La Frakta bag di Ikea si trasforma in capi e accessori fatti a mano

La Frakta bag di Ikea si trasforma in capi e accessori fatti a mano

Giulia Pacciardi · 3 anni fa · Style

Pensavate potesse finire così la diatriba web fra Ikea, i suoi clienti, e Balenciaga?
Pensavate davvero che non ne nascesse un vero e proprio trend?

Ovviamente, nel caso in cui il vostro pensiero fosse stato proprio questo, vi sbagliavate di grosso.

Dopo l’ironica risposta del colosso svedese con lo scatto di campagna “How to identify an original Ikea Frakta bag”, sono gli instagramers di tutto il mondo a correre per accaparrarsi una Frakta bag e continuare il lavoro.

La Frakta bag di Ikea si trasforma in capi e accessori fatti a mano | Collater.al

Ritagliata la busta a dovere, quello che ne esce fuori sono veri propri capi fatti a mano che a volte imitano accessori iconici del luxury brand francese, come il cappellino o la Speed Trainer, in altri casi sono capi d’abbigliamento a cui nessuno avrebbe pensato.

Li trovate tutti all’hashtag #ikeabag, ma qui ci sono i più belli.

Un post condiviso da Zhijun Wang (@zhijunwang) in data:

Un post condiviso da signe ralkov (@signeralkov) in data:

Un post condiviso da signe ralkov (@signeralkov) in data:

Un post condiviso da STUDIO HAGEL (@studiohagel) in data:

Un post condiviso da PLEASURES Art & Apparel (@pleasures.now) in data:

Un post condiviso da PLEASURES Art & Apparel (@pleasures.now) in data:

Un post condiviso da PLEASURES Art & Apparel (@pleasures.now) in data:

Un post condiviso da vandy® (@vandythepink) in data:

La Frakta bag di Ikea si trasforma in capi e accessori fatti a mano
Style
La Frakta bag di Ikea si trasforma in capi e accessori fatti a mano
La Frakta bag di Ikea si trasforma in capi e accessori fatti a mano
1 · 2
2 · 2
A is for Allegro, l’alfabeto visuale di Roy McCarthy

A is for Allegro, l’alfabeto visuale di Roy McCarthy

Federico Fabbri · 3 anni fa · Style

Roy McCarthy era un bambino con la fissa per i mezzi di trasporto e da grande è diventato un noioso appassionato di auto (ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale, ndr) e uno dei direttori creativi del Küla Studio a Liverpool.
Le sue illustrazioni d’auto classiche, stampate in serie limitata e collezionate dai fan della pop-culture, hanno consentito alla sua passione di trovare un ragionevole modo di farsi apprezzare.

In “A is for Allegro” l’autore raccoglie, in una sorta di alfabeto visuale corredato da una parte scritta tagliente, tutte le auto che hanno popolato la sua infanzia o hanno destato la sua curiosità.

Racconta Roy che, una mattina del 1975, il padre uscì di casa per andare al lavoro con la propria Escort Mk1 GT cui era molto affezionato e tornò indietro con una Austin Allegro color oro antico. Da quel giorno – ci ricorda l’autore – al padre non interessò più che aspetto avesse la vettura di famiglia o quanto andasse veloce: “gli importava solo che lo portasse dal punto A al punto B” e ciò turbò non poco l’infanzia dell’autore.

Tra le auto inserite troviamo la BMW 2002, la Citroën DS o la Fiat X1/9; ma anche Opel Kadett e Renault 5 o la Yugo 45, da molti additata come peggior vettura della storia.

Le semplici ma evocative illustrazioni contribuiscono a creare una sorta di galleria visiva del mondo automobilistico civile sul finale del ventesimo secolo: dalla lettera A dell’obsoleta Allegro, alla Z della Ford Zephyr, auto che vedeva ogni giorno parcheggiata lungo la strada che lo portava a scuola.

A is for Allegro, l’alfabeto visuale di Roy McCarthy | Collater.al 3 A is for Allegro, l’alfabeto visuale di Roy McCarthy | Collater.al 1 A is for Allegro, l’alfabeto visuale di Roy McCarthy | Collater.al 2

A is for Allegro, l’alfabeto visuale di Roy McCarthy
Style
A is for Allegro, l’alfabeto visuale di Roy McCarthy
A is for Allegro, l’alfabeto visuale di Roy McCarthy
1 · 3
2 · 3
3 · 3
Audi Sandbox: il SUV Q5 incontra la realtà virtuale

Audi Sandbox: il SUV Q5 incontra la realtà virtuale

Federico Fabbri · 3 anni fa · Style

Audi invita le persone a tornare indietro nel tempo, a quando erano bambini e giocavano con la sabbia, grazie ad un nuovo progetto che lega la realtà virtuale e il SUV Q5.

L’esperienza Enter Sandbox, sviluppata dall’agenzia creativa norvegese Pol e prodotta da MediaMonks, inizia con questa premessa: non saremmo felici di poter guidare un’autovettura vera, in quelle strade di sabbia che scavavamo da bambini?

Questa realtà, partita nella concessionaria Audi più importante di Oslo – ma pronta a farsi itinerante, invita i partecipanti a entrare nel recinto di sabbia creato ad hoc e progettare la loro pista personalizzata. La sabbia viene quindi attentamente scannerizzata da una videocamera dannatamente sensibile alle variazioni di profondità, videocamera che poi renderizza il mondo virtuale, esattamente come richiesto. Per riuscire a catturare ogni rilievo e riprodurre perfettamente ogni singola curva, la sabbia è bombardata da speciali raggi infrarossi che “riportano” alla scheda madre oltre duecento mila punti di misurazione; questi dati sono poi usati per ricreare il modello 3D che si muove nell’ambiente virtuale in questione.

Dopo aver costruito il proprio percorso, i piloti possono accomodarsi nella postazione (VR Chair) e indossare il loro VR Oculus Rift ed entrare nel mondo virtuale da loro stessi ricreato. L’esperienza è stata pensata per simulare un’Audi Q5 come quella che vediamo tutti giorni: dal feedback sullo sterzo, al suono, alla dinamica.

Racconta Tommy Jensen, marketing manager di Audi Norvegia:

Per molti di noi giocare a macchinine nella sabbia è un ricordo lontano, è un’opportunità che si presenta davvero di rado, soprattutto dopo una certa età”.

Il Sandbox 2.0 è un giocattolo per tutti, una piattaforma per riscoprire il piacere di guida e per dimostrare le potenzialità della Q5 e della sua tecnologia Quattro in un modo divertente e accessibile a tutti”.

Audi Sandbox il SUV Q5 incontra la realtà virtuale | Collater.al

Audi Sandbox il SUV Q5 incontra la realtà virtuale | Collater.al

Audi Sandbox il SUV Q5 incontra la realtà virtuale | Collater.al

Audi Sandbox: il SUV Q5 incontra la realtà virtuale
Style
Audi Sandbox: il SUV Q5 incontra la realtà virtuale
Audi Sandbox: il SUV Q5 incontra la realtà virtuale
1 · 3
2 · 3
3 · 3
On the road nel sud ovest dell’Inghilterra

On the road nel sud ovest dell’Inghilterra

Sara De Luigi · 3 anni fa · Style

L’Inghilterra è un romanzo meraviglioso, uno di quelli che non riesci a smettere di leggere ma allo stesso tempo vorresti non finissero mai.

I ricordi sfumati sono ancora più belli: quelli levigati dal tempo, quelli dai confini sbiaditi ma dai dettagli perfetti. Ricordo ogni dettaglio del mio viaggio nel sud ovest dell’Inghilterra: dal colore delle scogliere del Dorset ai rari tramonti visibili ad aprile dove la terra finisce, in Cornovaglia, fino alla morbidezza di quell’erba che ricopre tutta la costa che ho percorso, da Lulworth Cove, fino a prima di entrare a St. Ives.

Il nostro viaggio inizia a Londra. Attraversiamo il Wiltshire, con una tappa a Stonehenge, poi proseguiamo per le contee di Dorset e Devon, fermandoci dove il tempo lo permette. Come a Durdle Door dove la gente pranza in spiaggia una domenica di sole, o a Shaftesbury, Dorset, dove le persone passeggiano lentamente, dando un’importanza diversa al tempo, o ancora al Pythouse Kitchen Garden tra le case isolate, le fattorie e i campi di fiori gialli.

Ma il sud ovest del Regno Unito non è solo perfezione: lasciato il Dorset guidiamo anche attraverso due enormi parchi naturali, dove lo scenario si modifica completamente: la natura è regina, c’è lei e poi basta. Il parco nazionale di Dartmoor è immerso nella nebbia: le strade sembrano infinite e bisogna guidare piano, perché i suoi abitanti preferiscono non sottostare a nessuna legge.

A Exmoor National Park invece si lasciano cercare: camminiamo a lungo nel nulla, dove la vegetazione si alza da terra solamente in qualche albero modellato dal vento.

La storia cambia ancora, man mano che si va verso ovest, entrando in Cornovaglia: siamo in macchina, guidiamo verso il tramonto velocemente, dal finestrino vediamo cambiare la terra, incontrando e lasciando luoghi in pochi minuti, dopo avergli promesso di ritornare.

La Cornovaglia è natura selvaggia che si governa da sé. Camminiamo sulla costa, c’è un sentiero che la segue tutta, rientrando leggermente nei precipizi e sporgendosi fino al mare nelle baie sabbiose.

Ci fermiamo parecchie volte per cercare di creare ricordi. Ci fermiamo di fronte a quei posti che conserveremo tra i ricordi, dove la terra finisce, dove felicemente convivono il piccolo e l’immenso e non si riescono a definire i confini del cielo.

On the road nel sud ovest Inghilterra | Collater.al

On the road nel sud ovest Inghilterra | Collater.al

On the road nel sud ovest Inghilterra | Collater.al

On the road nel sud ovest Inghilterra | Collater.al

On the road nel sud ovest Inghilterra | Collater.al

On the road nel sud ovest Inghilterra | Collater.al

On the road nel sud ovest Inghilterra | Collater.al

On the road nel sud ovest Inghilterra | Collater.al

On the road nel sud ovest Inghilterra | Collater.al

On the road nel sud ovest Inghilterra | Collater.al

On the road nel sud ovest Inghilterra | Collater.al

On the road nel sud ovest Inghilterra | Collater.al

On the road nel sud ovest dell’Inghilterra
Style
On the road nel sud ovest dell’Inghilterra
On the road nel sud ovest dell’Inghilterra
1 · 13
2 · 13
3 · 13
4 · 13
5 · 13
6 · 13
7 · 13
8 · 13
9 · 13
10 · 13
11 · 13
12 · 13
13 · 13
Santorini, l’isola spot

Santorini, l’isola spot

Riccardo Fisichella · 3 anni fa · Style

Lo scorso Maggio ho passato una settimana in quest’isola stupenda con la mia Lei. E tra una feta-al-sesamo-e-miele, un’insalata ed una porzione di moussaka ho fatto anche qualche foto mentre digerivo.

Una delle cose che capisci subito è che l’isola è totalmente organizzata per i turisti: Hotel, b&b, campeggi, ristoranti, auto-noleggi, moto-noleggi, quad-noleggi, barche-noleggi, tutto-noleggi e se continuo così so che poi smetti e non leggi, quindi mi fermo qua. Ma per fortuna, visto il periodo, ci siamo imbattuti in una quantità irrisoria di turisti, spesso le spiagge erano quasi deserte e molti locali erano ancora o chiusi o in ristrutturazione. Insomma, Santorini stava finendo di truccarsi.

Qui non c’è nessuna traccia evidente della famosa crisi economica greca che leggiamo ormai da anni su tutti i quotidiani del globo. Anche i vecchietti che fanno affari con il trasporto di turisti per mezzo degli asini guadagnano più di te visto che a fine stagione prendono una percentuale sugli incassi dalla funivia che gli avrebbe potuto rubare il lavoro.

Turismo vuol dire anche foto-ricordo, che a sua volta, nella nostra ego-era vuol dire selfie. Selfie chiama spot, e di spot Santorini ne è piena. Tra splendidi panorami e casette con piscina sugli strapiombi ogni angolo è buono per fotografare. In alcuni posti te lo consigliano loro, in altri devi pure fare la fila ed aspettare il tuo turno per portarti a casa un’immagine-ricordo e mediamente devi cercarti uno spazietto tra shooting fashion e giovani coppie di sposini asiatici con vestiti da cerimonia.

Per questo motivo, spesso trovi dei divieti legati alle foto: non puoi salire sui tetti, non puoi fotografare i bambini vicino la scuola, non puoi usare i droni e non puoi andare in certe stradine, dove, immagino, vivono i locali. Per ciò che mi riguarda di spot ve ne consiglio uno, uno dei pochi dove non ho visto altre persone fare foto: la sala fumatori dell’aeroporto. Così siete pronti a ripartire per andare altrove.

           

Potete trovare l’intero reportage qui.

Santorini, l’isola spot
Style
Santorini, l’isola spot
Santorini, l’isola spot
1 · 20
2 · 20
3 · 20
4 · 20
5 · 20
6 · 20
7 · 20
8 · 20
9 · 20
10 · 20
11 · 20
12 · 20
13 · 20
14 · 20
15 · 20
16 · 20
17 · 20
18 · 20
19 · 20
20 · 20
Altri articoli che consigliamo