Design Storia e futuro di Vibram, intervista a Paolo Manuzzi
Designsneaker

Storia e futuro di Vibram, intervista a Paolo Manuzzi

-
Tommaso Berra
Paolo Manuzzi | Collater.al

Protagonista di alcune delle imprese sportive più incredibili al mondo, capace di innovare il concetto di performance ed esperienza outdoor, una ricerca martellante nell’innovazione del prodotto: questa è l’energia che spinge Vibram da oltre ottant’anni. Collater.al è andato nella sede del brand ad Albizzate (Varese), per parlare con il Global General Manager Paolo Manuzzi, ripercorrendo alcuni momenti chiave del brand. Un’identità che parte dal legame con la natura del suo fondatore Vitale Bramani e arriva fino ai progetti più innovativi in programma per il futuro.

Partendo dall’intuizione di marchiare le suole con un semplice logo, valorizzandole come prodotto con una qualità precisa e riconoscibile e non solo come un componente, Vibram ha marchiato momenti nella storia del footwear e del design in senso esteso. Vincitore del Compasso d’Oro ADI con le Furoshiki, il brand ha segnato anche tappe di un’evoluzione estetica, con il lancio nel 2006 delle FiveFingers.
La suola Carrarmato è la più famosa e copiata al mondo, i più importanti brand di moda collaborano con Vibram ogni stagione per le loro collezioni, tutto parte dal bosco, dalle pareti di roccia e da una fabbrica in cui la gomma può diventare qualsiasi cosa.

Paolo Manuzzi | Collater.al

Come si gestisce la pressione di essere leader nel vostro campo? La avvertite?

PM: Non è facile, la pressione la senti e tutti vogliono rubarti questa posizione, ci studiano in tutte le fasi, dallo sviluppo prodotto fino al marketing e alla comunicazione. Oggi è facile sbagliare, gli errori si pagano molto di più che in passato, la comunicazione è agguerrita e bisogna stare molto in guardia. 
Anche chi prima non si interessava al linguaggio ora cerca il modo per attaccarti, fa parte della competizione tra aziende, molti marchi di abbigliamento sono stati travolti da scelte infelici nate come semplici errori di valutazione. Il nostro passato e una certa esperienza ci da forza a gestire quella che mi piace chiamare “pressione positiva”.
 

Oltre 80 anni di storia rimanendo al passo con i tempi e in alcuni caso anticipandoli. Ci sono 3-5 momenti chiave che hanno segnato la storia di Vibram?

PM: Sì certo, la prima è sicuramente l’invenzione della suola Carrarmato, la più venduta e soprattutto la più copiata al mondo anche a distanza di 80 anni. Penso sia un’icona di design poco riconosciuta perché non è un oggetto come una sedia o una lampada, ma ha un valore che secondo me va ben oltre.

Il secondo momento chiave è stato l’idea geniale di Vitale Bramani (fondatore di Vibram ndr) di marchiare le suole, mettere già dagli anni ’30-’40 e ’50 il nome in un prodotto che è sempre stato considerato solo un componente, e appena possibile dargli anche un colore che spiccasse dal resto della scarpa. In questo modo ha dato riconoscibilità e ancora più visibilità, un passo fondamentale per arrivare al consumatore e far percepire la qualità. Un passaggio importante per noi.

Come terzo momento ti direi l’internazionalizzazione, ma è un processo naturale nel tempo che viene con lo sviluppo, sicuramente il fenomeno più grande degli ultimi anni è stato FiveFingers. Quando abbiamo deciso di portarlo sul mercato nel 2006 ha dato visibilità al brand e ci ha fatto percepire come un’azienda innovatrice, dandoci uno slancio per farci vedere come persone che capiscono di calzature, di piede, di camminata. Questi sono i fenomeni più importanti. 

Paolo Manuzzi | Collater.al

Vibram ha iniziato a pensare al concetto di sostenibilità presto rispetto ad altri. È un tema centrale e complesso da affrontare, nessun azienda che fa produzione più definirsi davvero sostenibile? Oggi a che punto siamo a livello generale e qual è l’approccio di Vibram? 

PM: Abbiamo fatto grossi progressi ma mai abbastanza, parlare di sostenibilità vuol dire continuare a migliorare la ricerca, parlarne non è positivo solo da un punto di vista comunicativo, ma perché così le aziende si pongono dei limiti, fa parte di un processo di continuo miglioramento a livello aziendale.
Non si tratta di quanto scarto fai o delle emissioni di anidride carbonica, è più importante la sfida che si pongono le aziende. L’idea di avere obiettivi e andarli a migliorarli, quella è sostenibilità.

Bisogna stare attenti perché con la parola sostenibilità è facile farsi belli, in maniera veritiera magari, ma senza rendersi conto che si stanno provocando danni in altri momenti della produzione, ci si concentra spesso solo su una missione, senza considerare una visione a 360°.
Vibram ha sempre tenuto un basso profilo, ha fatto quello che pensava fosse necessario già negli anni ’90, quando utilizzavamo scarti di produzione, una filosofia tipica del nostro prodotto. Da sempre utilizziamo fonti di energia rinnovabile ma non lo rendiamo pubblico perché abbiamo ancora molto da fare. Realizziamo suole per stare all’aria aperta, i nostri consumatori rispettano la natura, il nostro fondatore ha quella filosofia da sempre. Spero che il consumatore percepisca questo messaggio. 

Vibram nasce dalla volontà di mantenere un contatto diretto tra uomo e natura. Alla luce della pandemia e alla riscoperta di un rapporto più intimo con la natura, come si è rafforzata l’identità del brand?

PM: Una volta costretti a stare in casa le persone hanno capito che stare all’aria aperta è molto più salutare. La riscoperta degli spazi aperti è un aspetto positivo, ma soprattutto la riscoperta di spazi che in molti avevano dietro casa e che ora frequentano con piacere.
Le persone sono diventate più consapevoli che anche per la gita fuori porta l’attrezzatura è importante, questo ci ha favorito. Se hai l’attrezzatura ti fai la gita con più tranquillità, che sia lo zaino giusto o la scarpa impermeabile che puoi indossare tutta la giornata.
La ricerca di prodotti più tecnici e performanti ci ha aiutato, anche perché creiamo suole per scarpe versatili, non solo prodotti specifici
per un singolo utilizzo.

Paolo Manuzzi | Collater.al

Hai parlato di obiettivi e futuro, come vedi Vibram in futuro, in particolare la sfida di tenere legati il presente, le tradizioni del passato e la visione futura? 

PM: Vedo una forte mentalità su innovazione e sviluppo prodotto, quindi spero di vedere Vibram sempre come un azienda innovatrice, dedicata al prodotto e al consumatore finale, questa cosa vogliamo trasmetterla a tutti, principalmente internamente.
La cultura del prodotto è in primo piano e grazie a quella si riesce a stare legati sia al passato che al futuro, perché ti permette di tenere conto degli errori e migliorarli nel progetto al quale si inizierà a lavorare subito dopo. Questo legame ti permette di tenere un occhio in due direzioni. Poi credo anche che se un’azienda ha un prodotto di qualità prima o poi riuscirà a venderlo, dando soddisfazione e tranquillità a tutte le persone che ci lavorano. Il vecchio principio della qualità prima della quantità. 

Designsneaker
Scritto da Tommaso Berra
x
Ascolta su