Le opere di Henrique Oliveira ricordano sempre quei grandi alberi centenari con enormi radici che invadono lo spazio con prepotenza sinuosa, il cui spirito di adattamento permette loro di sopravvivere al tempo e alle architetture che gli si costruiscono attorno, spesso sventrate dalla loro forza nascosta.
Le installazioni di Oliveira aggrediscono le superfici come metastasi vegetali, budelli legnosi che si ribellano allo spazio in cui sono costretti.
Baitogogo, il suo ultimo lavoro realizzato al Palais de Tokyo a Parigi, gioca con gli spazi prolungandeno e invadendone le forme. L’edificio diventa il grembo che nutre il suo groviglio caotico di rami o radici.
Oliveira prende in prestito i materiali dal paesaggio urbano brasiliano, in particolare il tapumes, legno preso da recinzioni e dalle costruzioni delle favelas, mettendo in evidenza la natura endemica e parassitarie di queste costruzioni. Le sue installazioni diventano così una metafora della crescita organica delle favelas, rivelando il decadimento dinamico del tessuto urbano di San Paolo.





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