Il progetto fotografico Shamar. Un confine apparente di Giuseppe Curcio nasce da un fatto di cronaca preciso, ma si sviluppa come una riflessione più ampia sul paesaggio e sulla fragilità dei confini che tracciamo sulla natura. Realizzato durante una residenza artistica presso Archivio Atena, il progetto è stato scattato fra giugno e settembre 2025.

Nel 2021 il Vallo di Diano è stato teatro di una serie di sversamenti illeciti di rifiuti tossici. L’operazione Shamar, condotta dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Salerno, ha portato alla luce uno degli episodi più gravi nell’area di Atena Scalo, dove sono state disperse sostanze altamente pericolose, tra cui olio esausto classificato come HP14, ecotossico. Il problema non riguarda soltanto la natura dei materiali coinvolti, ma soprattutto la loro capacità di diffondersi nel terreno: un liquido contaminante può essere assorbito dal suolo e, attraverso l’acqua piovana, raggiungere le falde acquifere sotterranee, che scorrono senza rispettare i confini visibili in superficie.



È da questa contraddizione che prende forma la ricerca di Curcio. Partendo dall’operazione che dà il titolo al progetto, il fotografo concentra l’attenzione sui lotti di terra di Atena Scalo, interrogandosi su quanto possa essere reale un confine che esiste solo in superficie. Le immagini non cercano il sensazionalismo dell’emergenza ambientale, ma si muovono piuttosto lungo una linea di osservazione analitica, attenta ai segni e alle trasformazioni che attraversano il territorio.

Lo sguardo si posa così sulla geometria degli appezzamenti agricoli, sulle variazioni cromatiche del terreno, sulle specie vegetali che li abitano e sulle infrastrutture che li attraversano, come i canali di drenaggio o le tracce degli interventi di bonifica idrogeologica. Elementi che, osservati insieme, costruiscono una mappa visiva della relazione tra paesaggio, attività umana e contaminazione.

Il titolo stesso assume un valore simbolico. Shamar, parola ebraica che significa “custodire” o “aver cura”, trasforma il progetto anche in un invito alla responsabilità verso il territorio e alla sua salvaguardia.
Nella pratica di Giuseppe Curcio, nato a Catanzaro e classe 2001, la documentazione degli spazi si intreccia infatti con una ricerca sui fenomeni e sui processi che modellano la realtà contemporanea, spesso indagando l’ibridazione tra elementi naturali e artificiali.

In Shamar. Un confine apparente il paesaggio del Vallo di Diano appare ordinato e suddiviso in parcelle definite, ma la ricerca di Curcio mostra come questa apparente stabilità sia attraversata da dinamiche invisibili, che rendono ogni confine molto più fragile di quanto sembri. La fotografia diventa così uno strumento per interrogare ciò che si nasconde sotto la superficie.
