L’aspetto surreale è spesso ricercato dai fotografi che, servendosi del digitale, tentano di creare scenari assurdi che guardano al Surrealismo e alla Metafisica. La fotografa Maria Munzi non ha bisogno di ricorrere a finzioni anzi, ricerca il surreale nel quotidiano, nel reale. Le sue fotografie restituiscono un’immagine della realtà tanto familiare quanto fittizia. La sua intenzione è quella di «rompere i paradigmi interpretativi per introdurre il dubbio che la vita quotidiana possa essere una sorta di sogno, di fantasia.» Questo concetto si concretizza nella serie Je ne regrette rien (Non rimpiango nulla), esposta a livello internazionale e che da questo giovedì – 12 ottobre – sarà esposta da Rea! Art Fair a Milano.

Mi rendo conto che il progetto nasce anche grazie alla mia devozione al mistero. Per questo intendo trasmettere suspense, intuendo qualcosa, che tarda ad arrivare o forse non arriva mai. D’altra parte, ho trovato importante introdurre l’umorismo, poiché l’assurdo insieme alla stranezza regnano sopra di noi.
afferma Maria Munzi
In effetti è proprio così. La fotografa invita gli spettatori a prestare attenzione alle situazioni, a quei piccoli frangenti di assurdità racchiusi all’interno di un’azione, di un paesaggio o di un volto che spesso passano inosservati. Nei suoi scatti il confine tra sogno e realtà diventa labile. Il sogno invade la realtà o forse è proprio il quotidiano a prendere in prestito elementi onirici, facendoli propri e destinandoli solo a chi riesce a concepirli.









Courtesy Maria Munzi
