Art A Firenze c’è un carcere che fa street art
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A Firenze c’è un carcere che fa street art

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Collater.al Contributors

Graffiti Art in Prison è un progetto nato nel 2021 in seguito all’invito esteso all’artista francese David Mesguich da parte della professoressa Gabriella Cianciolo dell’Università di Colonia. L’obiettivo? Esplorare l’espressione artistica all’interno delle mura carcerarie, una sinergia tra ricerca scientifica, attività educative e coinvolgimento sociale. Il progetto ha preso vita nel carcere di Sollicciano, a Firenze, un luogo isolato dal resto della città, dove un gruppo eterogeneo di artisti, docenti e studiosi si è impegnato a sfidare i limiti della creatività e della percezione sociale organizzando una serie di workshop con i detenuti. Nel 2022, un incontro fortunato tra David Mesguich e la fotografa americana Martha Cooper, ha portato al suo coinvolgimento del progetto dal punto di vista documentaristico.

«La nostra idea era quella di porre l’arte al centro di un dialogo tra passato e presente, tra individui spesso dimenticati e le possibilità di redenzione attraverso l’espressione artistica» afferma David Mesguich. Un aspetto interessante del progetto è il coinvolgimento non solo dei detenuti ma anche delle guardie carcerarie. Il progetto diventa così un vero e proprio esperimento sociale che ha cercato di abbattere le barriere mentali e culturali. «Abbiamo visto emergere legami umani sorprendenti tra guardie e detenuti, durante un’esperienza che ha trasceso la semplice creazione artistica,» afferma un rappresentante dell’amministrazione penitenziaria coinvolto nel progetto.

Il cuore del GAP è stato il processo di creazione di opere d’arte che mescolavano graffiti e installazioni su larga scala. Non privo di ostacoli, il progetto ha dovuto affrontare resistenze da parte delle autorità carcerarie. «Siamo stati costretti a lunghe negoziazioni per ottenere il permesso di realizzare le nostre installazioni, ma non abbiamo mai smesso di credere nel potere trasformativo dell’arte,» afferma David. Le opere realizzate nel carcere di Sollicciano, ormai smantellate, sopravvivono solo attraverso le fotografie di Martha Cooper, preziose testimonianze di un momento in cui le differenze sono state cancellate e la creatività ha superato le barriere del confinamento. «Le immagini che ho catturato all’interno del carcere sono una testimonianza di momenti in cui le barriere invisibili tra individui sono crollate,» racconta Cooper, riflettendo sulla sua esperienza all’interno del progetto.

Courtesy David Mesguich & Martha Cooper

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Scritto da Collater.al Contributors
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