Style Cosa c’entra Genova con la storia del jeans?
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Cosa c’entra Genova con la storia del jeans?

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Anna Frattini

Siamo stati invitati da Tela Genova e Regenesi a Genova per scoprire qualcosa in più sulla storia del jeans italiano in occasione di GenovaJeans. Ma cosa c’entra il capoluogo ligure con il jeans e cosa ci facevano personaggi del calibro di Adriano Goldschmield a questa manifestazione? Se pensiamo al jeans pensiamo al sogno americano o agli iconici Levi’s 501. Qualcosa che possiamo trovare nel guardaroba di tutti: un semplice tessuto da lavoro che ha rivoluzionato il modo in cui ci vestiamo. Ma forse non tutti sanno che questo materiale è nato proprio a Genova e la città – forte di questa eredità a molti sconosciuta – ha messo in moto GenovaJeans per celebrarne la storia e guardare avanti verso un futuro fatto di denim sostenibile. Ma scopriamo qualcosa in più su questa manifestazione.

Un po’ di storia

Sul sito di GenovaJeans troviamo moltissime informazioni sulla storia del denim e sulle origini anche grazie al contributo di personalità come Marzia Cataldi Gallo, storica dell’arte, del costume e del tessuto, Monica Bruzzone e Clelia Firpo. Tutte autrici, accademiche e professioniste concentrate sullo studio del jeans e della sua storia. Facciamo un salto indietro nel tempo al 1538 dove troviamo gli antenati del jeans nei Teli della Passione, «una serie di 14 teli di lino cotone tinti di blu indaco e biacca» che raccontano la storia della Passione di Cristo. Qualche anno dopo, nell’inventario di un commerciante di Richmond ritroviamo Whitt jeanes, un modo di dire arcaido per descrivere il fustagno bianco di produzione genovese. Nel 1826, Alessio Pittalunga si dedica a un ciclo di acquerelli raffiguranti i costumi popolari liguri dove è già chiara la presenza del jeans nella tradizione dell’abbigliamento popolare tra il ‘700 e l’800.

Da Giuseppe Garibaldi a Diesel

È lo stesso Giuseppe Garibaldi a indossare pantaloni di fustagno blu – poi diventati i jeans più antichi del mondo – quando parte da Genova Quarto alla volta di Marsala in occasione della Spedizione dei Mille nel 1860. Tredici anni dopo il governo americano concede a Davis e Levi Strauss la licenza n. 139.121, il brevetto della rivettatura in rame pensata per ottenere tasche dei pantaloni più robuste destinate ai cercatori d’oro in California. Nel 1929 la Grande Depressione colpisce l’America creando un’opportunità fondamentale per il jeans: la povertà mette molti in condizioni di valutare l’acquisto di tessuti accessibile come quelli indossati dai cowboy, diventati poi leggenda insieme al jeans. Meno di dieci anni dopo i Blue-Jeans finiscono addirittura su Vogue. In Italia, Luigi Candiani inizia a produrre tessuti e nel dopoguerra si specializza nel jeans e oggi la sua azienda continua l’attività cercando di rispettare i criteri di sostenibilità guardando al futuro. Entra poi in scena Elio Fiorucci che pensa al jeans dopo l’arrivo a Londra nel 1965 e apre il suo primo negozio a Milano due anni dopo. Nel 1978 Renzo Rosso e Adriano Goldschmied fondano Diesel in provincia di Vicenza, il resto è storia.

Tela Genova e Regenesi

Brand come Tela Genova e Regenesi fanno parte di questa storia e hanno partecipato a GenovaJeans per testimoniare la loro storia di autenticità e tradizione artigianale per il primo e la questione del riuso per il secondo vengono reinterpretati in questa nuova stagione del jeans. A partire da temi come quello della sostenibilità e del vintage. In occasione della manifestazione i capi di archivio rivivono e il tema dell’economia circolare si pone al centro di tutte le discussioni attorno al futuro del denim. Allo stesso tempo, Regenesi – nato nel 2008 e al lavoro per farsi da portavoce del lusso sostenibile – ha lanciato il progetto “Rigenera i tuoi jeans” durante GenovaJeans.

«Sulla scia della nostra vocazione abbiamo colto la sfida del denim, tessuto democratico dalla notevole importanza sociale, ma anche dal considerevole impatto ambientale e ne abbiamo valorizzato le caratteristiche originali con un progetto di upcycling che da vita a borse di design. Regenesi è sinonimo di lusso sostenibile, rigenerato e innovativo. Dare nuova vita a materiali di post-consumo è da sempre la nostra missione: trasformiamo le materie prime inutilizzate in oggetti di design e accessori moda, realizzati attraverso una manifattura made in Italy. Anche questa volta, dal jeans dimenticato in fondo all’armadio, capo che muta con il tempo, assorbendo le storie e le avventure che attraversa, facciamo fiorire un prodotto unico, che continua a raccontare compassione e nuova bellezza la storia dei nostri clienti. Siamo entusiasti di essere parte del progetto GenovaJeans che abbraccia valori che sono anche il nostro motore, oggi fare e generare cultura è una mission importante, ed è proprio partendo dalla storia e dalla consapevolezza che si può guardare con occhi più limpidi verso il futuro»

dice Maria Silvia Pazzi, founder di Regenesi.

Insomma, GenovaJeans si è rivelata l’occasione perfetta per un tuffo nella storia del jeans ma anche per ricordarci quanto sia importante pensare al futuro della moda in termini di economia circolare e sostenibilità. I brand presenti erano moltissimi e l’aria che si respirava non era solo di innovazione fra artigianalità e tradizione ma anche di consapevolezza e responsabilità.

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Scritto da Anna Frattini

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