Fendi ha restaurato il Tempio di Venere a Roma

Fendi ha restaurato il Tempio di Venere a Roma

Andrea Tuzio · 1 mese fa · Style

Ci sono voluti 15 mesi e ben 2,5 milioni di euro ma Fendi, in partnership con il Parco archeologico del Colosseo, ha portato a termine il restauro del Tempio di Venere.  

“Oggi ho il piacere di operare in stretta collaborazione con il Parco archeologico del Colosseo per il restauro del Tempio di Venere e Roma, sito che racchiude tanti ricordi speciali per me e per molte persone nel mondo. Il colle Palatino e la sua area rappresentano il cuore della mitologia romana, la culla spirituale della nostra città, un luogo di straordinario significato storico. Lo si avverte nell’aria e la sera, quando il sole tramonta sul Tempio di Venere e Roma al limitare della Velia, c’è un attimo in cui il tempo sembra fermarsi e il brusio della vita moderna svanisce in sottofondo”, ha dichiarato il direttore artistico della maison romana Silvia Venturini Fendi.

L’edificio è il più grande tempio dell’antica Roma con oltre 200 colonne in granito grigio che avvolgevano un unico spazio rettangolare, ma è rilevante anche per la peculiarità della sua forma e del suo disegno architettonico. All’interno il tempio era diviso in due celle di culto diverse: una dedicata alla dea Venere Felice, madre di Enea; mentre l’altra alla dea Roma Eterna, personificazione sacra della città e del suo potere. 

Le aree interessate dal restauro sono state sia quella relativa all’apparato architettonico che tutta la parte decorativa di entrambe le celle, il lavoro ha visto l’impegno di oltre 60 professionisti del settore. Una volta finiti i lavori di restauro vero e proprio, è stato realizzato anche un nuovo impianto di illuminazione dell’edificio in modo tale da renderlo perfettamente accessibile al pubblico. 

Per Fendi questo non è un monumento come gli altri e non solo per questa iniziativa. Nel 2019 infatti, la maison scelse proprio il Tempio di Venere come location per la sfilata che omaggiò Karl Lagerfeld scomparso da pochissimo, instaurando così un legame intrinseco con un luogo pieno di storia della città sede della maison. 

Per celebrare il restauro è stato anche realizzato un volume speciale edito da Electa. Un reportarge fotografico curato da Stefano Castellani, che mette insieme immagini d’archivio del sito e foto scattate durante e dopo le varie fasi del restauro ma anche alcune foto proprio dello show Fendi Couture Fall/Winter 2019-2020 svoltosi nella cella di Venere. Il volume sarà disponibile nelle librerie a partire dall’11 gennaio 2022.

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Sunnei Objects II, tra convivialità e pleasure

Sunnei Objects II, tra convivialità e pleasure

Andrea Tuzio · 4 giorni fa · Design

Nella serata di ieri è stata presentata Sunnei Objects II, la collezione di oggetti di uso quotidiano del brand fondato da Loris Messina e Simone Rizzo nel 2014, naturalmente reinterpretati secondo quelli che sono i codici estetici tipici di Sunnei.
Un’esplorazione colorata, giocosa e piccante nel mondo del design da parte del marchio milanese, che continua questo suo viaggio nella quotidianità che va oltre l’abbigliamento coinvolgendo l’artigianato italiano.

Sunnei ha realizzato una capsule variegata, contraddistinta dal pattern a strisce, composta da: un set di bicchieri in vetro di Murano e uno di piatti e ciotole in argilla smaltata dipinta a mano, una coperta in lana e uno zerbino. Con il vetro di Murano il brand ha realizzato anche dei pleasure toy che, grazie alla loro raffinatezza, diventano suppellettili di alto profilo. La collezione include anche una Almost Swiss Ball, realizzata in denim dal product designer romano ma ormai Milano based Matteo De Clercqqui potete leggere una nostra intervista di un po’ di tempo fa a Matteo e ai suoi collaboratori a proposito del progetto Bounce Chair – e due sgabelli Champ realizzati in collaborazione con Matter Made, azienda americana specializzata in illuminazione oggetti e mobili di design.
A completare l’offerta troviamo anche il vinile della colonna sonora dello show di Sunnei della FW21 arricchito da tre tracce bonus.

Tutta la collezione Sunnei Objects II è disponibile sul sito di Sunnei – dove grazie alla realtà aumentata è possibile vedere come gli oggetti della capsule si inseriscono nel proprio spazio abitativo – presso il flagship store del brand e in alcuni retailer selezionati. 

Sunnei Objects II, tra convivialità e pleasure
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Winter House, la casa di design per il Metaverso

Winter House, la casa di design per il Metaverso

Giulia Guido · 3 giorni fa · Design

Il giovane artista digitale Andrés Reisinger continua a stupire. Dopo essere stato inserito da Forbes nella classifica dei 30 artisti under 30 più influenti e dopo aver realizzato un’intera collezione di sedie per il Metaverso chiamata “Impossible Furniture”, ora ha presentato la Winter House, la prima casa di design progettata per il Metaverso

Winter House nasce dalla passione di Andrés Reisinger per l’arte digitale e il mondo virtuale, ma anche dalla collaborazione con Alba de la Fuente, giovane architetto spagnola che ha curato i rendering fino all’ultimo dettaglio, tanto da riuscire a ingannare l’occhio umano e farci pensare che da qualche parte nel mondo questa casa esista davvero. 

Il progetto si caratterizza per delle linee pulite e geometriche. La Winter House ha una struttura che ricorda quella delle palafitte: il corpo centrale e a pianta quadrata è sollevato dal terreno grazie alla presenza di piloni cavi in cemento armato che fungono da ingresso.
La pesantezza di materiali come il cemento armato e l’acciaio è alleggerita da enormi finestre che vanno dal pavimento al soffitto e creano un dialogo con la natura. 

Winter House

Firma inconfondibile dei due designer è la scelta di utilizzare diverse sfumature di rosa, sia per elementi strutturali sia per l’arredamento, colore che dona un’atmosfera onirica e quasi surreale. 

Chiunque abbia una vita nel Metaverso potrà comprare la Winter House, posizionarla sul proprio terreno di proprietà e, poi, aprire le sue porte ad amici e visitatori. 

Winter House
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Questa pasta si può mangiare

Questa pasta si può mangiare

Collater.al Contributors · 1 settimana fa · Design

Che soddisfazione portare la fiaccola della migliore cucina al mondo, tenuta viva da grandi falsi storici (il nostro caffè non è il migliore al mondo) e da sacrosante verità, come le materie prime e la pasta più buone che si possono assaggiare. Con la pasta gli italiani hanno ancora un rapporto ultra conservatore, non sono ammessi svaghi, variazioni sul tema o barocchismi non richiesti, serve quella precisa ricetta, pena una lezione a suon di matterello infarinato per mano di una massaia emiliana.
Nel resto del mondo gli chef si sentono forse più alleggeriti nell’osare con la pasta, motivo del successo su Instagram e TikTok del “Pasta designerDavid Rivillo. Sono 40 mila i follower che seguono su Instagram gli esperimenti con la pasta dello chef, il quale ricrea formati tradizionali come i tortellini o le farfalle decorati attraverso texture geometriche di colore.

La passione per la pasta decorata è nata nel 2019 e da allora David Rivillo non ha mai smesso di sperimentare con i migliori ingredienti e combinazioni. Le sue fettuccine, tagliatelle e ravioli sono tutti fatti a mano, tirate con strumenti tradizionali e pensate non solo a scopo decorativo ma per resistere alla cottura.
I fogli di pasta fresca sembrano foulard di Emilio Pucci o tessuti di Missoni e Coogi. Guardando i bordi neri che separano le diverse tonalità sembra invece di rivedere il cloisonnisme delle vetrate delle grandi cattedrali. Quella di Rivillo è una sperimentazione giocosa con uno dei cibi più amati ad ogni latitudine, perché un piatto (forse) è buono anche se è bello da vedere, basta non dirlo alla massaia con il matterello.

Questa pasta si può mangiare
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La collezione di mobili firmata LEGO

La collezione di mobili firmata LEGO

Giulia Guido · 1 settimana fa · Design

Quando il falegname danese Ole Kirk Christiansen cominciò a produrre giocattoli in legno non avrebbe mai pensato che la sua idea sarebbe diventata una delle aziende più redditizie al mondo e, a detta di un recente studio della Scuola superiore di economia di Mosca, uno degli investimenti più sicuri. 
Nel 1934 Ole Kirk Christiansen scelse la parola LEGO come nome per i suoi giocattoli modulari e ora l’azienda danese ha deciso di tornare alla origini rinnovando la collaborazione con Room Copenhagen, azienda di product design. 

É da anni che LEGO e Room Copenhagen collaborano facendo uscire collezioni di prodotti in plastica riciclata. Questa volta però hanno deciso di fare un passo indietro, presentando un’intera linea di complementi d’arredo realizzati in legno

La collezione si compone di cassetti per la scrivania in due dimensioni diverse, di mensole, di cornici e di appendiabiti da attaccare al muro. Ogni pezzo è realizzato in legno di quercia rossa certificata, disponibile in sfumature diverse e progettato in scala rispettando le proporzioni dei mattoncini originali. 

Quella di LEGO e Room Copenhagen è sicuramente una collezione perfetta per gli amanti delle celebri costruzioni, ma grazie a un design minimale e una pulizia delle forme è capace di far innamorare anche i più scettici. 

LEGO
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La collezione di mobili firmata LEGO
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