione degli appassionati di abbigliamento sportivo e non.

Stéphane Ashpool ha disegnato le divise per la Francia in occasione delle Olimpiadi
Style
Stéphane Ashpool ha disegnato le divise per la Francia in occasione delle Olimpiadi
Stéphane Ashpool ha disegnato le divise per la Francia in occasione delle Olimpiadi
1 · 2
2 · 2
Il fascino delle sneaker stampate in 3D

Il fascino delle sneaker stampate in 3D

Anna Frattini · 5 giorni fa · Style

Di stampanti 3D se ne parla ormai da tanti anni e a oggi è una delle tecnologie più curiose sul mercato. Oggi vogliamo parlarne in relazione al mondo del footwear, alle innovazioni che può portare questa tecnologia e di cosa può voler dire per il futuro del mondo della moda. Facendo un giro su TikTok, sono tantissimi i creator che fanno unboxing e parlano di questa tecnologia in relazione alle sneaker. Già nel 2013, Nike stampava i tacchetti delle Vapor Laser Talon lasciando spazio al futuro dell’innovazione anche nel mondo del footwear. Oggi, di passi in avanti ne sono stati fatti tanti in questo ambito e le calzature stampate in 3D hanno assunto un fascino futurista che incuriosisce moltissimo.

sneaker stampa 3d
Le Nike Vapor Laser Talon risalenti al 2013

Le sneaker stampate in 3D sono davvero il futuro?

Culted ha fatto una lista delle sneaker stampate in 3D più interessanti dell’ultimo periodo. Dalle BOTTER x Reebok fino alle ALIVEFORM TOPO-01 passando per le RAINS Puffer Boot Sneaker, una scarpa pensata dal brand danese insieme a un’azienda che si occupa esclusivamente di stampare calzature in 3D, Zellerfeld. Sembrano proprio loro ad aver capito come impostare le collaborazioni più – o meno – di successo in questa fetta di mercato. A dimostrarlo, sono le collaborazione con brand che guardano verso il futuro come PLEASURES, Moncler, RAINS o Pangaia. Sul profilo Instagram di Zellerfeld si legge che le scarpe che producono sono «Printed not made. Fully recyclable. Factory free». Un approccio sicuramente rivoluzionario in questi tempi così incerti. Quelle di Zellerfeld sono scarpe su ordinazione – adattabili al piede che le dovrà indossare – di cui sarà possibile recuperare il materiale termoplastico una volta dismesse. L’aspetto di queste sneaker è sicuramente pop – quasi eccentrico quando realizzate in versione colorata – e l’assenza di cuciture o di altri orpelli la rende una delle scarpe più stranianti sul mercato.

@emilycarmeli #greenscreenvideo #greenscreen #fashiontrends #footwear #shoedesign ♬ original sound – Emily Carmeli

La rivoluzione di Joey Khamis

Joey Khamis è uno dei footwear designer più all’avanguardia in questo settore e – anche grazie alla collaborazione con Zellerfeld – dimostra come la stampa di calzature in 3D possa essere legata anche ad altre tecnologie. Quella della virtual reality in primis. Sul profilo Instagram di Khami Studios, troviamo anche i dietro le quinte del lavoro del designer, in continua evoluzione.

sneaker stampa 3d
Le Ero by Khamis Studio

Le scarpe uscite in collaborazione con Zellerfeld, le Ero by Khamis Studio, hanno lo stesso look futuristico di cui abbiamo parlato prima. Insomma, le silhouette delle scarpe in 3D sul mercato oggi non sono sicuramente per tutti, ma ci chiediamo anche se nel futuro del footwear saranno queste le scarpe che indosseremo nella nostra quotidianità. Trattandosi di una scarpa completamente diversa rispetto a molte di quelle che siamo abituati a vedere in giro, continueremo sicuramente a osservare con attenzione gli sviluppi di questa tecnologia.

 
 
 
 
 
View this post on Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

A post shared by JOEY KHAMIS (@khamisstudio)

Il fascino delle sneaker stampate in 3D
Style
Il fascino delle sneaker stampate in 3D
Il fascino delle sneaker stampate in 3D
1 · 3
2 · 3
3 · 3
Le maglie da rugby sono qui per restare

Le maglie da rugby sono qui per restare

Anna Frattini · 4 giorni fa · Style

La maglia da rugby – fin dalla sua nascita – porta con sé il fascino della divisa di uno sport nato intorno al 1830 nella celebre Rugby School nel Warwickshire, in Inghilterra. Se nel corso degli anni l’abbiamo vista indossata da artisti e celebrities di ogni tipo, ora sembra essersi confermata come uno dei trend di questa stagione, ma se n’è mai davvero andata? Indimenticabile la rugby shirt indossata da Kanye West per il lancio di The College Dropout che in tempi recenti abbiamo visto indossare anche da sua figlia North. Un passaggio di consegne che incorona la figlia del rapper come una delle icone di stile più giovani del nostre tempo. Chiaramente, Kanye e North non solo gli unici a farsi portavoce di questo trend. Dagli anni Sessanta fino a oggi, a indossarla, sono stati anche David Hockney, Mick Jagger, la Principessa Diana e le contemporanee influencer trendsetter del calibro di Hailey Bieber e Kendall Jenner fino alla meno stilosa ma sicuramente influente Taylor Swift. Ripercorriamo quindi la storia di questo capo iconico, forte del suo fascino preppy e cool senza tempo.

@sussan_mourad North West recreated dad Kanye West’s look from his “The College Dropout” Era in Tokyo with @Kim Kardashian @Kim and North #northwest #kimandnorth #kimandnorthwest #north #kanyewest #northandkanye #ye #kimkardashian #kardashians #sussanmourad #celebritynews #entertainmentnews ♬ Good Vibes (Instrumental) – Ellen Once Again

La storia della maglia da rugby

Il design essenziale, il colletto polo bianco spesso e il cotone rigido sono le caratteristiche tipiche delle rugby shirt tradizionali. Non sempre a righe, possiamo trovarne anche in tinta unita o con patchwork design particolari. Tornando alla storia, Nike – in occasione dei Mondiali di Rugby del 2003 – ha rivoluzionato le divise della nazionale inglese introducendo per la prima volta un tessuto sintetico e al passo con i tempi per migliorare le performance della squadra. Le rugby shirt, d’altronde, stavano già godendo di un vero e proprio leisurewear boom negli anni Settanta, come lo definisce Lorenzo Ottone su Domus.

Françoise Hardy e Mick Jagger, Londra, Luglio 1965 | Credit: Jean-Marie Périer/Photo12

Da Mick Jagger fino a David Hockney

Mick Jagger, già nel 1965 sovverte l’idea della rugby shirt indossando il capo in un contesto molto lontano da quello sportivo, insieme a Françoise Hardy. Negli anni Settanta, dopo il momento clou degli hippie, sembrava fondamentale tornare all’essenzialità del classico stile americano, ma soprattutto inglese. Sempre secondo Ottone, brand come GAP, Gant, Ralph Lauren ma anche Tommy Hilfiger, Beams, Drake’s e L.L. Bean, avrebbero spianato la strada per due dei trend fondanti degli anni Ottanta: il Preppy e lo Yuppie. Una delle immagini più affascinanti degli anni ’70, in relazione a questo tema, è la copertina di David Hockney by David Hockney dove l’artista si auto-ritrae indossando una rugby shirt a righe orizzontali.

Un trend che torna ciclicamente

Tornando alla contemporaneità, il trend delle rugby shirt è andato e tornato molte volte. D’altronde, anche JW Anderson e Dries Van Noten hanno rispolverato questo capo nelle collezioni primaverili per quest’anno. Il fascino immortale di un pezzo come questo sta nella sua storia e – come abbiamo detto sopra – nello charme della divisa. Allo stesso tempo, siamo convinti che un’altra ragione sia il continuo sovvertimento dell’idea della rugby shirt, estrapolata dal contesto sportivo per approdare nello streetwear effortlessly cool degli anni che furono e di oggi.

Le maglie da rugby sono qui per restare
Style
Le maglie da rugby sono qui per restare
Le maglie da rugby sono qui per restare
1 · 4
2 · 4
3 · 4
4 · 4