L’America come l’abbiamo già vista

L’America come l’abbiamo già vista

Tommaso Berra · 1 mese fa · Photography

Alcuni studi condotti dal progetto di ricerca Small Arms Survey dicono che la metà di tutte le armi da fuoco possedute da cittadini privati nel mondo si trovano negli Stati Uniti. La notizia della strage di Uvalda, in Texas, unita alle tante manifestazioni di violenza legata all’uso improprio di armi a cui siamo abituati, specialmente in America, fanno si che il fenomeno della detenzione libera di armi venga visto con paura. Che si tratti di un fatto culturale o qualunque altro motivo non importa, molti cittadini americani collezionano armi e ne posseggono in grande quantità, mostrando con successo il proprio arsenale, come nel caso della serie fotografica “Ameriguns“, scattata da Gabriele Galimberti e con la quale ha vinto nel 2021 il World Press Photo, nella categoria “Portrait Stories”. 

La serie “Ameriguns” racconta bene lo stile del fotografo toscano che dopo una carriera scattando foto commerciali ha scelto di girare il mondo dedicandosi a reportage e documentari a lungo termine. La ricerca ruota intorno alle persone che abitano le diverse mete, esasperandone i tratti culturali e le storture.
Negli scatti di Gabriele Galimberti si vedono famiglie e persone comuni posare con un numero di armi da fuoco che supera di gran lunga quelle che giustificherebbero il possesso per scopi sportivi, o per legittima difesa. Secondo recenti report negli Stati Uniti ci sono 393 milioni di pistole per 328 milioni di persone, e il possesso è giustificato dal secondo emendamento, che protegge il diritto a possedere armi, per difesa contro criminali locali e invasori stranieri e per scoraggiare il crimine.
Il quadro quotidiano raccontato nella serie si avvolge di una patina grottesca, dalle case lussuose in cui le armi vengono illuminate dai fanali di auto sportive alle case della prateria imbottite di polvere da sparo, “Ameriguns” è una bellissima serie che racconta l’America, come l’abbiamo già vista.

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Foto d’archivio dalle scuole d’arte degli anni ’90

Foto d’archivio dalle scuole d’arte degli anni ’90

Tommaso Berra · 1 mese fa · Photography

Prima dei social, prima della diffusione istantanea dei progetti e di un certo individualismo, i collettivi nati nelle accademie d’arte vivevano in un forte clima di condivisione, espresso nel profilo instagram e progetto di crowdsourcing @90sartschool.
Iniziato poco meno di un anno fa, il progetto è nato da una base di foto di archivio di Matt Atkatz, ex studente della Rhode Island School of Design. Da quel momento tanti ex alunni hanno iniziato a condividere foto delle loro serate underground nei luoghi simbolo della vibrante scena artistica di quegli anni.

Le notti ribelli di una gioventù bruciata che ha prodotto poi artisti di ogni genere, che hanno sviluppato il proprio stile in un clima di assoluta libertà e stranezza. @90sartschool è un viaggio nel tempo per diverse generazioni, una più adulta che ha vissuto la propria gioventù proprio negli anni ’90 e che riesce a cogliere i riferimenti culturali presenti in molti scatti. Per i teenager l’archivio non è un racconto nostalgico ma piuttosto una fonte di ispirazione e una macchina del tempo all’interno di ambienti che tutt’ora loro vivono ma che ha subito una forte trasformazione identitaria.

90sartschool | Collater.al
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Foto d’archivio dalle scuole d’arte degli anni ’90
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Il viaggio tra le botteghe turche nella serie “Turkish Salesmen”

Il viaggio tra le botteghe turche nella serie “Turkish Salesmen”

Tommaso Berra · 1 mese fa · Photography

Due mesi trascorsi ad Ankara, in Turchia, sono stati per Alberto Allegretti momento di grande osservazione della realtà che lo circondava. Nella capitale e negli altri piccoli e grandi centri visitati durante questo periodo, Allegretti ha guardato con interesse ad un elemento caratterizzante della vita del popolo turco e i luoghi di aggregazione come le botteghe, attrazione e punto di ritrovo sociale per i nativi e per i turisti.
È nata così “Turkish Salesmen” una serie di ritratti a venditori piccoli o medi, di alimentari o dolciumi, che ritraggono le persone circondate da una moltitudine di oggetti capaci di descrivere, nell’insieme, le abitudini di un intero popolo, la sua situazione economica e l’identità di uno Stato al confine tra il mondo occidentale e quello orientale.

Allegretti | Collater.al
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Allegretti | Collater.al
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Il viaggio tra le botteghe turche nella serie “Turkish Salesmen”
Photography
Il viaggio tra le botteghe turche nella serie “Turkish Salesmen”
Il viaggio tra le botteghe turche nella serie “Turkish Salesmen”
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Un caffè al bar diventa arte nel Calendario Lavazza 2023

Un caffè al bar diventa arte nel Calendario Lavazza 2023

Giulia Guido · 1 mese fa · Photography

Non esiste luogo più democratico di un bar. Il bar è di tutti e anche di nessuno. Il bar è all’alba e anche al tramonto. Il bar è per pochi minuti e anche per intere ore. Il bar è per lo sport e anche per gli affari. Il bar è in compagnia e anche da soli. Il bar è in piedi e anche seduti. Ma soprattutto il bar è caffè, e noi italiani lo sappiamo bene.
È proprio questo suo essere universale e unico allo stesso tempo, essere un po’ tutto e un po’ niente, ad aver ispirato il tema del Calendario Lavazza 2023

Dopo il Calendario 2021 con cui si invitava, in un periodo di incertezze e paure, a immaginare una nuova umanità e l’edizione 2022, curata da Emmanuel Lubezki e dedicata all’importanza di preservare il Pianeta per cambiare il futuro, quest’anno Lavazza invita all’apertura e sottolinea il valore della differenza come ricchezza collettiva

Questa volontà è stata racchiusa in YES! we’re OPEN, concetto che si collega da una parte alla riapertura dei bar di tutto il mondo dopo la pandemia e dall’altra all’apertura che come persone dobbiamo avere nei confronti di chi incontriamo. 

«Con questo nuovo progetto artistico Lavazza vuole interpretare e promuovere messaggi importanti legati alla diversità e all’inclusione e lo fa ripartendo dalle proprie origini, dalla base: il caffè, da sempre sinonimo di socializzazione, così come i numerosi locali che lo servono.» ha commentato Francesca Lavazza, Board Member del Gruppo Lavazza. 

A trasformare questo concetto in immagini è stata chiamata Alex Prager, fotografa e regista losangelina, che ha racchiuso in 12 scatti il complesso e stratificato mondo del bar. Oltre alla tazzina, a fare da fil rouge è l’inconfondibile stile delle sue fotografie: un gusto post-pop che si fonde ad atmosfere quasi surreali che sembrano uscite da una Hollywood anni ’50, ma che sa anche di futuro. Inoltre, tra i protagonisti degli scatti troviamo Levante, da sempre sensibile al tema delle differenze e capace di unire l’impegno e la grinta alla poesia. 

calendario lavazza

Ma il progetto YES! we’re OPEN va ben oltre il Calendario Lavazza 2023. In occasione del suo lancio, avvenuto ieri sera, giovedì 13 ottobre, in Triennale è stato presentato l’omonimo libro curato da Fabio Novembre. Il volume si presenta come un viaggio attorno al mondo per celebrare i dieci anni di impegno del Gruppo per la sostenibilità ambientale e sociale. Un modo per riscoprire le storie dei protagonisti degli ultimi 10 calendari, raccontate da Mario Calabresi e illustrate da Emilio Isgrò.

Ancora una volta, attraverso un progetto artistico curato fin nei minimi dettagli, Lavazza ci invita a migliorarci, mostrandoci come a volte un luogo talmente comune come il bar e una cosa così semplice come una tazzina di caffè possano ispirarci a essere persone migliori. 

calendario lavazza
calendario lavazza
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Un caffè al bar diventa arte nel Calendario Lavazza 2023
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Un caffè al bar diventa arte nel Calendario Lavazza 2023
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Il nudo sottratto al tempo negli scatti di Paola Francesca Barone

Il nudo sottratto al tempo negli scatti di Paola Francesca Barone

Tommaso Berra · 1 mese fa · Photography

Il corpo nudo artistico in fotografia è spesso legato a un immaginario che predilige l’attimo statico al movimento e alla coordinazione delle parti che lo compongono e vengono scoperte dall’obiettivo. La fotografa Paola Francesca Barone ha scelto di rappresentare la plasticità del corpo nudo sottraendolo dal tempo, raccogliendo una serie di scatti che vogliono fermare singoli momenti per ricostruire un momento di forza e energia più ampio.
È un’idea di forma continua quella che fa nascere il progetto “Motricità del femminino” di Paola Francesca Barone, ed è proprio la forma, dai bordi sfuggenti, la protagonista delle composizioni, nelle quali l’impalcatura scenografica è messa in secondo piano a favore della neutralità di uno sfondo scuro.
Unico elemento ad interagire con la pelle è un velo, storicamente inteso come ostacolo che nasconde il vero motivo di interesse di foto e opere d’arte. Qui il velo non è un ornamento, bensì uno strumento per
animare il nudo canonico.

Paola Francesca Barone | Collater.al
Paola Francesca Barone | Collater.al
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Il nudo sottratto al tempo negli scatti di Paola Francesca Barone
Photography
Il nudo sottratto al tempo negli scatti di Paola Francesca Barone
Il nudo sottratto al tempo negli scatti di Paola Francesca Barone
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