Giovanni Motta e l’arte del futuro

Giovanni Motta e l’arte del futuro

Giulia Guido · 4 settimane fa · Art

Il mondo cambia e con esso l’arte, che si evolve e digitalizza, e la nuova Avanguardia è composta da crypto artisti come Giovanni Motta

Classe 1971, Giovanni Motta nasce a Verona e non potremmo essere più convinti nell’affermare che la sua arte, più di tutte, unisce passato e futuro. 

Il passato lo ritroviamo nei suoi soggetti, soprattutto nel protagonista di molti suoi lavori ovvero Jonny Boy. Jonny Boy è la rappresentazione del bambino interiore di Giovanni attraverso il quale l’artista esplora sensazioni ed emozioni come farebbe un giovane ragazzino. Quella parte di noi stessi che rendeva ogni esperienza unica e che con il passare degli anni tendiamo a dimenticare diventa il perno attorno al quale ruota la produzione artistica di Giovanni Motta. 

Giovanni Motta | Collater.al
“Forgetting”, 2021

Il futuro, invece, è rappresentato dal mezzo. Oltre a realizzare dipinti, sculture modellando creta o resine, e stampe in 3D, l’artista veronese realizza anche opere digitali. La Crypto Arte, una vera e propria corrente artistica figlia dell’era digitale, è la nuova forma adottata dall’artista veronese che in pochissimo tempo ha già ottenuto numerose soddisfazioni, rientrando nella classifica degli artisti più in trend su SuperRare, una delle più importanti piattaforme di vendita di opere digitali, a soli pochi mesi dalla pubblicazione della sue prima opera “Forgetting”, Edition 1/1

In un mondo in cui ogni aspetto della vita è sempre più digitalizzato non stupisce che anche l’arte si stia adattando a questa tendenza, per questo motivo Giovanni Motta è l’artista da seguire per non perdersi tutte le novità che intravediamo all’orizzonte. Noi gli abbiamo fatto qualche domanda, continuate a leggere per non perdervi l’intervista. 

Com’è iniziato il tuo percorso artistico? 

Sono un autodidatta, ho studiato ragioneria perché la mia famiglia non credeva nella mia passione e nel mio talento. Da parte mia non ho avuto il coraggio e la forza di impormi e quindi sono partito con qualche difficoltà. Ho portato avanti la mia personale ricerca sul tema del bambino interiore in modo indipendente e verso i 21 anni ho iniziato a lavorare nel mondo della pubblicità e della direzione creativa, spot pubblicitari e advertising, tenendo il progetto arte sempre in seconda posizione. Solamente 2 anni fa, e ne ho 49, ho preso la decisione di dedicarmi esclusivamente e ora l’arte è il mio lavoro. 

Chi meglio di te può spiegarci cos’è la Crypto Arte. 

In realtà ci sono artisti pionieri come gli Hackatao che potrebbero spiegare questo nuovo mondo in modo molto più dettagliato ma posso tranquillamente affermare che questa è una nuova corrente artistica, una rivoluzione epocale che cambierà drasticamente tutto il sistema dell’arte contemporanea. La Crypto arte permette a un artista di mettere in vendita una sua opera digitale, Video, jpg o Gif, trasformandola in un NFT ovvero in un token unico certificato dalla tecnologia blockchain. Questo file trasformato in un token unico è come se avesse una targa, un’autenticazione, e quindi può essere collezionabile. Il file può essere copiato e trasferito ma quello “targato” è uno solo e di proprietà del collezionista che se lo è aggiudicato. 

Come hai scoperto la Crypto Arte e come sei diventato un Crypto artista? 

Gli amici artisti Hackatao, tra l’altro tra i primi al mondo di questa corrente artistica, mi hanno introdotto, insegnato e spiegato le fondamenta della filosofia Crypto e di come accedere ovvero entrando in una delle gallerie d’arte Crypto più importanti, Superrare.com. Diventare un Crypto artista è stato un passaggio naturale per me perché sono sempre stato molto tecnologico nonostante io continui a dipingere e disegnare.

“Never Forget”, 2021

Lavoro con i programmi di modellazione e animazione 3D da molti anni, non solo, lavoro con la stampa 3D dal 2010. Sono molto curioso, come un bambino, tutto quello che è nuovo mi attira come una calamita. Ad essere sincero la Crypto arte ti porta a fare delle riflessioni profonde perché la digitalizzazione dell’opera comporta tutta una serie di considerazioni legate all’esposizione, alla curatela e alla vendita. Elementi che stanno per cambiare radicalmente quindi l’artista deve tenerne conto, soprattutto uno come me che sta a cavallo tra i due mondi e vuole restarci, a cavallo. 

Chi è Jonny Boy? 

JonnyBoy è un personaggio dell’Anime della vita, è il bambino interiore, è il soggetto con il quale esploro le dinamiche dell’essere umano che, diventando grande, tende a dimenticare il suo bambino perdendone il contatto.
JonnyBoy è nei miei dipinti, sotto forma di scultura, schizzo, file 3D, è ovunque, sempre nella mia testa ed in parte sono io. Grazie a Jonny, che diventerà, speriamo, un video game, continuo a permettere alle persone di tornare bambini.
Picasso lo aveva capito molto bene questo concetto.
Jonny ha sempre la stessa espressione che racchiude 3 differenti stati d’animo, paura che ha un’accezione negativa, meraviglia, che ha un’accezione positiva, e stupore che è intermedia. Lo spettatore, a seconda del proprio stato d’animo, si specchia in Jonny e si sente compreso, o almeno questo è quello che vorrei che succedesse. 

Quali sono le tue influenze e cosa ti ispira a creare una nuova opera? 

Il mondo degli anime e manga Giapponesi hanno fortemente influenzato il mio sguardo sul mondo e anche la cultura orientale ha su di me un forte fascino. Il mondo dei video game nostalgici anni ’80 con le loro grafiche psichedeliche.
Gli artisti della Secessione Viennese Klimt, Schiele e Kokoshka e alcuni impressionisti per la loro capacità di trasmettere emozioni dirette. Marcel Proust e James Hillman per le loro riflessioni sulla memoria e sul destino. Sintetizzando al massimo questi sono i cardini della mia ispirazione.

“Thanks”, 2020

Ho un sistema tutto mio per creare un’opera.
Sono come una scatola di cartone stracolma di oggetti di tutte le tipologie, da una semplice penna, a un giocattolo, una lettera, una foglia, un aereo di carta, una fotografia. Infiniti oggetti posso trovare in questa scatola.
Grazie alla meditazione riesco a tornare indietro nel tempo, anche al periodo dell’infanzia. In questo viaggio interiore vedo dettagli, colori, profumi o suoni. Recupero anche stati emozionali, provo forti sensazioni, calore, freddo, gioia, tristezza.

A un certo punto mi cattura qualcosa, una particolare situazione dove riconosco alcune cose, come un oggetto oppure una scenografia. Raccolgo nella mente le informazioni, concludo la meditazione e riporto su un foglio tutto quello che posso.
Poi inizia la fase di progettazione, si scelta delle immagini, di disegno e composizione.
E poi via come il vento verso la realizzazione dell’immagine che poi diventerà un dipinto o un’opera Crypto. 

Quale pensi possa essere il futuro dell’arte?

Questa è una domanda veramente difficile.
L’avvento della crypto arte credo che trasformerà l’arte classica in arte vintage.
Non so in quanto tempo ma una cosa è certa, se un ragazzo o ragazza giovani di oggi, che vogliono intraprendere la carriera dell’artista, devono scegliere tra un pennello e una penna ottica, sceglieranno tutti la penna ottica o la stragrande maggioranza.
Questo porterà l’arte digitale a essere protagonista indiscussa e a cambiare tutte le dinamiche dell’arte di oggi. Dall’esposizione alla fruizione. 

“PopCorn”, 2021
“Wondermood”, 2020

Seguite Giovanni Motta sul suo sito, su Instagram, su Facebook e ovviamente non perdetevi le sue opere in vendita su SuperRare

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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

Giulia Guido · 1 giorno fa · Photography

Ogni giorno, sul nostro profilo Instagram, vi chiediamo di condividere con noi le vostre immagini e fotografie più belle.
Per la raccolta InstHunt di questa settimana abbiamo selezionato le vostre 10 migliori proposte: @alessandrabook, @antonella_civera, @_gary0104, @sim.raw, @wonmin.9, @lilkotova, @missgherard, @yrubysu, @marco.pasini.photo, @_simonepiaras_.

Tagga @collateral.photo per essere selezionato e pubblicato nel prossimo numero di InstHunt.

InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram
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Le fotografie decostruite di Dominik Hollaus

Le fotografie decostruite di Dominik Hollaus

Giulia Guido · 2 giorni fa · Photography

Dominik Hollaus è un giovane fotografo e graphic designer di Innsbruck, Austria, che dopo aver studiato e aver lavorato per diversi anni ha messo a punto uno stile tutto personale. 

Nel suo portfolio troviamo fotografie dall’estetica chiara e pulita, in cui il soggetto risalta su tutto. Questa tecnica lo ha portato a collaborare con diversi brand e realtà come Chanel, Pomellato o Tom Ford. 

Noi però siamo stati colpiti in particolar modo da due suoi progetti personali molto simili, Negative Cuts e Strip Portraits. La particolarità di queste due serie fotografiche è che per realizzare Dominik Hollaus è in qualche modo a photoshoppare un’immagine su pellicola. 

Ci spieghiamo meglio: le immagini che fanno parte di questi lavori sono dei veri e propri collage realizzati strisce di negativi fotografici e a volte tagliandoli e incollandoli in ordine differente. Una volta riassembleti tutti i pezzi, il fotografo li rifotografa: il risultato è estremamente moderno ed accattivante. 

Il soggetto, che sia un edificio o un ritratto, rimane riconoscibile, ma la sua forma è frammentata e la prospettiva e le proporzioni completamente distrutte. Solo in questo modo si possono azzardare nuove e innovative interpretazioni. 

Noi abbiamo selezionato solo alcuni dei suoi lavori, ma per scoprirne di più seguite Dominik Hollaus su Instagram e visitate il suo sito.

Photo credits: Dominik Hollaus

Le fotografie decostruite di Dominik Hollaus
Photography
Le fotografie decostruite di Dominik Hollaus
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Lavinia Cernau fotografa l’essenza dell’estate

Lavinia Cernau fotografa l’essenza dell’estate

Giulia Guido · 3 giorni fa · Photography

È in giorni come questi, in cui le temperature iniziano ad alzarsi e le giornate ad allungarsi, che proviamo una strana nostalgia per l’estate. Un sentimento duplice che si manifesta sia come mancanza delle estati passate, sia come impazienza nell’aspettare quella che sta per cominciare. Poi, ogni volta che finalmente arriva ci sembra strano, ma bastano pochi giorni, giusto un fine settimana al mare, per tornare a sentirsi a proprio agio con le gambe scoperte e con il sole che accarezza la pelle.
In questo periodo, però, in cui anche una gita fuori porta sembra un’impresa colossale, le fotografie di Lavinia Cernau ci vengono in aiuto e curano la nostra nostalgia. 

Lavinia Cernau è una fotografa con base in Transilvania, Romania, e sebbene questa terra offra dei paesaggi unici ai quali la fotografa è molto legata, la fotografia l’ha portata ad esplorare altri luoghi. 

Dalle isole greche alle spiagge spagnole, dal sud della Francia alle coste italiane, Lavinia va là dove l’estate si esprime nel migliore dei modi e con la sua macchina fotografica è sempre pronta a catturarla, a imprimerla per sempre in immagini che potrebbero far parte dell’album delle vacanze di ognuno di noi. 

Non importa in che luogo si trovi, ma elemento fondamentale della produzione artistica della fotografa è la luce, calda e avvolgente. I colori che sprigionano all’alba e al tramonto ricoprono ogni cosa con una patina che trasforma vedute e scorci in luoghi magici.

“Come fotografa sono attratta dal contrasto tra luce e ombra che si crea all’alba o al tramonto – entrambi i miei momenti preferiti per scattare.”

Scorrendo il suo portfolio ci tornano alla mente i profumi dell’estate, il rumore dei pini marittimi scossi dal vento, il sale che rimane sulla pelle, il piacere che si prova bevendo una bevanda ghiacciata, le ore trascorse ad abbronzarsi.

Gli scatti di Lavinia Cernau si distinguono per un’estetica particolare che sembra uscita da film come “Il talento di Mr. Ripley”, dove la vita sembra più bella e più facile solo perché vissuta a due passi da una scogliera che si tuffa nel blu del mare.
In effetti, il mondo del cinema non è lontano dall’immaginario della fotografa che ci ha detto “Credo di pensare a ciò che sto per fotografare come a dei fotogrammi di una pellicola, perché voglio sempre che le mie immagini raccontino qualcosa. Voglio che le persone si commuovano, che si mettano in relazione con una sensazione dentro di loro quando guardano le mie foto.”

Leggi anche: Le foto di Guillaume Gaubert, ricordi di un’estate passata

Lavinia Cernau riesce a racchiudere in un’immagine tutta l’atmosfera dell’estate. Qui sotto potete trovare alcuni dei suoi scatti, ma per scoprirne di più visitate il suo sito e seguitela su Instagram

Lavinia Cernau fotografa l’essenza dell’estate
Photography
Lavinia Cernau fotografa l’essenza dell’estate
Lavinia Cernau fotografa l’essenza dell’estate
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I ritratti analogici e surreali di Kate Hook

I ritratti analogici e surreali di Kate Hook

Giulia Guido · 4 giorni fa · Photography

Cinematografici e surreali. Quasi futuristici. Gli scatti di Kate Hook fanno questo effetto, portano lo spettatore in luoghi lontani, non geograficamente, ma nel tempo e nello spazio. La fotografa con base nel sud del Regno Unito ci fa viaggiare con la mente nel tempo e nello spazio. 

Kate Hook ha studiato Art Direction all’University of Arts London, Filmmaking alla Staffordshire Uni e oggi è una fotografa specializzata in fotografia analogica. Allontanandosi da molti colleghi che fanno affidamento soprattutto sulla post produzione e su Photoshop, Kate realizza tutto in macchina e guardando i risultati ottenuti non possiamo che rimanere senza parole. 

Noi la abbiamo fatto qualche domanda e Kate Hook ci ha raccontato come ha cominciato a scattare e qualcosa in più sulla sua tecnica. Non perderti l’intervista qui sotto e seguila su Instagram e sul suo sito.

Raccontaci come ti sei avvicinato alla fotografia. C’è un momento in particolare che ti ricordi?

Non c’è un momento particolare che mi viene in mente, è stata più una sequenza organica di sviluppo di un interesse per la fotografia che è iniziato con una Canon AV-1 che mio padre mi ha dato quando ero un’adolescente, oltre a giocare con le altre fotocamere digitali in casa. Quando avevo circa 14-15 anni mi sono appassionata e verso i 16 anni è diventato abbastanza evidente che avevo un talento per la fotografia. Una cosa che ricordo di quel periodo era qualcuno che mi diceva che stavo scattando foto “sbagliate”, il perché è che a quell’età avevo poca idea di ciò che stavo facendo, dato che non avevo avuto alcun insegnamento o qualcuno che mi mostrasse come usare bene una macchina fotografica. Così ho iniziato a leggere libri su fotocamere e fotografia perché volevo imparare a scattare correttamente e poi farlo “male” di proposito.

Descrivi il tuo stile fotografico. Come sei arrivato a questo punto?

Magico e vivido. Non chiaro o scuro, è luminoso e onirico. Ho passato anni a giocare con vari metodi e tecniche diverse. Quando ero più giovane ero molto attratta dal surrealismo, quindi sento che ha avuto un impatto su di me a livello creativo. Ho sempre creduto che la magia sia reale e che ci sia molto di più nella realtà di quello che ci viene insegnato, così cerco di mostrarlo nel mio lavoro. Dopotutto la realtà è ciò che tu fai con essa. 

Secondo te qual è la cosa da considerare più importante mentre si realizzano dei ritratti fotografici?

Il mood e il messaggio… Se ce n’è uno, dipende un po’ dalla foto. Di solito ci sono un bel po’ di elementi da considerare e che dipendono da set che si sceglie. Per quanto riguarda il modello, bisogna considerare il modo in cui è presentato, la sua espressione, ma anche ciò che indossa. Poi ci sono altri elementi come l’illuminazione e l’attrezzatura. Così come i temi e il simbolismo. Tutto questo è come un’equazione matematica con vari fattori diversi che danno vita alle immagini finali.

Quali attrezzature utilizzi per scattare? Quali strumenti porti con te quando scatti e perché?

Scatto interamente su pellicola e ho iniziato a usare più filtri nel mio lavoro. Le principali fotocamere che uso sono Nikon F100, Fm2 e F3. Recentemente ho ricevuto una Pentax 645N con la quale sono entusiasta di lavorare di più. Di tanto in tanto uso la tecnica del “film soup, ovvero immergo la pellicola di un rullino 35mm in un liquido, questo distorce l’equilibrio chimico della pellicola e provoca alcuni effetti interessanti. Assolutamente nessuno dei miei lavori è photoshoppato, tutto è fatto praticamente nella macchina fotografica. Faccio solo qualche piccolo ritocco prima di caricarlo, tutto qui. Passiamo un sacco di tempo a fissare gli schermi, quindi per me è importante dal punto di vista artistico scattare e creare immagini senza l’ausilio di un computer e di un software di editing. Inoltre scattare su pellicola rende tutto un po’ più reale. 

Ci sono artisti che segui o ai quali ti ispiri?

Pete Turner e Benoit Debbie sono stati le maggiori influenze per me nel corso degli anni. Turner è stato essenzialmente il padrino della fotografia su pellicola a colori e Debbie è un maestro del colore per la cinematografia. 

Continua la frase: per me la fotografia è…

La verità. È tutto lì per una ragione. L’occhio umano non può e forse non vuole vedere tutto. La fotografia può dirci quanto sia impressionante e allo stesso tempo quanto sia bello il mondo.

Kate Hook | Collater.al
Kate Hook | Collater.al

Leggi anche: Gli autoritratti surreali di Alice Milewski

I ritratti analogici e surreali di Kate Hook
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I ritratti analogici e surreali di Kate Hook
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