Abbiamo intervistato Michael Dupouy mentre firmava l’edizione 2016 di All Gone

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13 febbraio 2017

Abbiamo intervistato Michael Dupouy, autore di 'All Gone 2016', il libro cult che racchiude gli oggetti più ricercati della street culture.

Sabato, Slam Jam, ha ospitato Michael Dupouy autore della bibba della street culture ‘All Gone’.
Noi siamo andati a fargli qualche domanda per conoscerlo meglio e per capire come, ogni anno, rinasce il suo progetto.

Cosa ti ha ispirato/motivato a iniziare la produzione di All Gone?

La mia carriera è iniziata come giornalista e, in quanto tale, sono molto affezionato alla carta stampata. All’inizio degli anni 2000 tutti hanno cominciato a parlare di rivoluzione digital, la convinzione era quella che il web avrebbe annientato la carta e per un periodo me ne sono convinto anche io.
Dopo qualche anno, però, mi sono ricreduto, le persone non possono vivere in un mondo digitale, dove è facile documentarsi su presente e futuro, ma molto difficile su quello che è stato cool in passato.
Per questo ho deciso di creare un oggetto fisico, per permettere al passato di non scomparire.

Come fai il tuo processo di selezione?

Funziona esattamente come quando una persona qualsiasi entra in un negozio e fa la selezione di ciò che comprerebbe e ciò che invece no.
Ogni giorno faccio ricerca su internet, viaggio per il mondo e quando trovo qualcosa che mi piace, se la storia dietro il prodotto è interessante, la racconto alle persone.
Verso la fine dell’anno, poi, cerco di mantenere solo ciò che può risultare interessante per tutto il mondo che, com’è normale, ha gusti differenti.
Una cosa molto amata in America può essere un flop in Europa.

Spesso il libro viene chiamato la bibbia della street culture. Pensavi che avresti raggiunto un tale successo?

Io non l’ho mai chiamata così, ma per questo vi ringrazio molto.
Onestamente no, non l’ho mai pensato. Ho iniziato con una produzione molto piccola in vendita solo a Parigi, da Colette.
Mai avrei pensato, 11 anni dopo, di fare questa intervista con te, qui a Milano, di vendere milioni di copie e andare in tour per il mondo.

Spesso nel tuo libro hai inserito item che vengono più dal mondo dell’arte che da quello dello streetwear, quest’anno é in programma una grossa collaborazione tra Kaws e Jordan ad esempio.
Secondo te, dopo aver raggiunto l’alta moda, lo streetwear entrerá anche nelle gallerie d’arte?

Non lo so, probabilmente solo i brand che hanno fatto la storia e hanno raggiunto un grandissimo successo in tutto il mondo.
Potrebbe essere interessante per la nostra generazione, fra 30 anni, poter istruire chi verrà tramite degli archivi.
In questo senso sì, potrebbe essere possibile.

Sappiamo che sei tifoso del PSG, cosa ne pensi del trend fashion-football ormai sdoganato da Gosha?

Ho cominciato a collezionare sneakers quando era possibile trovarle solo in negozi di sport, tutto parte dallo sport.
Ogni volta che si ricomincia un ciclo si guarda a quello, si adattano scarpe e accessori dal mondo dello sport a quello comune.
Lo sport è la chiave.

Qual è il tuo pezzo preferito nella pubblicazione di quest’anno? E la tua sneaker preferita?

Non mi è possibile sceglierne una sola, ne ho più di una.
È impossibile fare una scelta quando esistono così tanti prodotti.
Però se mi chiedi qual è il mio pezzo preferito all’interno del libro ti rispondo “Boys don’t cry”, il magazine di Frank Ocean e anche il suo cd.
Per me è il miglior prodotto dell’anno.

Come pensi che si sia evoluto lo streetwear da quando hai iniziato il tuo progetto?

In maniera incredibile, prima era per pochissime persone, veramente una piccola fetta di mercato.
Oggi è ovunque, tutti conoscono e adorano lo streetwear, da chi vive nel piccolo paese in Italia fino a chi nel più profondo far west americano.

Avrebbe senso tornare indietro e riportarlo a una nicchia di appassionati?

Assolutamente no, per me questa è una vittoria.

Come è cambiato il tuo rapporto con i brand, quanto questo influisce nelle tue scelte?

Ci provano sempre, tutte le volte.
Ma non mi interessa, credo che se la selezione all’interno di “All Gone” non fosse spontanea nessuno lo comprerebbe.
Se fosse pieno di pubblicità o di brutti prodotti che nessuno si aspetterebbe di trovare nel libro probabilmente non sarei qui oggi.

Cosa ti aspetti dallo streetwear nel prossimo futuro?

Siamo, ogni giorno, circondati da novità a cui è difficile stare dietro, di cui è difficile raccontare la storia, ormai la proposta supera la domanda.
Mi aspetto meno, voglio veder vincere la qualità e non la quantità.

Abbiamo intervistato Michael Dupouy mentre firmava l'edizione 2016 di All Gone | Collater.al
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