La storia di “Flora”, il foulard senza tempo di Gucci

La storia di “Flora”, il foulard senza tempo di Gucci

Andrea Tuzio · 2 settimane fa · Style

Gucci ha da poco lanciato “Gucci 100”, la collezione ispirata alla storia centenaria (1921-2021) della maison italiana, accompagnata da un video che potete vedere proprio qui di seguito.

Una celebrazione vera e propria dell’immensa legacy che Gucci ha lasciato in questi 100 anni.
Anche noi di Collater.al abbiamo deciso di celebrare la maison diretta da Alessandro Michele, raccontando la storia di uno degli item più famosi mai realizzati dal brand, il foulard di seta “Flora”. Il suo motivo floreale ha ispirato e continua a ispirare oggetti e collezioni Gucci ancora oggi.

I protagonisti di questa storia ,che ha le caratteristiche di una favola, sono principalmente tre: l’illustratore Vittorio Accornero de Testa, Rodolfo Gucci e la principessa Grace Kelly

Riavvolgiamo il nastro e torniamo indietro nel tempo fino al 1966, quando l’immortale Grace arrivò a Milano con suo marito, il principe Ranieri di Monaco, e scelsero di visitare la boutique Gucci in via Montenapoleone. 
Il proprietario di quel negozio era Rodolfo Gucci, figlio di Guccio, che per l’occasione scelse di regalare alla principessa qualcosa di molto speciale. 
Decise di commissionare un disegno all’illustratore, pittore e scenografo Vittorio Accornero de Testa, collaboratore della maison italiana tra il 1960 e il 1981, per un foulard di seta da regalare a Grace Kelly.

Accornero de Testa iniziò la sua carriera come illustratore nel 1919 con lo pseudonimo di Max Ninon. Tra gli anni ’20 e ’30 si occupò di illustrare le principali riviste femminili dell’epoca, spesso insieme a sua moglie Edina Altara. Per molti anni si dedicò anche all’illustrazione di fiabe e libri per bambini.
Per Gucci realizzò oltre 80 foulard, ma quello che cambiò la storia dell’intera maison e di questo accessorio in particolare fu proprio “Flora”.

Un quadrato di seta cosparso di fiori splendidi che diventò la base sulla quale verranno realizzate abiti, borse e gioielli Gucci nel corso di 60 anni.

Una delicatissima e incantevole composizione botanico-floreale, con l’innesto di bacche e insetti raffigurati con la cura di un naturalista, composta da 37 colori vivaci su sfondo bianco. I 9 bouquet raffigurati sono composti da: gigli, edera, papaveri, fiordalisi, narcisi, ranuncoli, anemoni, tulipani e iris. Troviamo anche una serie di insetti tra cui, farfalle, libellule, api, farfalle, coleotteri e cavallette. 

Accornero de Testa non fa uso della ripetizione speculare dei soggetti ma si concentra su ogni disegno nella sua totalità, una scelta molto più complessa e dispendiosa da realizzare.
Un altro elemento da sottolineare nella scelta del soggetto è quello di essere uscito dai canoni dell’identità di Gucci dell’epoca (Travel-Equestrain-Hunting). In totale antitesi con quelle che erano le abitudini estetiche degli altri marchi del lusso internazionale.

La scelta dei soggetti in realtà, così come il nome dato al foulard, sono un omaggio alle origini della maison e alla città di Firenze, grazie all’allegoria de La Primavera e della Nascita di Venere di Sandro Botticelli, in cui in entrambi i dipinti troviamo la ninfa Flora che indossa un abito adornato di fiori.

Il motivo Flora è stato ripreso nel 2005 da Frida Giannini. ”L’abilità di guardare avanti senza perdere di vista il passato” l’ha portata a rinnovare i disegni della maison nel moderno prêt-à-porter, incluso il Gucci Flora. Durante la sua direzione creativa, la Giannini si è assicurata che la stampa Flora fosse presente praticamente ovunque. Dall’enfatizzare la stampa nella collezione Cruise 2013 fino al reinventarla come una fragranza.

L’attuale direttore creativo di Gucci Alessandro Michele ha unito passato e presente del brand, proiettando tutto nel futuro, reinterpretando il design Flora in chiave contemporanea e facendolo diventare uno dei simboli più rappresentativi della maison.

La storia di “Flora”, il foulard senza tempo di Gucci
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La Seconda Guerra Mondiale rivista da Joe Cruz

La Seconda Guerra Mondiale rivista da Joe Cruz

Chiara Sabella · 19 ore fa · Photography

In occasione del lancio delle nuove gallerie permanenti sulla Seconda Guerra Mondiale, l’Imperial War Museum (IWM) di Londra decide di raccontare uno dei momenti più bui della storia moderna attraverso l’arte. In collaborazione con l’artista Joe Cruz, il museo lancia un’edizione limitata di sei stampe che reinterpretano l’archivio storico, per mettere l’accento sulle dimensioni globali del conflitto. 

Da un recente sondaggio condotto per l’IWM, meno della metà degli intervistati è a conoscenza del contributo bellico dell’India agli alleati nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Allo stesso modo, molte colonie dell’Impero Britannico vennero duramente impiegate in termini di mano d’opera e risorse. Esclusi i volontari, in tanti furono sfruttati e costretti ai lavori forzati per contribuire alla terribile causa, gli stessi volti che rischiano di perdersi oggi tra le pagine della Storia. 

Per mettere in luce “la loro forza, l’eroismo e il duro lavoro” che caratterizzava la vita delle colonie durante il conflitto, Joe Cruz sceglie uno stile acceso, in grado di trasformare gli scatti storici B/W in composizioni forti e vivaci. Il suo obiettivo è mostrare le drammatiche esperienze che hanno coinvolto gli abitanti di ogni parte del globo. Nel farlo, l’artista ci dà la sua personale chiave: “Volevo che le mie creazioni fossero audaci ed energiche per trasmettere sia la piena forza dei soggetti – racconta in un’intervista a Creative Boomsia portarli in un regno iper-acido e irreale, che si allontana dal romanticismo e dalla nostalgia”

Così, Joe Cruz tinge di blu elettrico le divise degli uomini che venivano addestrati all’uso delle bombe e di quelli impiegati nelle unità di segnalazione, poiché alfabetizzati. Il cielo si colora con toni fluo, insieme ai veli delle suore che assistono i civili di Gibilterra, costretti a lasciare gli ospedali, mentre le uniformi giallo brillante dei soldati africani ci mostrano come spesso venivano reclutati in unità di lavoro disarmate. Ogni fotografia svela un aspetto diverso della “macchina della guerra”, rappresentando simbolicamente il lavoro di tutte le mani sfruttate dalla Corona per continuare il conflitto. Il poeta Fernando Pessoa afferma che l’arte descrive le cose per “come sono sentite, come si sente che debbano essere”, è forse questo il motivo che porta Cruz ad allontanarsi dai toni cupi, per sorprenderci con una storia che sottolinea i suoi errori per rinascere.
Con una poetica che spazia tra arte, design, grafica e moda, Joe Cruz ci tiene sospesi tra scatti fotografici che assomigliano a dipinti sgargianti, in un approccio mixed media.

La Seconda Guerra Mondiale rivista da Joe Cruz
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La fotografia di Cécile André congela il tempo e la bellezza

La fotografia di Cécile André congela il tempo e la bellezza

Giulia Guido · 5 giorni fa · Photography

Cos’è la libertà? Ognuno ha la sua idea e il suo modo di esprimerla. Secondo Cécile André vuol dire esprimersi con il corpo e ce lo racconta nei suoi scatti. 

Cécile André è una fotografa francese con base a Nantes, cittadina attraversata dalla Loira situata nella parte nord-occidentale del Paese a una sessantina di chilometri dalla costa. È proprio questo luogo, con i suoi appuntamenti culturali, mostre e concerti, che ha spronato Cécile a dedicarsi alla fotografia. 

Cécile André

Attraverso scatti esclusivamente analogici, la fotografa francese ci mostra la sua idea di libertà, incarnata quasi sempre da giovani ragazze libere di mostrarsi come vogliono e di utilizzare il proprio corpo per trasmettere stati d’animo ed emozioni. 

Le fotografie di Cécile André hanno un non so che di delicato e fragile, esattamente come i fiori che spesso condividono la scena con le modelle che scatta e altre sono gli assoluti protagonisti. 

Guarda qui sotto alcuni suoi scatti e seguila su Instagram per non perderti i prossimi lavori. 

La fotografia di Cécile André congela il tempo e la bellezza
Photography
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Il Mar Morto negli scatti di Alexander Bronfer

Il Mar Morto negli scatti di Alexander Bronfer

Giulia Guido · 6 giorni fa · Photography

Quella del Mar Morto è sicuramente una delle aree della Terra più interessanti e misteriose. Essendo da sempre il bacino idrografico più basso e salato al mondo, fin dall’antichità prede il nome di mare. I luoghi che si affacciano sulle sue sponde sono protagonisti di leggende e racconti biblici, basti pensare alle antiche città di Sodoma e Gomorra, che plausibilmente sorgevano dove ora si trova il Monte Sodoma, all’interno della Riserva Naturale del Deserto della Giudea e poco lontano dalla spiaggia di Ein Bokek

Oltre a rappresentare un importante sito archeologico, dove per esempio sono stati ritrovati i resti di una fabbrica di cosmetici e di fanghi terapeutici risalente al tempo di Erode, oggi Ein Bokek rappresenta una meta frequentata soprattutto da turisti provenienti da Paesi differenti. 

È proprio in questa località posizionata sulla riva occidentale del bacino inferiore del Mar Morto e dove la profondità dell’acqua non supera mai i 2 metri che il fotografo Alexander Bronfer è tornato quasi ogni settimana per circa due anni, catturandone l’anima più vera e profonda. 

Alexander Bronfer è nato in Ucraina e ha studiato in Russia, a San Pietroburgo. Una volta finiti gli studi si è trasferito in Israele, prima a Tel Aviv e poi ha vissuto in diversi Kibutz nel sud del paese.

Questa esperienza lo ha portato a frequentare spesso l’area del Mar Morto, della quale si è innamorato immediatamente. 

Tutti gli scatti che ha realizzato in questa zona sono racchiusi nella serie fotografica The Dead Sea, che negli anni si è trasformata in una collezione di immagini che restituiscono esattamente l’atmosfera quasi surreale che si può vivere in questo luogo. 

Alexander Bronfer

Ciò che si può toccare con mano guardando le sue foto è la tranquillità del posto, una tranquillità che a volte può essere scambiata per abbandono, come se il mondo si fosse dimenticato della sua esistenza.

Alexander Bronfer

Poi, però, soprattutto durante la stagione estiva, alcune decine di turisti riescono a raggiungere Ein Bokek e riempire lo spazio vuoto, appropriandosene giusto per il tempo di una giornata.

Persone di diverse culture e religioni si incontrano sulla spiaggia per godere dei benefici naturali offerti dal Mar Morto, abbandonarsi alle sue acque e spesso e volentieri trascorrere ore a galleggiare tenuti a galla dalla massiccia quantità di sale. 

Visti gli studi più recenti secondo i quali il bacino inferiore del Mar Morto è destinato a scomparire ed evaporare del tutto, le fotografie di Alexander Bronfer non sono solo uno studio su uno dei luoghi più antichi del mondo, ma rappresentano anche la testimonianza di qualcosa che tra qualche anno potrebbe non esserci più. 

Alexander Bronfer
Alexander Bronfer
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Il Mar Morto negli scatti di Alexander Bronfer
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Il Mar Morto negli scatti di Alexander Bronfer
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“On the Horizon”, la nuova vendita firmata Magnum Photos

“On the Horizon”, la nuova vendita firmata Magnum Photos

Giulia Guido · 1 settimana fa · Photography

La fotografia come mezzo per esplorare gli orizzonti. Orizzonti intesi come confini, come luoghi che delimitano nuovi inizi, dove ciò che conosciamo incontra l’ignoto. Questo, ovvero On the Horizon, è il tema della nuova Magnum Square Print Sale in partnership con Aperture

Da lunedì 18 ottobre a domenica 24 ottobre, sul sito di Magnum Photos, sarà possibile acquistare una selezione di scatti realizzati da ben 110 artisti rappresentati da Aperture e Magnum Photos. Ogni foto rappresenta a modo suo il concetto di orizzonte che può essere fisico, come il punto in cui il mare incontra il cielo, o astratto e rappresentare un nuovo inizio. 

Da Gregory Halpern a Thomas Hoepker, da Martin Parr a Joel Meyerowitz, i lavori dei grandi nomi della fotografia contemporanea sono in vendita come sempre nel formato 6×6” (15,24×15,24 cm), che ormai contraddistingue le Magnum Square Print Sale, e sono stampate su carta d’archivio accompagnate dalla firma o dal marchio della proprietà.

Scopri qui sotto alcune delle fotografie in vendita. 

‘On the Horizon’ Magnum’s Square Print Sale, runs from Monday October 18, 6 AM PST to Sunday October 24, 11:59 PM PST. Signed or estate-stamped, museum-quality, 6×6” prints from over 100 visual artists will exceptionally be available for $100, for 5 days only, from magnumphotos.com/shop.

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