Nato e cresciuto in Cina, il fotografo Feng Li costruisce da anni un archivio fotografico che nasce dal camminare, dall’osservare e soprattutto dall’accettare l’idea che l’immagine non possa essere pianificata fino in fondo. «Le mie creazioni sono sempre legate alla mia vita quotidiana. Cammino per strada e più il luogo è affollato, più mi attrae. La strada è come un enorme palcoscenico. Se sono fortunato, potrei incontrare il ruolo che mi è destinato», racconta. È in questi incontri casuali, tanto inattesi quanto rivelatori, che prende forma la sua fotografia.

Il flash è sicuramente una componente fondamentale nel suo processo creativo. Lontano dall’essere una scelta puramente estetica, l’uso della luce artificiale nasce da un’esigenza pratica: reagire in una frazione di secondo. «Avevo bisogno di fare una scelta e reagire in poco tempo. Il flash mi permette di scattare velocemente, in qualsiasi momento e in qualsiasi condizione di luce, congelando la scena che ho davanti». Come i riflettori su un palco, il lampo isola i soggetti dal flusso urbano, altera le gerarchie visive, amplifica colori e contrasti. Quello che emerge è un realismo straniante, in cui il banale diventa teatrale e il quotidiano surreale.


Questa dimensione performativa attraversa tutta la sua pratica, ma cambia tono con il passare del tempo. La serie White Night, iniziata nel 2005 e portata avanti per circa vent’anni, è una testimonianza diretta di questa evoluzione. «All’inizio c’era un forte senso di conflitto e un’atmosfera molto drammatica. Col tempo il lavoro è diventato più pacifico e sottile».


Una trasformazione che riflette un percorso personale prima ancora che artistico, legato alla crescita e a una diversa comprensione della realtà. Per Feng Li, le risposte non stanno più nello scontro visivo, ma in una progressiva sottrazione: «La realtà ha già confermato sufficientemente i miei punti di vista e i miei dubbi. Solo l’astrazione e il vuoto sono le risposte ultime a tutti i problemi».


Oggi la sua fotografia continua a muoversi nello spazio pubblico, ma con uno sguardo più quieto. Il flash c’è, e anche la strada, ma l’immagine si apre a una dimensione più contemplativa, dove l’assenza conta quanto la presenza. È in questo equilibrio instabile tra caos urbano e introspezione che il lavoro di Feng Li continua ad affascinarci.

