Ian Strange ha portato la penombra a Cincinnati

Ian Strange ha portato la penombra a Cincinnati

Tommaso Berra · 5 giorni fa · Art

Il concetto di penombra descrive quella condizione che è cotemporaneamente non-luce e non-buio, uno spazio quindi che in senso figurato descrive incertezza e indeterminatezza. Uno degli artisti capaci di utilizzare meglio la luce come strumento simbolico, specialmente quando collegata alla città e ai temi di precarietà nello sviluppo dei piccoli centri abitati, è Ian Strange, che ha presentato il suo ultimo progetto chiamato appunto ‘PENUMBRA’.
La città scelta per questa serie di due opere è Cincinnati, negli Stati Uniti, in cui Strange ha creato due installazioni in mezzo alle case della città in occasione della FotoFocus Biennal.

A Ley Street Ian Strange ha proiettato un cono di luce verticale diretto su una piccola casa di quartiere. Il tetto e il piccolo giardino sono stati così messi in evidenza, rispetto a tutto il contesto, come a voler mettere sotto la lente di ingrandimento il simbolo di un’idea di centro abitato legata al passato e legata alle storie familiari, spesso stravolte dall’urbanizzazione.
Una casetta a Walnut Avenue è stata invece ricoperta di materiale riflettente (quello utilizzato per i cartelli stradali) dall’artista, la luce poi ha fatto si che il soggetto venisse sovraesposto, con una sagoma bianchissima e luminosa che è diventata un corpo estraneo tra il buio del quartiere.
Il curatore del FotoFocus Biennial 2022 Kevin Moore ha commentato così l’opera di Ian Strange e l’importanza delle sue opere per la città:
Gli interventi di Strange a Cincinnati e la loro produzione fotografica offrono una documentazione interpretativa della storia domestica della città, esaminando i destini mutevoli di particolari quartieri, case e popolazioni che continuano ad abitarvi“.

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La prima mostra italiana di Diana Orving

La prima mostra italiana di Diana Orving

Tommaso Berra · 3 giorni fa · Art

Ha inaugurato ieri da Tempesta Gallery in Foro Buonaparte 68, a Milano la prima mostra in Italia dell’artista svedese Diana Orving. Negli ambienti della galleria l’artista ha creato un esposizione immersiva utilizzando il drappeggio come elemento per creare un racconto visivo e tattile che accompagna i visitatori a seguire i percorsi tracciati dalle opere, che con il loro movimento indirizzano lo sguardo nello spazio.
Le sculture presentate sono una ricerca sull’aspetto materiale dei tessuti e la loro evoluzione nello spazio fisico, ma torna anche un duplice sentimento che analizza il nostro essere in continuo contatto come umani. L’esperienza della gravidanza ha sicuramente segnato la poetica dell’artista in questo senso e il conflitto, la paura e il desiderio sono tutti aspetti messi in scena che anche nell’esposizione di Tempesta Gallery.
La mostra di Diana Orving è dinamica, l’energia è un aspetto caratterizzante dell’esperienza di visita, così come il dinamismo e la ricerca tecnica, sviluppata dall’artista da autodidatta nel corso degli anni.

Diana Orving | Collater.al
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La prima mostra italiana di Diana Orving
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Le nuove “Paladine dei sogni” di Milano nel murale del progetto Wish Mi

Le nuove “Paladine dei sogni” di Milano nel murale del progetto Wish Mi

Tommaso Berra · 6 ore fa · Art

Da sabato 19 novembre il quartiere di via Spaventa a Milano ha due nuove “Paladine dei sogni”, si tratta di due figure dipinte dall’artista La Fille Bertha insieme ai ragazzi e alle ragazze del progetto UIA “Wish Mi: Wellbeing Integrated System of Milan”.
Negli scorsi mesi, insieme agli educatori di ActionAid Italia, l’artista e i ragazzi e le ragazze coinvolti nel progetto hanno individuato temi capaci di raccontare l’identità di un intero quartiere, ma anche i sogni delle nuove generazioni che lo abitano.
L’artwork presentato ha riempito di energia il quartiere milanese non solo grazie ai colori accesi e allo stile geometrico e minimale dell’artista, ma anche all’azione dei ragazzi e delle ragazze, che dopo aver ideato il concept dell’opera hanno preso bombolette e colori in prima persona, contribuendo alla realizzazione del murale. 

Wish Mi ha mostrato l’arte come strumento di partecipazione, condivisione e dialogo tra gli abitanti e la città. Il talento de La Fille Bertha ha aiutato a spingere più in là gli orizzonti di fantasia dei ragazzi e delle ragazze, che a loro volta hanno aperto un immaginario di simboli e soggetti, in uno scambio reciproco che è culminato con “Le Paladine dei sogni”.
La natura del progetto, co-finanziato dalla Commissione Europea- Fondo europeo di sviluppo regionale e sviluppato da Comune di Milano, ActionAid Italia, Politecnico di Milano, Fondazione Politecnico di Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore, Cooperativa ABCittà è quella di definire i bisogni e i sogni di una comunità attiva, i cui sogni devono essere rappresentati dal contesto che li circonda e da figure che siano totem di speranza, proprio come le paladine rappresentate nell’opera.
Dopo il murale realizzato nel 2021 da Mister Thoms nel quartiere Comasina-Bruzzano, Wish Mi 2022 torna a reinterpretare il ruolo di Milano e delle giovani generazioni che la abitano attraverso l’arte pubblica. Un muro che farà da sfondo alle passeggiate di un intero quartiere, sarà lo sfondo e il punto di partenza di storie ancora tutte da scrivere e sognare. 

Wish Mi | Collater.al
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Credits Photo:
Carlotta Leone
Andres Juan Suarez

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La storia del primo luna park itinerante dedicato all’arte

La storia del primo luna park itinerante dedicato all’arte

Tommaso Berra · 6 giorni fa · Art

Negli anni ’80 la cifra stilistica dell’artista multimediale viennese André Heller ruotava attorno a opere stravaganti e dal forte impatto scenografico. Le statue volanti e gli spettacoli pirotecnici nell’estate del 1987 fecero accendere una lampadina ad Haller, che voleva un’arte spettacolare, capace di intrattenere in modo attivo gli appassionati. Nasce così Luna Luna, il primo luna park itinerante a tema artistico, nel quale le ruote panoramiche e le giostre erano dipinte e decorate da alcuni dei più grandi artisti del ‘900. 

Il progetto, che voleva portare in giro per il mondo attrazioni di giganti dell’arte come Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, Salvador Dalí, David Hockey, Roy Lichtenstein tuttavia non superò la prima tappa di Amburgo. Problemi burocratici legati alla vendita di Luna Luna e alcune controversie legali hanno fatto chiudere il luna park per 35 anni, fino al 2022, quando il progetto è stato ripreso in mano da André Heller e da suo figlio. 

Le giostre, rimaste ferme in un deposito per tutti questi anni, sono state ripulite in un nuovo magazzino di Los Angeles e hanno iniziato così a riemergere i lavori dei vari artisti.
L’idea di Luna Luna è l’idea di concepire l’arte come un intrattenimento capace di parlare a diversi registri, reinterpretando uno spettacolo popolare come quello del parco giochi grazie alle opere, che diventano protagoniste e oggetto da vivere in modo fisico. Attraverso un approccio ludico quindi l’arte diventa un oggetto da esplorare grazie a riferimenti vicini a un numero ampio di persone, un idea comunicativa, prima che artistica, propria della Pop Art, corrente di cui fanno parte alcuni degli artisti coinvolti come Haring e Lichtenstein.
Ora il progetto è pronto a tornare in tour nel Nord America, a distanza di anni da quel primo esperimento degli anni ’80, e dopo un esordio già a gennaio 2022, quando a finanziare il progetto con 100 milioni di dollari fu anche il rapper Drake e la sua società DreamCrew.

Luna Park | Collater.al
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La storia del primo luna park itinerante dedicato all’arte
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16 artisti per riqualificare Trieste insieme a Urban Colors

16 artisti per riqualificare Trieste insieme a Urban Colors

Tommaso Berra · 1 settimana fa · Art

Il progetto artistico di riqualificazione Urban Colors ha scelto come location per il suo ultimo intervento Trieste, città storicamente incontro di culture provenienti da tutto il Mediterraneo e teatro di eventi importanti per la storia d’Italia. Lo spazio scelto da Urban Colors è proprio un edificio che racconta una pagina della storia del ‘900, in particolare quella del regime fascista. Luca Mayr, curatore e direttore artistico di Urban Colors, e Ron Miller, art director del progetto hanno scelto di coinvolgere 16 artisti per dare un nuovo volto all’ex Banco di Napoli, oggi trasformato in palestra.

L’edificio costruito tra il 1935 e il 1938 e inaugurato da Benito Mussolini è il luogo scelto per una riqualificazione che parte dall’arte, con un’energia nuova che invade i duemila metri quadri di superficie. Il cantiere per realizzare tutte le opere è durato un mese e il prossimo 25 novembre Urban Colors è pronta a presentare il progetto al pubblico.
Gli artisti che hanno collaborato al progetto sono alcuni dei nomi più riconosciuti della street art nazionale e internazionale come Peeta, Ravo, Joys, Ozmo, Rancy, Oger, Amina, Sorte, Stuer, Corvino,
Fosk, Stefano e Mattia Bonora, Samuele Frosio, Ron Miller e Andrea639. Le loro opere spaziano da forme geometriche ad altre citazioni all’arte classica, ma anche soggetti ispirati a simbolismo ed esoterismo.

Urban Color | Collater.al
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16 artisti per riqualificare Trieste insieme a Urban Colors
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16 artisti per riqualificare Trieste insieme a Urban Colors
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