Photography La vita sospesa degli immigrati marocchini in Spagna
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La vita sospesa degli immigrati marocchini in Spagna

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Giorgia Massari
Felipe Romero Beltrán

In un’incessante condizione di attesa i giovani marocchini conducono la loro vita all’interno di un centro di internamento di Siviglia in Spagna, dove sono immigrati ancora minorenni. Il sistema li rinchiude qui, in un limbo kafkiano, intrappolati in un lungo processo burocratico che richiede fino a tre anni prima di ottenere l’arraigo, il permesso di soggiorno rilasciato per circostanze eccezionali. È all’interno di questo vuoto spazio-temporale che si articola la ricerca del fotografo colombiano Felipe Romero Beltrán (1992) per dar vita al progetto Dialect, pubblicato poi in un libro edito da Loose Joints. La crisi migratoria è qui indagata attraverso la fotografia ma non solo a scopo documentario. La performance e l’arte concettuale sono fortemente integrate con l’intenzione di analizzare la condizione di vuoto che il corpo e la mente sperimentano durante l’attesa.

Felipe Romero Beltrán

L’interesse di Felipe Romero Beltrán verso la condizione dei giovani immigrati affonda le radici nella sua personale storia. Nato in Colombia durante la guerra civile, poi risolta nel 2016, il fotografo guarda con attenzione alle tematiche socio-culturali che riguardano soprattutto i processi governativi, decisori supremi del destino del singolo individuo. Trasferitosi a Madrid dopo lunghi periodi di studio lontano dalla sua città natale, Beltrán sa bene cosa significa essere straniero in un Paese che non sempre ti accoglie con fervore. Per questo, quando viene invitato a svolgere un workshop nel centro di internamento per giovani immigrati a Siviglia accetta con interesse e ci rimane per tre anni, lavorando a stretto contatto con i ragazzi. Non solo sotto un punto di vista artistico ma anche umano, dando loro una grande mano circa la comprensione della loro situazione. Da questo punto di vista è importante sottolineare che il titolo – Dialect – deriva proprio dall’attenzione che Felipe rivolge al problema della barriera linguistica. La prima fase del progetto consiste infatti in ritratti in bianco e nero di alcuni immigrati intenti a leggere, senza comprendere assolutamente niente, la legge sull’immigrazione spagnola. Da subito emerge il tema dell’esclusione da parte di un sistema che vuole l’integrazione ma senza agevolarla.

Felipe Romero Beltrán

Un seconda fase del progetto si articola intorno alla performance teatrale. Felipe Romero Beltrán inserisce la componente di gioco e di intrattenimento all’interno di una condizione di vuoto, di noia e di decadenza che i ragazzi subiscono all’interno del centro. Negli scatti sono immortalati in pose plastiche mentre mettono in scena la loro morte, apparendo come martiri religiosi. Oltre a questi momenti performativi, il fotografo documenta scene di vita quotidiane come gli allenamenti o momenti di cura personale nelle quali il corpo è l’unico protagonista di questo processo di tensione e di attesa.

Felipe Romero Beltrán
Felipe Romero Beltrán
Felipe Romero Beltrán
Felipe Romero Beltrán

Courtesy Felipe Romero Beltrán

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Scritto da Giorgia Massari
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