Classe 1995, Francis Delacroix, nome d’arte di Francesco Cerutti, ma su Instagram conosciuto anche come @younggoats, è un giovane fotografo che attraverso i suoi scatti è riuscito a restituire al suo pubblico e ai suoi fan una retrospettiva unica della scena rap e trap italiana e del mondo della moda.
I suoi rullini raccontano storie di backstage, dietro le quinte, quegli attimi sospesi prima dell’inizio di uno show.
A noi di Collater.al ha raccontato come è nata la sua passione, cosa cerca di raccontare e lo stretto legame che ha sia con la musica, sia con la moda. Leggi la nostra intervista qui sotto.
Raccontaci di te, del tuo background e del percorso che ti ha portato a questo punto.
Prima di iniziare ad appassionarmi alla fotografia, ho sempre avuto la passione per la musica, sia a livello di ascoltatore che di musicista. Dai 13 ai 15 anni ho suonato in diverse band con il produttore Greg Willen e fino ai 18-19 anni ho sempre considerato la musica come possibile ambito creativo e lavorativo. Il passaggio alla fotografia è avvenuto molto gradualmente, partendo come semplice hobby per poi diventare una vera propria passione. Le influenze visive però le ho sempre avute, fin da quando avevo 13 anni, sopratutto molto banalmente, dalle cover dei CD. Ero mega appassionato delle copie fisiche, dei booklet e delle confezioni. Ogni giorno saltavo scuola per andare alla Fnac in centro per comprare dischi su dischi, sopratutto metal/alternative, e molte volte ero attratto dall’influenza visiva dei gruppi che ascoltavo, piuttosto che dalla musica. Compravo CD che mi colpivano visivamente e poi magari ascoltandoli mi facevano schifo. Così ho iniziato inconsciamente ad assimilare il linguaggio visivo che poi sono riuscito ad esprimere grazie alla fotografia.
David Bowie, Jimmy Page vestito da capo a piedi in un uniforme fashion Nazi, Tyler, The Creator con Supreme e Stray Rats, Dave Mustaine con giacca a frange nera e cintura di proiettili cromati; tutti questi sono stati esempi di musicisti che ascoltavo e mi hanno colpito così fortemente dal punto di vista estetico che l’idea di esprimermi in maniera visiva ha iniziato a prendere terreno. Lo switch finale da un campo all’altro è avvenuto al mio ritorno dagli States in Italia, quando ho iniziato a dedicarmi anima e corpo alla fotografia.

Sembra che nel campo della fotografia il gusto stia virando dal digitale all’analogico, come ti spieghi questa tendenza e cosa ha portato te a scattare su pellicola?
Più che una tendenza, lo definirei un ritorno.
Poi, anche durante il periodo dal 2000 al 2010, in cui il digitale predominava, c’erano fotografi di alto livello che continuavano a scattare in pellicola, quindi diciamo che non è mai totalmente morto come utilizzo.
Io ho iniziato a scattare in pellicola quando ho iniziato a fotografare, visto che avevo già qualche vecchia macchina in casa. Inoltre, mi sono ispirato anche a gruppi come l’Odd Future, che avevano sempre fotografi che seguivano le loro date e avventure e che scattavano sempre a pellicola, come Sagan Lockhart e Brick Stowell. Sono partito quindi scattando in 35mm, poi il mio stile si è evoluto, passando prima al 6×4,5, e infine ai formato 6×6 e 6×7.

Uno dei progetti che ti ha fatto conoscere è sicuramente quello che racconta la scena rap e trap italiana. Raccontaci come ti è venuta l’idea per questa serie fotografica e di come, in ambienti come i backstage dei tour, è possibile cogliere l’attimo giusto da scattare?
Più che un idea, in quanto l’idea di scattare backstage dei tour non è assolutamente una novità, è stata una necessità. Nell’Autunno 2016, essendo appena tornato dagli Stati Uniti, mi ero perso l’esplosione della scena Trap in Italia, e quindi è stata la mia curiosità e la voglia di capire questo fenomeno a farmi iniziare a scattare la scena in fermento.
Avendo accumulato molto materiale sono riuscito a realizzare due mostre: “Celebrity” a Roma e “Backstage Diares” a Milano, realizzata insieme al mio fotografo italiano preferito Bogdan Plakov, che aveva anche lui molto materiale inedito da esporre.
Dopo la scena musicale sei passato al mondo della moda. Qual è il tuo legame con essa e come è avvenuto questo passaggio?

Secondo me il confine tra la scena musicale attuale e la scena fashion è molto sottile, viste le profonde reciproche influenze, infatti per me è stato un passaggio abbastanza istantaneo, molto naturale. Frequentando la Dark Polo Gang, alla fine l’argomento su cui si tornava sempre era la moda, che sia parlare con loro di brand che non conoscevo al tempo, di influenze nei video con il loro Art Director DarkTmd, o andare con loro nei backstage delle sfilate.
È stato un passaggio necessario per me dal punto di vista creativo, che mi ha aperto un sacco di porte e mi ha fatto maturare notevolmente dal punto di vista artistico. Non definisco comunque concluso il mio rapporto con la scena Trap, anzi. Semplicemente lo vivo in maniera diversa, lavorando più come Art Director di progetti al posto che come semplice reporter, in modo da poter esprimere i valori estetici e le citazioni artistiche che mi ispirano. Il caso di FSK TRAPSHIT (e la sua re-pack, REVENGE) è il perfetto esempio. È un progetto che mi ha emozionato fin dall’inizio e in cui ho potuto inserire a livello visivo molti elementi che mi appartengono, sia dal mondo musicale che fashion.
Quali aspetti del mondo della moda cerchi di far risaltare attraverso i tuoi scatti e perché?
Il mio rapporto con la moda è stato molto semplice e ho puntato la mia ricerca per raggiungere un solo obiettivo: l’iconicità della foto tramite il soggetto. Bailey, Avedon, Mick Rock, O’ Neill, Terry Richardson, e i ritratti più semplici di LaChapelle.
Queste sono le influenze più grandi nelle mie foto.
Nei miei lavori cerco sempre di unire la fotografia di ritratto con il Fashion, in modo da rendere il rapporto tra l’osservatore e la persona scattata più immediato.Come nei lavori di Bailey, Fashion non significa set con mille props o foto mega-patinate, ma semplicemente lo stile che il soggetto riesce a dimostrare davanti alla camera. L’attitudine con cui una persona arriva sul set è tutto, senza quella, non si può creare una foto iconica.
Progetti futuri?
No comment.
















