Art La nostra intervista ad Alex FaKso in occasione del FestiWall 2018
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La nostra intervista ad Alex FaKso in occasione del FestiWall 2018

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Giulia Pacciardi
La nostra intervista ad Alex FaKso in occasione del FestiWall 2018 | Collater.al

In questi giorni la città di Ragusa si sta riempiendo di artisti e street artist in occasione di FestiWall.

FestiWall, iniziato il 10 settembre e che terminerà il 16, è il festival internazionale di arte pubblica. Un progetto unico che, per il quarto anno, trasforma e arricchisce il patrimonio culturale di Ragusa.
Il programma prevede performance dal vivo di street artist internazionali, workshop, incontri ed esposizioni.

Una di queste sarà la mostra di opere fotografiche inedite realizzate da Alex FaKso.

Classe 1977, nato a Bassano del Grappa, Alex ha iniziato la sua carriera negli anni ’90, quando si avvicina al graffitismo e, grazie ai suoi scatti, ne diventa narratore diretto. Oggi vive a Londra e vanta pubblicazioni su alcune delle testate più importanti, come Rolling Stone, Vice, Xplicit Grafx, Bomber e Il Corriere Della Sera.

Noi lo abbiamo incontrato e questo è quello che ci ha raccontato.

Sei uno dei fotografi street contemporanei di maggior successo, cosa ti ha spinto ad avvicinarti a questo mondo?

Sono sempre stato attratto dalla strada, ho sempre avuto a che fare con la cultura che viene dalla strada, ho iniziato con lo skateboard che poi mi ha avvicinato ai graffiti e poi alla fotografia, un percorso che è nato naturale e organico, non mi sono mai forzato a far parte di nessun movimento o mondo, mi ci sono trovato in mezzo da sempre, da quando avevo 12/13 anni. Da quando è diventato mainstream, la cosa si è ingrandita esponenzialmente e tutti quelli che conosco dagli inizi ne hanno fatto parte e si sono presi i loro meriti.

Il tuo lavoro si intreccia spesso con quello di street artist, writers e urban artist, cosa ti affascina maggiormente di queste forme d’arte?

Precisiamo che non fotografo street artists o artisti vari, forse ogni tanto ci sono dei ritratti ma io non rappresento la street art e non credo sia quello il significato del mio lavoro. Le foto che faccio hanno un motivo ben preciso e intrinseco, fare foto in depositi di treni e tunnel della metropolitana è una scelta, non faccio foto dove tutti possono fotografare, mi cerco un mondo dove pochi si addentrano e pochi fotografano. Non voglio raccontare storie, non sono un fotografo documentaristico che racconta, ma con la mia fotografia voglio creare un’estetica unica e inconfondibile, cerco di essere originale e far cose che non sono facili da fare o da capire.

Ho iniziato a fotografare i writers di treni perché volevo immortalare ambienti ed emozioni fugaci, che poco dopo sarebbero andate perse, e la fotografia era l’unico mezzo per fissarle, ma senza forzarne l’aspetto documentaristico, al contrario cercavo di creare foto con puro scopo estetico e foto che danno emozioni.

Per me la macchina fotografica, come per altri la pittura, è un modo per trasformare emozioni e pensieri che ho in testa.

Altro soggetto ricorrente delle tue fotografie è la metropoli con la sua quotidianità, le sue storie e i suoi abitanti. C’è uno scatto a cui sei particolarmente affezionato?

No, tutte le foto hanno storie incredibili dietro e non saprei scegliere sinceramente.
Dopo tanti anni di lavoro magari le foto vecchie mi danno delle emozioni legate a ricordi in particolare, ma le foto sono tante ed è difficile scegliere.

Per la 4° edizione di FestiWall hai dato vita ad una mostra di fotografie inedite, puoi raccontarci come le hai scelte e il perché?

Con questa mostra ho cercato di trasportare le persone di Ragusa in un tunnel della metropolitana, luoghi che di solito sono visitati solo da addetti ai lavori e sono invisibili per tutto il resto delle persone. Mi interessava portare in un luogo come Ragusa un mondo talmente diverso da quello quotidiano che tutti i Ragusani o Siciliani vivono.

Attraverso queste mostre ho iniziato a distruggere l’estetica delle immagini e quindi il loro significato visivo, la fotografia passa in secondo piano: la mia ricerca, in questo momento, si concentra sulla trasformazione delle fotografie in opere uniche, ambientate in luoghi di vario tipo e usando oggetti di scarto di aziende in disuso o di vecchie abitazioni, tipo porte, vari elementi in metallo vario o quant’altro.

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Scritto da Giulia Pacciardi

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