L’intervista a Izi per il lancio di adicolor x Foot Locker

Rosso e nero.
Sono stati questi i due colori scelti per l’evento di lancio della collezione adicolor nei negozi e sulle piattaforme Foot Locker.
Un testimonial d’eccezione, Izi, il rapper genovese venuta alla ribalta con il film Zeta.
L’intera serata si è svolta con i due colori sullo sfondo che hanno determinato anche due showcase differenti svolti dal rapper per pochissimi eletti, uno dopo l’altro, quello per la “squadra rossa” e quello per la “squadra nera”.

Noi lo abbiamo intervistato per voi e lui ci ha raccontato dei suoi idoli, dei suoi album e dei colori che hanno contraddistinto pezzi importanti della sua carriera.

Izi Rhymes, Izi R e Izi, di te conosciamo 3 differenti versioni. Cosa ha determinato questi cambiamenti, a cosa corrispondono e cosa senti di aver sempre portato con te?

È iniziato tutto un po’ come un gioco, i primi nomi erano anche una sperimentazione un po’ bambinesca.
Il mio primo nome voleva significare “dalle rime facili”, ed è nato grazie ai miei amici che mi chiedevano spesso come avessi fatto in un mese ad imparare a scrivere, a mettere le mie rime su delle basi.
Poi è arrivato Izi R che mi è sembrato più pulito, diciamo che ne ho adottato uno per ogni mixtape che ho fatto uscire, c’è stata un’evoluzione disco per disco.
Per arrivare poi a Izi che è la parte più coincisa, quella più ermetica, quella che può significare tutto e niente.
La chiave di lettura è la semplicità, la chiarezza.

I tuoi album sono fortemente autobiografici, quali sono i pro e i contro di condividere così tanto di te stesso con chi ti ascolta?

Io direi che non si può parlare veramente di pro e di contro, ci sono delle situazioni che ti si possono rivoltare contro, ma non mi piace chiamarli così perché visti da un altro punto di vista possono essere dei pro.
Diciamo che essendo io una persona molto sensibile e introversa, è un modo positivo di sfogarmi, però quando non si è abituati ai commenti critici, che nell’era dei social network dove tutti hanno diritto di parlare si sono triplicati, puoi rimanerci male.
Il punto è che non te ne deve fregare niente, io all’inizio ne ho sofferto però ho imparato, e sto ancora imparando, che solo io posso sapere chi sono e quanto valgo.
Mi piacerebbe che tutti cominciassero a pensarla così, anzi vi esorto a farlo, nessuno coincide con quello che la gente pensa di loro.

Tra i tuoi idoli musicali ci sono molti dei cantautori che hanno fatto la storia della musica italiana. Da De Andrè a Gaber, da Tenco a Vinicio Capossela. In che modo questi artisti così diversi da te influenzano la tua musica?

Ogni artista, a suo modo, è riuscito a darmi qualcosa.
Vinicio Capossela mi ha insegnato la gestione della rabbia e della malattia interiore, quasi ad esorcizzare il tutto con i suoi ritmi tribali. Vinicio per me è la forza e la potenza dell’anima.
Gaber con il suo essere milanese che prende in giro l’essere milanese mi ha sempre divertito, con quasi lo stesso modo, se pur più lamentoso, che aveva De Andrè di parlare di Genova, con lo spirito un po’ cupo e malinconico tipico di noi genovesi, di noi marinai.
Ognuno mi ha dato qualcosa, ho anche avuto il piacere di essere premiato ad un Festival organizzato dall’associazione Tenco.
Ho un fortissimo interesse a livello cantautoriale.

Con il tuo ultimo singolo Rap hai fatto un’inversione di marcia. Da sonorità New School sei passato a quelle più Old. Questo brano è l’inizio di un nuovo percorso o volevi dimostra la tua versatilità come rapper?

Lascio che siano i miei pezzi futuri a decidere tutto questo, non perché ci sia qualche grande sorpresa ma perché in questo momento non so darti una risposta.

Hai collaborato con Foot Locker per il lancio della collezione adicolor. Se dovessi attribuire un colore a Fenice ed uno a Pizzicato, i tuoi due album, quali sarebbero?

Partirei da Pizzicato e, come nella copertina, i colori sarebbero due: il bianco e il nero, luce ed ombra. Colori che sono presenti anche in Fenice, ma meno forti che in Pizzicato.
Fenice è nero, ma nasconde anche una parte di rabbia, forse non espressa perché tutti ne hanno colto la parte esteriore, quella commerciale, ma non i testi.
In Fenice potrebbe esserci anche un po’ di rosso, ma forse anche qui è più forte il nero.

Ricordi qual è la prima scarpa che hai comprato da Foot Locker?

Il modello preciso non te lo so dire, ma sicuramente una scarpa alta da Basket perché ci andavo e ci vado pazzo.

Cos’è cambiato di più nella tua vita prima e dopo il film Zeta?

Sono cambiate tante cose, non ti saprei dire cosa di più o cosa di meno. Io cerco di rimanere il più possibile fedele a me stesso.
Forse ciò che più è cambiata è il modo in cui affronto il lavoro, quando scrivo posso e riesco a essere bambino, quando lavoro sono un adulto, più centrato e più chiaro.

Se non avessi cominciato a trasformare le tue poesie in musica, chi sarebbe diventato oggi Izi?

Un artista, questo te lo posso dire con certezza.
Magari un cuoco, magari un esploratore ma sicuramente qualcosa alla cui base c’è la curiosità.

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