The Guestbook: la nostra intervista a Giuseppe Gradella

Giuseppe Gradella è un fotografo italiano con base a Mantova che ha la grande capacità di saper trasmettere le sue emozioni attraverso il genere fotografico del ritratto. Le atmosfere predilette dall’artista catturano gli stati d’animo e sovrastano le figure ritratte, riuscendo a scavare a fondo nell’anima dei suoi personaggi.

Noi di Collater.al abbiamo chiesto a Giuseppe di raccontarsi brevemente tramite un’intervista, che trovi qui sotto:

Da quanto tempo ti occupi di fotografia? Come hai iniziato?

Mi occupo di fotografia dal 2014, non molto tempo. Sono laureato in progettazione architettonica e ho svolto la professione di architetto sino a due anni fa. Ho iniziato la mia carriera fotografica scattando inizialmente le architetture di alcuni miei colleghi, poi sono passato al ritratto, alla moda e poi a tante altre cose, relativamente in poco tempo.

Le tue immagini sono molto eleganti, cosa ti ha portato a definire il tuo stile?

Grazie innanzitutto per considerarle eleganti. Ciò che mi ha portato a definire il mio stile sono soprattutto i miei studi in storia dell’arte e architettura. Amo profondamente l’arte in generale, trovo ispirazione nei grandi maestri, ma anche in molti artisti meno conosciuti, ma molto validi secondo me.

Dimenticavo, il cinema, alcuni film mi influenzano tutt’ora, torno spesso a vedere alcuni spezzoni solo per rinfrescare la memoria, un’impressione. Anche i miei sogni, sopratutto quelli che ritornano negli anni, influenzano molto le atmosfere di alcuni miei ritratti. Aggiungo ovviamente anche i libri, penso che un certo tipo di fotografia si avvicini più alla parola scritta, che alla pittura.

C’è uno scatto in particolare che ha influenzato il tuo sguardo? 

Ce ne sono molti e la maggior parte delle immagini che mi hanno influenzato non sono scatti fotografici, ma se devo pensare ad una fotografia in particolare, la prima cosa che mi viene in mente è un ritratto di un giovane Bob Dylan scattato da Richard Avedon: lui, il menestrello, con un soprabito corto e scuro al centro del fotogramma, su un lastricato bagnato dalla pioggia…tutto sfuma nell’atmosfera piovosa tranne il soggetto, perfettamente a fuoco nella sua solitudine.

La maggior parte dei tuoi soggetti sono donne: che messaggio vuoi comunicare loro e che tipo di femminilità?

Non so sinceramente che tipo di femminilità io voglia trasmettere nelle mie foto, è il mio modo di comunicare certe distanze e apnee, non amo le cose urlate, mi piace il silenzio. Ho bisogno di sentire i respiri, che in molti ritratti vengono volutamente trattenuti, il resto sono esternazioni di miei sentimenti e delle mie paure, la figura femminile è un perfetto transfert del mio più intimo sentire.

Che progetti hai per il futuro?

Ho appena realizzato per la prima volta la direzione della fotografia per il video promozionale di Parma Capitale della Cultura Italiana 2020, mi hanno chiamato 5 gironi prima di girare, avevo molta paura, ma alla fine mi sono divertito molto e penso di aver fatto un buon lavoro, spero che nel mio prossimo futuro ci sia un po’ di cinema!

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