È finita, sapevamo che sarebbe successo, ma nonostante ciò non eravamo pronti. Domenica notte, come sempre in contemporanea con gli Stati Uniti, è andata in onda “The Iron Throne”, l’ultima puntata di Game of Thrones, il gran finale, quello che stavamo aspettando e che avremmo voluto non arrivasse mai.
La serie evento che ha riscritto la storia del piccolo schermo ha raccolto gli ultimi applausi, e anche le immancabili critiche, e ha chiuso il sipario, ma ci sembra doveroso ripercorrere questi ultimi 79 minuti conclusivi.

La sigla
La distruzione che Daenerys ha inflitto ad Approdo del re non poteva non essere riportata nella sigla. Vediamo, infatti, la capitale dei Sette Regni e la Fortezza Rossa distrutte, inoltre, dietro al Trono di Spade non appare più il Leone dei Lannister che, però, non viene neanche sostituito dal sigillo dei Targaryen.
Il discorso di Daenerys
La puntata si apre con una visuale di Approdo del Re totalmente distrutta e Daenerys che si presenta agli Immacolati e ai Dothraki come Sovrano dei Sette Regni. Qui fa il suo primo discorso da Regina che fa perdere le speranze anche ai suoi più grandi sostenitori. Infatti, la Madre dei Draghi non ha alcuna intenzione di fermarsi, ma vuole continuare a “liberare” tutte le altre città.



Le sue parole risuonano vagamente familiari, sia perché furono già pronunciate da lei stessa nella sesta stagione, sia perché racchiudono esattamente quello che Khal Drogo le promise nella prima stagione.
Love is the death of duty
Se c’è una frase emblematica di questo ultimo episodio è proprio “Love is the death of duty” (L’amore è la morte del dovere), che Jon dice a Tyrion, aggiungendo che gli era stata detta a sua volta da Aegon Targaryen al Castello Nero. Qui, Aegon non la dice solo a Jon quando quest’ultimo vuole abbandonare i Guardiani della Notte per andare con i Bruti, ma la ripete anche a Sam.
Se alla Barriera né Jon né Sam seppero cosa rispondere a Aegon, questa volta Tyrion sa benissimo cosa dire a Jon: “Sometimes duty is the death of love”, ribaltando la situazione e riuscendo a convincere Jon su cosa sia giusto fare.
Il Signore degli Anelli
Alcuni dei fan più attenti e amanti di questo genere hanno trovato non poche similitudini con il film fantasy per eccellenza, Il Signore degli Anelli.
Innanzitutto sono state paragonate le figure di Gollum e di Daenerys e la loro incontrollabile ossessione legata a due oggetti. Inevitabilmente anche questi ultimi sono stati messi a paragone, ovvero l’anello e il trono, sia per l’effetto che hanno su chi se ne vuole impossessare, sia per il destino che li aspetta. Entrambi, alla fine, vengono distrutti, fusi dalle fiamme.


Ulteriore elemento in comune tra la serie HBO e il film è il destino pensato per i protagonisti.
Alla fine del terzo episodio de Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re potremmo pensare che Sam e Frodo vivranno nella Contea e, invece, il protagonista decide di partire con Gandalf e Bilbo Baggins, salutando l’amico per sempre. Così anche in GoT, tutti noi speravamo che gli Stark non si sarebbero mai divisi e, al contrario, ognuno decide di prendere una strada diversa. Inoltre, anche la costruzione della scena in cui Jon parte è praticamente identica a quella della partenza di Frodo.


Brienne
La scena in cui vediamo Brienne aggiornare il Libro Bianco, ovvero quello in cui sono raccontate tutte le gesta delle Guardie Reali, è piena di piccoli simboli che potrebbero passare inosservati, ma che sono di fondamentale importanza. Il primo è il sigillo sull’armatura di Brienne che raffigura un corvo, si scopre così essere questo il simbolo di Bran. Il secondo si nota leggendo bene quello che scrive su Jaime Lannister, scopriamo infatti che la battaglia in cui lo Sterminatore di Re si scontra per la prima volta contro Daenerys viene soprannominata Battle of Goldroad.
Inoltre, non è un caso che una scena venga dedicata all’aggiornamento delle gesta eroiche di Jaime. Ricordiamo infatti che il giovane Leone venne denigrato da suo nipote Joffrey per la scarsità di notizie riportate su di lui. Ora sappiamo che ogni singola azione di Jaime Lannister verrà ricordata per sempre.
Arya
Ad alcuni la scelta di Arya di partire verso ovest potrebbe sembrare azzardata o, peggio ancora, campata per aria e, invece, non dovrebbe stupirci più di tanto. Fu proprio la piccola Stark, nella sesta stagione, a confidare all’attrice della compagnia teatrale di Braavos che nessuno sapeva cosa si trovasse a Ovest di Westeros e che sarebbe stato bello scoprirlo.

L’inizio e la fine
Sebbene molti fan siano rimasti delusi dal finale e alcuni hanno anche pensato di fare una petizione proponendo di rigirare totalmente l’ultima stagione, non si può dire che David Benioff e D.B. Weiss non abbiano pensato di chiudere il cerchio iniziato nella prima stagione.
Se vi ricordate, la puntata pilota della serie iniziava alla Barriera, con tre Guardiani della Notte che si incamminavano verso le terre dei Bruti. Non a caso, nell’ultima scena di The Iron Throne vediamo Jon, Spettro, Tormund e i Bruti tornare nelle terre libere da uomini liberi, questa volta senza la paura incombente degli Estranei.


Ringraziamenti
Il finale di Game of Thrones è stato accompagnato dai commenti e dai ringraziamenti degli stessi attori che attraverso i social hanno condiviso le loro emozioni e il loro affetto per un pubblico senza il quale questo show non sarebbe mai stato possibile.
In sintesi, non importa se siamo o no d’accordo con il finale che abbiamo visto, se il nostro personaggio preferito ha avuto la fine che meritava o no, se è giusto che sul Trono di Spade sia salito Bran o se i fratelli Stark si siano divisi prendendo strade diverse. Il bello delle serie tv rimane e rimarrà sempre essere sorpresi, sperare in una cosa e al tempo stesso augurarsi che non accada.
P.s. In ogni caso, la redazione di Collater.al si sta ancora chiedendo che fine abbia fatto Daario Naharis…


