Art L’invasione di Iwagumi-Dismisura che ha acceso qualche polemica a Bologna
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L’invasione di Iwagumi-Dismisura che ha acceso qualche polemica a Bologna

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Dietro le gigantesche rocce gonfiabili comparse in Piazza Maggiore, a Bologna, c’è Eness, studio australiano fondato dall’artista Nimrod Weis, conosciuto a livello internazionale per installazioni immersive che trasformano lo spazio pubblico in un’esperienza sensoriale. L’arrivo di Iwagumi-Dismisura in Italia nasce dall’invito di Illumia e Bologna Festival, che hanno scelto questo progetto come “regalo natalizio” alla città, portandolo per la prima volta in un contesto storico occidentale e in uno dei luoghi più simbolici d’Italia. Fin dalle prime immagini circolate online, però, la reazione è stata polarizzata: è arte pubblica o pura provocazione visiva? Un intervento che dialoga con la città o che la usa come semplice fondale? E soprattutto: perché proprio qui, davanti a San Petronio, e perché in una forma così apertamente fuori scala?

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Il significato dell’installazione affonda le radici nell’iwagumi, pratica tradizionale dell’estetica giapponese basata sulla disposizione asimmetrica delle rocce in relazione armonica con l’ambiente e con il mutare della luce. Eness ne propone una traduzione urbana e contemporanea: 19 massi monumentali in tessuto gonfiabile, alti fino a 14 metri, illuminati con cromie ispirate alle Dolomiti e animati da suoni naturali e composizioni musicali reattive alla presenza del pubblico. L’obiettivo è generare spaesamento, una frattura percettiva che costringa chi attraversa la piazza a rinegoziare il rapporto con lo spazio, la scala e l’idea stessa di natura. In questa chiave, Iwagumi-Dismisura diventa una riflessione sulla sproporzione tra l’essere umano e le forze naturali, e sulla fragilità delle nostre certezze urbane.

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È proprio questa frattura ad aver acceso la polemica. Per molti, l’opera appare indifferente al contesto, accusata di ridurre Piazza Maggiore a un contenitore scenografico e di ignorarne il peso storico e simbolico. Le critiche oscillano tra ironia e rifiuto netto, ma convergono su una domanda centrale: cosa resta oltre all’effetto wow e alla fotogenia da Instagram? Sul fronte opposto, i sostenitori rivendicano il diritto dell’arte pubblica a disturbare, a creare attrito e a non cercare consenso. Nel mezzo, una città divisa e costretta a prendere posizione. Ed è qui che Iwagumi-Dismisura smette di essere solo un’installazione e diventa un caso, aprendo un dibattito più ampio sul ruolo dell’arte contemporanea nello spazio pubblico.

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ph. courtesy enrico palman

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Scritto da Collater.al Contributors

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