Art Spok Brillor trasforma un campo da tennis in illusione
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Spok Brillor trasforma un campo da tennis in illusione

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Arianna Maria Leva

Un campo da tennis dovrebbe essere uno degli spazi più regolamentati che esistano, linee nette, misure precise, una rete al centro e un perimetro che stabilisce esattamente dove il gioco può accadere. Spok Brillor parte proprio da questa rigidità per fare qualcosa di completamente opposto: far sembrare che il campo non abbia più un limite.

A Casa Axis, lo spazio creativo fondato da Felipe Pantone a L’Eliana, vicino Valencia, l’artista spagnolo ha trasformato il campo da tennis in Hard Court 2, un intervento pittorico che altera la percezione della superficie senza smettere di essere un campo sul quale giocare. Le linee che normalmente servono a delimitare il gioco vengono replicate, rimpicciolite e spinte verso il centro fino a creare l’impressione che il terreno si apra in profondità.

Guardato dall’alto, Hard Court 2 sembra quasi un’immagine digitale. La superficie rossa viene attraversata da linee bianche, azzurre, nere e gialle che sembrano riflettersi su una materia metallica. La geometria originale del campo viene ripetuta verso l’interno, generando una successione di piani sempre più piccoli. L’occhio interpreta quelle forme come livelli sovrapposti e finisce per percepire una profondità che fisicamente non esiste. Il campo sembra sprofondare sotto se stesso, come se sotto la superficie reale ne esistessero altri, potenzialmente infiniti.

Spok Brillor

È un’operazione che trasforma il modo in cui il campo viene percepito. L’artista non costruisce un oggetto all’interno dello spazio, ma utilizza lo spazio stesso come materia prima. Spok Brillor interviene sulla grammatica del campo e la porta fino al punto in cui smette di essere immediatamente leggibile.

Hard Court 2 è il secondo capitolo di un progetto iniziato nel 2025, quando Lucas Benarroch, conosciuto come MRKA, aveva trasformato lo stesso campo di Casa Axis in Hard Court. La prima versione rompeva la precisione geometrica del tennis attraverso linee bianche irregolari, disegnate a mano sulla superficie rossa.

Nel 2026 Casa Axis ha infatti organizzato la prima edizione del Casa Axis International Open (C.A.I.O.), un torneo particolare perché i suoi partecipanti non sono tennisti professionisti ma artisti. Trentadue creativi sono stati invitati a competere sul campo e il vincitore ha ricevuto la possibilità di intervenire sulla superficie per l’edizione successiva.

MRKA, vincitore della competizione inaugurale, ha scelto quindi di lasciare il proprio campo a Spok Brillor, uno degli artisti che aveva partecipato al torneo. È così che la competizione sportiva diventa anche un sistema di successione artistica: chi vince non conquista soltanto il campo, ma decide chi lo trasformerà dopo di lui.

Il campo continuerà a essere utilizzato e, con la prossima edizione del C.A.I.O., passerà nuovamente nelle mani di un altro artista. Casa Axis sta quindi costruendo una sorta di archivio temporaneo dipinto direttamente sul terreno: ogni artista modifica ciò che ha lasciato quello precedente, senza che esista necessariamente una versione definitiva. Questo rende il campo qualcosa di più di una semplice tela di grandi dimensioni. È un’opera destinata a essere riscritta. Spok Brillor ha lavorato a Hard Court 2 durante una residenza di 12 giorni a Casa Axis. La sua soluzione non consiste nel cancellare completamente la funzione sportiva del campo, ma nel sovrapporle un’altra possibilità di lettura.

Il giocatore continua a vedere le linee che gli servono per giocare, ma contemporaneamente il suo campo visivo viene destabilizzato. Una linea non sembra più semplicemente una linea: può diventare il bordo di una superficie immaginaria, una riflessione, una soglia o l’inizio di un altro campo. È una forma di illusione ottica che funziona proprio perché non nasconde l’architettura originale, ma al contrario, la esaspera.

In questo senso Hard Court 2 appartiene a una ricerca più ampia di Spok, artista legato alla scena del graffiti madrilena, che nel corso del suo lavoro ha utilizzato architettura, prospettiva, riflessi e immagini di matrice fantascientifica per mettere in discussione la percezione degli spazi. Qui però il dispositivo è particolarmente efficace perché il luogo rappresentato e il luogo reale coincidono.

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Scritto da Arianna Maria Leva

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